IL METODO RANUCCI E LA PROVA DELLA VERITÀContro Nordio report annuncia una notizia non verificata e da verificare

IL METODO RANUCCI E LA PROVA DELLA VERITÀ

giornalisti, avete troppa sete e non sapete approfittare delle libertà che avete, avete ancora la libertà di pensare ma questo non lo fate, in cambio preferite la libertà di scrivere….e in questa Italia piena di sgomento come siete coraggiosi voi che vi buttate senza tremare un momento”, abbiamo pensato immediatamente alla celeberrima invettiva che Gaber fa contro il mondo intero nella sua “Io se fossi Dio” quando abbiamo sentito prima le dichiarazioni di Ranucci sul presunto scoop su Nordio e le successive richieste di scusa dallo stesso formulate per una notizia che “non era non verificata ma da verificare.”

Noi non sappiamo se Gaber avrebbe messo Ranucci nel girone dei giornalisti dannati per la loro tendenza a confondere il coraggio con la mancanza di pudore ma siamo certi che quello che è accaduto supera il confine del giornalismo di inchiesta per trasformarsi nel pettegolezzo fine a se stesso che lascia non pochi strascichi.

NON TUTTI SONO NORDIO

Quando Ranucci, ospite della trasmissione di Bianca Berlinguer, annunciava il prossimo scoop sulla presenza di Nordio in Uruguay, il Ministro ha avuto i mezzi, la possibilità e l’autorevolezza di intervenire e, quindi, di costringere il conduttore di Report a fare un passo indietro e spiegare che si trattava di una notizia tutta da verificare.

Ci sono, però, due macigni enormi su questo ragionamento.

Il primo vulnus è che Ranucci finge di dimenticare che un fatto non verificato non è una notizia.

Un giornalista ha il dovere di apprendere ogni fatti ma, poi, ha ancora di più la necessità di verificare l’attendibilità della fonte, trovare i riscontri ed, infine, di dare la notizia. Tutto questo Ranucci non lo ha fatto.

Non tutte le persone coinvolte nelle inchieste giornalistiche su notizie non verificate, però, hanno la forza e l’autorevolezza di un Ministro della Giustizia.

Se al posto di Nordio ci fosse stato il signor Mario Rossi probabilmente la notizia sarebbe stata data lo stesso magari con l’avvertenza che la fonte rigorosamente anonima non aveva, però, fornito le indicazioni sufficienti per i riscontri.

Una modalità piuttosto ipocrita che avrebbe per sempre lasciato gli schizzi di fango sulla persona coinvolta che, stante l’anonimato e la mancata verifica della fonte, non avrebbe neanche la possibilità di difendersi e di smentire.

IL CASO OSANNA

Nordio è un nome famoso.

Quello di Francesco Osanna non lo è. Non è più da tempo un militante politico, non svolge nessuna funzione pubblica.

Da giovane è stato un militante di Azione Giovani, organizzazione giovanile di AN che fu presieduta dall’attuale Presidente del Consiglio.

Tanto basta per diventare oggetto nella sua attività imprenditoriale di una inchiesta da parte di Report sui cantieri navali Vittoria.

Proprio ieri Francesco Osanna sul suo profilo facebook scrive «desidero chiarire con fermezza che non ho alcun processo per truffa e che quanto riportato è frutto di ricostruzioni errate e lesive della mia reputazione personale e professionale.

Per questo motivo. Visto che non faccio il Ministro e non mi chiamo Nordio e come qualunque cittadino italiano non ho la forza dimettermi contro a tale gioco delittuoso esercitato nei miei confronti tramite il mio avvocato Salvatore Sciullo ho già provveduto a formalizzare ogni opportuna azione legale a tutela dei miei diritti».

Nel posto è riprodotto il frontespizio di una nota inviata a Report. Noi non conosciamo direttamente Francesco Osanna, ci limitiamo a riportare quello che lo stesso mette nel suo profilo facebook sottolineando, proprio come fa la persona in questione, che lui (come qualsiasi altro cittadino) non ha la stessa forza di un ministro per difendersi dalle inchieste televisive.

QUAL E’ IL LIMITE?

La vicenda Nordio e l’inchiesta giornalistica annunciata su “una notizia da verificare e non verificata” è forse, per l’evidenza pubblica dei personaggi, per la risonanza mediatica degli stessi e per la notorietà del fatto presupposto legato alla grazia data alla Minetti il punto più evidente di un metodo di fare informazione.

La stampa ha il dovere di essere il cane da guardia del popolo contro il potere ma ha anche l’esigenza di costruire questo ruolo di guardiania sulla verità e non sulla strumentale inclinatura dei fatti alle ideologie. Nordio ha avuto la forza di difendersi.

Quante persone non hanno la forza e l’autorevolezza di un Ministro di Grazia e Giustizia? Quante persone devono subire gli schizzi di fango senza potersi tutelare in nessun modo? Soprattutto, quante volte Ranucci e gli altri costruttori di inchieste hanno pubblicato notizie ancora da verificare? “Calunniate, calunniate qualcosa resterà” diceva Bacone o forse prima di lui Plutarco. Certo non dovrebbe essere questo il ruolo della libera

Roberto Lamattina

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