SUMUD FLOTILLAIl racconto dell’attivista di Bernalda Depalma

SUMUD FLOTILLA

È partito da Augusta il 26 aprile il viaggio della Global Sumud Flotilla, missione marittima a carattere umanitario diretta verso Gaza.

A bordo di una delle sessanta imbarcazioni c’è anche Dario Depalma, attivista di Bernalda, che racconta quanto accaduto tra la notte del 29 e 30 aprile, quando il convoglio ha subito un’intercettazione in mare aperto.

«Abbiamo deciso di puntare su Creta per evitare il maltempo previsto il primo maggio» spiega Depalma.

Sin dai primi giorni, tuttavia, la navigazione è stata accompagnata da segnali di controllo.

«Ci sono stati avvistamenti di droni di osservazione, soprattutto durante la notte» riferisce, descrivendo un clima crescente di tensione.

Il momento più critico si è verificato a circa cinquanta o sessanta miglia dalle acque territoriali greche. «Abbiamo visto fuochi a paracadute a luce rossa e segnali manuali dello stesso tipo.

Il coordinamento ci ha informato della presenza di una fregata, poi identificata come appartenente alle forze israeliane». Da quel momento la situazione è rapidamente degenerata.

«C’è stata un’interferenza sui canali Vhf, compreso quello internazionale per le emergenze, e non siamo riusciti a contattare la guardia costiera greca».

Poco dopo è scattato l’intercetto della nave madre e di un’unità a vela.

«Su molte imbarcazioni sono saliti a bordo i militari, sequestrando gli equipaggi e immobilizzandoli con fascette ai polsi, per poi trasferirli su una nave militare».

Sull’ultima imbarcazione, aggiunge, «hanno sabotato il motore lasciando l’equipaggio alla deriva. Se non fossimo intervenuti noi, quella barca sarebbe stata in grave difficoltà».

La sera del 30 aprile, sottolinea, «abbiamo ricevuto conferma che gli attivisti sono stati liberati a Creta».Depalma evidenzia anche il coinvolgimento personale.

«Conoscevo molti di quelli sequestrati: vederli e non poter fare nulla è stato davvero difficile». L’attivista ribadisce la natura della missione: «Il nostro è un obiettivo umanitario.

Trasportiamo aiuti come farina, riso e pasta. Non armi».

Infine il pensiero ai compagni coinvolti.

«Stiamo facendo il punto per il rientro, alcuni presentano ferite evidenti.

Per altri risultano accuse di collegamento al terrorismo». Poi conclude: «Io vado avanti anche per tutti loro».

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