CICALA ATTACCA LA SUA GIUNTA
Se accetta Cicala in Giunta Presidente, può accettare anche le nostre critiche», sono le parole ironiche che Piero Lacorazza inserisce nel suo intervento in sede di dichiarazione di voto.
Mille volte abbiamo criticato Lacorazza ma è chiaro che il senso di questa battuta, pur estrapolata dal contesto, da l’idea chiara del problema politico che si sta consumando all’interno della maggioranza dopo l’ennesima intemerata di Carmine Cicala.
Con quello tenuto durante l’ultimo Consiglio Regionale sono tre gli interventi in dissenso che Cicala ha fatto rispetto non solo a Bardi ma anche rispetto al gruppo di Fratelli d’Italia. Un numero di differenze che, in tutta onestà, non consente politicamente la continuazione della presenza di Cicala nella Giunta Regionale.
COERENTEMENTE AVREBBE DOVUTO DIMETTERSI LUI
Non si può dire che Carmine Cicala pecchi di mancanza di equilibrismi nel suo intervento.
Prova ripetutamente a dare un colpo al cerchio ed uno alla botte.
Racconta della mancanza di risorse in agricoltura, prova a dire che il Governo Regionale ha provato a venirgli incontro, azzarda una prospettiva verso il futuro parlando di necessità di andare avanti ma il suo intervento ricorda troppo da vicino quello di un consigliere di opposizione per consentire di fare finta di niente.
La coerenza avrebbe voluto che Cicala al termine del suo intervento si sarebbe dovuto dimettere. Non si può contemporaneamente rimanere a guidare il dipartimento Agricoltura e dire che mancano le risorse per onorare i debiti, rispettare la Legge e gli obblighi che scaturiscono dal funzionamento della macchina amministrativa.
Se si ritiene che mancano le risorse anche per l’ordinaria amministrazione del proprio Dipartimento ci si deve dimettere e lo si deve fare subito.
Come si può pensare di dirigere un assessorato se si ritiene di non essere in grado di farlo con le risorse assegnate? Ma, soprattutto, si può pensare di essere in Giunta se si parla della stessa come se fosse un corpo estraneo.
Cicala racconta del Bilancio e della sua approvazione in Giunta come se non ne facesse parte, come se esistesse un dialogo tra lui e il Governo Regionale dimenticando che lui di quel Governo Regionale ne fa parte.
TATARANNO PARLA DI PEPE
Governare non è soltanto bussare alle porte delle casse regionali e chiedere più soldi per il proprio assessorato.
Governare è anche cercare di trovare le risorse altrove, è anche la capacità di aumentare il budget del proprio dipartimento andando a bussare alle porte di altre istituzioni usando il proprio peso politico e la capacità di programmazione.
Tataranno nel suo intervento parla esplicitamente di Pasquale Pepe e, quasi in risposta a Cicala pur senza mai citarlo, dice che l’assessore alle infrastrutture più volte è riuscito a portare in Basilicata risorse nazionali e comunitarie.
Una capacità che il recriminante Cicala non ha avuto e a cui demerito va aggiunto che, al contrario, è stato responsabile della restituzione di quasi 25 milioni di euro arrivati dall’Europa che non è stato in grado di spendere.
UNA CLASSE DIRIGENTE DEGNA DI QUESTO NOME
Neanche Napoli, capogruppo di Fratelli d’Italia, parla esplicitamente di Cicala ma, nel suo intervento, facendo la differenza delle classi dirigenti nello stato di crisi spiega che in un momento di difficoltà economica, in una contingenza che riguarda tutto l’occidente e, quindi, anche la Basilicata la priorità era evitare il commissariamento della sanità, la tutela del diritto alla salute e di altri diritti essenziali. «Anche voi – dice Napoli parlando a nuora perché suocera intenda – in questo contesto avreste cercato prioritariamente di evitare di depotenziare la sanità.» «In Agricoltura – aggiunge il Capogruppo di Fratelli d’Italia smentendo l’assessore Cicala – le somme stanziate sono sufficienti per il funzionamento del Dipartimento.
Sicuramente sono meno di quelli richiesti dall’assessore ma anche Pepe e Mongiello hanno ricevuto meno di quello che hanno chiesto” specificando che “la coperta è corta e da qualche parte la si deve tirare». Fratelli d’Italia, quindi, sconfessa le lacrime di Cicala che da questa sera è ancora di più un assessore a titolo personale.
UNA CRISI CHE NON ESISTE
L’opposizione legittimamente utilizza le parole di Cicala, il suo dissenso rimarcato in Consiglio per evidenziare l’esistenza di una crisi all’interno della maggioranza.
La verità è che la crisi politica nella maggioranza non esiste. L’intero gruppo consiliare di Fratelli d’Italia in aula ha ribadito la condivisione del Bilancio approvato in Giunta con il voto contrario di Cicala.
La stessa cosa hanno fatto tutti i consiglieri regionali di maggioranza. L’unico dissenziente continua ad essere Cicala che appare un bambino capriccioso che scalpita, parla anche quando potrebbe evitare e abbandona i banchi della Giunta durante il dibattito politico.
Il dissenso di un singolo non è mai un fatto politicamente rilevante. Diventa mediaticamente importante perché quel singolo è componente della Giunta Regionale. Per risolvere il nodo e ricondurre Cicala nel ruolo bofonchiante che nella scorsa legislatura toccò a Vizziello basta escluderlo dalla Giunta Regionale.
BARDI BUON PADRE DI FAMIGLIA
Il Generale Bardi da buon padre di famiglia ha perdonato il primo errore di Cicala nel suo intervento in dissenso dal Presidente e dalla maggioranza sulle indennità differite, ha accettato le scuse via social fornite dallo stesso assessore insieme a Lollobrigida dopo il voto contrario in Giunta, questa volta richiamato in aula dalle opposizioni dopo l’intervento dell’assessore all’agricoltura si è detto pronto ad ulteriori riflessioni. Conosciamo l’infinita pazienza del Governatore ma francamente se Cicala non ha la dignità di dimettersi è il caso che venga destituito.
Diceva Andreotti che Dio nel dirci di porgere l’altra guancia si è assicurato che ne avessimo solo due
Massimo Dellapenna

