È GIUSTO INFORMARE

CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: L’ANALISI INTEGRALE DELLA TELEFONATA DI SOCCORSO
Each and every word, pause and hesitation has meaning during a discourse. Don Rabon The Expected versus The Unexpected
Grazie alla casistica in tema di telefonate di soccorso sappiamo cosa aspettarci da chi chiama, per questo motivo il materiale d’analisi vero e proprio è ciò che risulta “inaspettato”.
Ci aspettiamo che chi chiama chieda aiuto per la vittima, che sia insistente e alterato. Ci aspettiamo che non attenda la fine della domanda dell’operatore per esplicitare una richiesta d’aiuto e anche che imprechi.
Non ci aspettiamo invece che chi chiama si perda in superflui convenevoli, che chieda aiuto per sé e che senta il bisogno di collocarsi dalla parte dei “buoni” ovvero dalla parte di coloro che vogliono il bene per la vittima.
Il 13 agosto 2007, alle ore 13.50.24 (durata 0.59 secondi) Alberto Stasi fece la seguente telefonata al servizio 118:
Operatore: 118
Stasi: Sì, mi serve un’ambulanza in via Giovanni Pascoli, a Garlasco.
Che cosa ci saremmo aspettati che dicesse? “La mia fidanzata Chiara è ferita, ha bisogno di aiuto” e anche che lo dicesse prima che l’operatore parlasse. Ed invece “Sì” è una inaspettata pausa per pensare a cosa dire e “mi serve un’ambulanza” è una richiesta a nome del chiamante mancante di ogni riferimento alla vittima.
O: A Garlasco?
S: Sì.
O: Via Giovanni Pascoli, al numero?
S: Eh, 29, la via senza uscita, la trova subito.
“Eh” è ancora un pausa per pensare. E’ inaspettato che Stasi dica “la trova subito”. Perché tenta di scaricare così l’operatore?
O: Come?
S: È la via senza uscita, mi sembra al 29, non ne sono sicuro.
E’ inaspettata questa mancanza di accuratezza. Se Stasi non si è accertato del numero civico prima di chiamare perché non se ne accerta adesso? Perché non si comporta in work in progress per favorire i soccorsi? Non ha urgenza che Chiara venga soccorsa?
O: Ma cosa succede?
S: Eh, credo abbiano ucciso una persona, non sono sicuro, forse è viva.
“Eh” è ancora un pausa per pensare a cosa dire. Il fatto che Stasi non introduca Chiara con il suo nome e titolo è inaspettato.
Viene poi da chiedersi il perché Stasi pensi ad un omicidio e non ad un incidente domestico. Infine il fatto che riferisca “credo abbiano ucciso una persona” non è certo un invito a far presto.
O: In che senso? Cosa è successo? Lei cosa vede?
S: Adesso sono andato dai carabinieri… c’è… c’è… c’è sangue dappertutto, lei è sdraiata per terra.
In questa risposta, ancora una volta, Stasi prende le distanze da Chiara con il “lei” e mostra di avere difficoltà nel rispondere, prende infatti tempo con pause e con la ripetizione del termine “c’é” per tre volte. Stasi è incapace di dire “sono entrato in casa e ho visto sangue dappertutto e poi ho visto la mia fidanzata Chiara a terra in fondo alle scale della cantina.”
O: In strada o in casa?
S: No, in casa.
Stasi non ha riferito con precisione all’operatore dove si trovi Chiara, solo su richiesta dello stesso egli afferma che la ragazza si trova in casa, una villetta a due piani con cantina e giardino, ma non si preoccupa di specificare che si trova in fondo alle scale della cantina. Non ha urgenza che Chiara venga ritrovata e che si faccia un disperato tentativo di soccorso? Perché non è accurato? E’ inaspettato che Stasi inviti i soccorritori ad una sorta di caccia al tesoro mentre potrebbe attenderli di fronte alla villetta e condurli personalmente da Chiara.
O: Sì, ma è una sua parente?
Durante tutta la telefonata l’operatore è a pesca di informazioni che ci saremmo aspettati Stasi gli desse spontaneamente.
S: No, è la mia fidanzata.
Solo in seguito alle domande dell’operatore del 118 Stasi definisce Chiara “la mia fidanzata”.
O: Quanti anni ha questa persona?
Si noti che l’operatore ripete la prima definizione che Stasi ha dato di Chiara “persona”.
S: 26.
O: Va bene adesso arriviamo. Le sembra al civico 29?
S: Comunque è la via senza uscita, sicuramente troverà anche i carabinieri.
O: Ma lei è in casa, adesso?
S: No, sono in caserma, sono appena arrivato, adesso gli dico cosa è successo.
Invece di tornare indietro per assicurarsi che l’ambulanza trovi immediatamente la casa dei Poggi, invece di accompagnare i sanitari da Chiara, Stasi si è recato alla caserma dei Carabinieri che dista circa 600 metri dalla villetta dei Poggi. E, quando si è aperto il cancello della caserma dei Carabinieri, Stasi ha mostrato di desiderare di chiudere la telefonata con il 118 per focalizzare su ciò che dovrà dire agli uomini dell’Arma che in quel momento sono sicuramente meno utili a Chiara dei soccorritori.
Preciso che “adesso gli dico cosa è successo” è frutto di una contaminazione, è stato infatti l’operatore a chiedere durante lo scambio “Ma cosa succede?” e “Cosa è successo?”, una riprova di come sia facile contaminare il linguaggio del proprio interlocutore.
O: Va bene, comunichiamo anche noi con i carabinieri, intanto mando a vedere un’ambulanza, va bene.
CONCLUSIONI
Il linguaggio è un riflesso della nostra percezione della realtà, questa telefonata di soccorso fa luce sullo stato del rapporto tra Alberto Stasi e Chiara Poggi al momento dei fatti, per Stasi la Poggi era semplicemente “una persona”.
Perché Stasi non si comportò in work in progress, ovvero come imponeva lo scambio con l’operatore del 118? Perché non si accertò del numero civico di casa Poggi e non attese l’ambulanza quantomeno di fronte a casa Poggi ma si recò dai carabinieri? Che utilità aveva per Chiara un colloquio di Stasi con i carabinieri in quel momento? Nessuna.
Stasi ha mostrato di aver avuto un copione da seguire in seguito alla “scoperta” del corpo, chiamare il 118 e andare dai carabinieri.
Infine, Stasi ha forse detto all’operatore di essere entrato in casa Poggi e di aver visto il corpo di Chiara in quell’occasione? No, non l’ha fatto, come non l’ha fatto quando ha parlato al telefono con l’avvocato Giarda riguardo alla tempistica.
LA TELEFONATA TRA ALBERTO STASI E L’AVVOCATO GIARDA
Di seguito l’intercettazione di una telefonata fatta dall’avvocato Giarda ad Alberto Stasi:
Stasi: Pronto?
Giarda: Sì, Alberto, sto vedendo questo programma qui.
Stasi: Sì.
Giarda: Ma eh sono giusti i riferimenti ee… dei minuti?
Stasi: Mmmm sì, sì, sono… eee se… sei minuti see… sul mio telefono sei minuti.
(Una risposta ricca di pause per pensare a cosa dire e ripetizioni.
I minuti di cui si parla sono quelli tra l’ultima chiamata a Chiara, 13.44 e l’arrivo di Stasi dai Carabinieri 13.50.29. Al secondo 29 dell’audio della telefonata di soccorso (13.50) si sentono infatti rumori riferibili alla caserma.)
Giarda: Da quando tu fai l’ultimo squillo a quando chiami la… la…
Stasi in sottofondo: Sì, purtroppo (?).
(Si noti il probabile “purtroppo”. Se l’avesse detto perché l’avrebbe detto? Se avesse detto la verità quel “purtroppo” stonerebbe.)
Giarda: la Croce Rossa passano solo sei minuti?
Stasi: Sì, sei minuti, ma io son stato in ca… cioè io… infatti loro dicevano “ma sicuramente sei rimasto di più in casa, sembra”, ma io sarò rimasto lì davvero pochi sec… saranno stati venti secondi, trenta, cioè ho… facevo i movimenti, li ho fatti tutti veloci. Appena… appena ho vista son scappato via… e ho chiamato… quando ero… ero in macchina. Cioè adesso poi le cognizioni sui tempi sono quelle che erano, compl… non mi ricordavo nemmeno il numero civico… della casa, cioè ero completamente, così, nel panico, non ho niente di inventato, come al solito, dico sempre la verità.
(Una risposta non convincente perché ricca di pause ed autocensure.
Si noti “ma io son stato in ca…”, Stasi non riesce a pronunciare la parola “casa” per intero.
Si noti “ma io sarò rimasto lì davvero”:
“sarò” invece di “sono”. “lì” dove? “davvero” è superfluo ed è un termine con il quale mostra di avere bisogno di convincere. Stasi mostra di non prendere possesso di ciò che dice, non è convincente proprio perché non è convinto neanche lui, è il “sarò” a confermarcelo.
Si noti “facevo i movimenti”. Sono parole sue, non frutto di una contaminazione. Perché parla di generici “movimenti”? Stasi, ancora una volta, non riesce a dire di essere entrato in casa Poggi in quell’occasione.
Si noti “Appena… appena ho vista son scappato via” che non equivale ad “Appena ho visto Chiara a terra sulle scale sono scappato via”.
Noi tutti parliamo in economia di parole, nel finale, invece di emettere poche convincenti parole, invece di dire “(io) ho detto la verità” o “questa è la verità” Stasi mostra di avere bisogno di convincere con il triplo delle parole e facendo riferimento ad un’abitudine “come al solito, dico sempre la verità”.
“non ho niente di inventato” che significa? Non solo “non ho niente di inventato” non equivale a “non ho inventato niente” ma non equivarrebbe comunque a “(io) ho detto la verità” perché coloro che dissimulano non si inventano niente eppure non raccontano tutta la verità.)
Giarda: Va bene.
CONCLUSIONI
Stasi non ha detto a Giarda di essere entrato in casa Poggi né di aver visto Chiara poco prima della telefonata al 118. Affermare il contrario è frutto di un’interpretazione e non della giusta lettura delle parole di Stasi. Io credo alle parole di Stasi, non entrò in casa Poggi in quell’occasione e non vide il corpo di Chiara.
CHE COSA È MANCATO NELLE PAROLE DI STASI?
La rabbia, le imprecazioni e le offese rivolte all’omicida, a cominciare dalla telefonata di soccorso.
Nella dedica sulla propria tesi, 8 mesi dopo l’omicidio, Alberto Stasi ha fatto scrivere: “A Chiara, che QUALCUNO ha voluto togliermi troppo presto”.
Intercettato in questura 4 giorni dopo l’omicidio Stasi ha detto: “Secondo me QUALCUNO è entrato lì dentro. Secondo me QUALCUNO è entrato e lei si è spaventata.”
Stasi, in almeno queste due occasioni, ha definito l’assassino di Chiara semplicemente un “qualcuno”, non “un assassino” o “un omicida” o “un essere disumano” o “un mostro”. Quel “qualcuno”, gender neutral, è un assassino che ha massacrato Chiara. La disposizione linguistica neutrale nei confronti dell’assassino è inaspettata da parte di un innocente di facto.
Lo stesso vale per il caso di Erba. Olindo Romano non ha mai emesso parole di condanna morale nei confronti degli autori del quadruplice omicidio, li ha invece elogiati pubblicamente definendoli ”professionisti”, eppure, se Olindo Romano e Rosa Bazzi fossero innocenti, proprio a loro dovrebbero la condanna all’ergastolo, vale lo stesso per Alberto Stasi.
LE S.I.T. DI STASI
Riguardo al contenuto delle s.i.t. di Alberto Stasi su questo punto non mi pronuncio perché non si può fare affidamento sulle trascrizioni, servirebbero dunque le registrazioni. Infatti, già nelle prime parole delle trascrizioni delle dichiarazioni rese da Stasi in qualità di persona informata sui fatti davanti al PM in data 17.8.2007 si leggono termini difficilmente ascrivibili a lui e che si ritrovano spesso nelle trascrizioni rielaborate: “Quindi MI SONO PORTATO a casa di Chiara con la mia Golf che ho parcheggiato davanti al cancello pedonale (…).”
#sapevatelo2026
