COMUNALI DEPOSITATE LE LISTE
Le liste sono state depositate appena 48 ore fa e già il quadro delle amministrative lucane restituisce un’immagine nitida, non priva di contraddizioni, dello stato di salute della politica regionale.
Non tanto per ciò che accadrà nei singoli comuni — dove, come sempre, prevarranno dinamiche personali, storie locali e rapporti consolidati — quanto per i segnali che, tra le pieghe delle candidature, emergono con forza. Il primo dato, difficilmente ignorabile, è la condizione di Fratelli d’Italia: un partito spaccato a livello regionale, attraversato da tensioni evidenti, ma che in provincia di Matera riesce a esprimere un numero significativo di candidature di genere.
Un segnale ambivalente.
Da un lato testimonia una vitalità organizzativa che, almeno sui territori, non sembra del tutto compromessa; dall’altro non cancella le crepe politiche che rischiano di riflettersi anche sul piano elettorale, soprattutto laddove le divisioni interne si intrecciano con competizioni civiche sempre più fluide.
E proprio la fluidità è la cifra dominante di questa tornata. Emblematico è il caso di Basilicata Casa Comune che in alcuni centri — Tursi e Francavilla in Sinni su tutti — finisce per sovrapporsi o dialogare con il centrodestra, generando un equivoco politico che rischia di confondere elettori e militanti.
L’idea di una “casa comune”, per sua natura inclusiva, si scontra con pratiche locali che la trasformano in un contenitore in- distinto, dove le appartenenze diventano secondarie rispetto alle convenienze. Altro tema è quello di Azione.
La mancata ricandidatura di tre sindaci — Scattone ad Acerenza, Gianni Pittella a Lauria e Salvatore Cosma a Tursi — pesa come un macigno.
Non si tratta solo di fisiologici ricambi, ma di segnali politici che raccontano un’oggettiva difficoltà.
Il caso di Acerenza, con Scattone sacrificato sull’altare di una probabile faida interna, è forse il più emblematico: tre liste civiche, schieramenti incrociati e una comunità politica disorientata. Sul fronte opposto, il Partito Democratico conferma una difficoltà ormai strutturale: l’incapacità di costruire un vero campo largo.
Non ci riesce nei contesti più complessi, ma sorprende che fallisca anche dove le condizioni sembravano favorevoli. Sant’Arcangelo è il caso simbolo: qui si fronteggiano figure chiaramente riconducibili al perimetro democratico, eppure incapaci di convergere su un nome autorevole come quello del già sottosegretario Vito De Filippo.
Una divisione che certifica, ancora una volta, la crisi di una leadership territoriale capace di sintesi e l’emblema di un partito commissariato che non riesce a trovare, né dentro né fuori di sé, la rotta giusta.
In questo scenario frammentato, Italia Viva, forte anche del risultato sorprendente delle provinciali, mantiene un trend positivo, con candidati in tutte le competizioni e, in alcuni casi, anche alla guida delle coalizioni.
Ma il dato più interessante è politico: l’asse tra Pittella e Polese, che si concretizza a Lauria e Moliterno, potrebbe rappresentare un segnale decisivo per il futuro della politica lucana. A Lauria, il sostegno congiunto al candidato Rossino, espressione di Forza Italia, segna una sintonia nuova, capace di ridisegnare gli equilibri regionali.
A Moliterno, la corsa solitaria di Rubino certifica una forza organizzativa che non ha bisogno di alleanze forzate.
Entrando nel dettaglio dei comuni, emerge un mosaico variegato.
A Castronuovo Sant’Andrea il sindaco uscente Bulfaro tenta la riconferma con il sostegno della maggioranza regionale, mentre a Corleto la sfida a tre incrocia esperienze civiche, centriste e meloniane, con l’incognita del peso delle tensioni regionali su figure vicine al governo lucano.
A Filiano potrebbe consumarsi una frattura significativa dentro la maggioranza, qualora Azione non considerasse autonome le scelte di suoi esponenti a sostegno del candidato contrapposto a quello del presidente Bardi; d’altronde, Filiano sta a Bardi come Lauria a Pittella.
A Francavilla in Sinni, invece, il confronto assume i con- torni di un derby familiare che fotografa perfettamente la commistione tra politica e relazioni personali: “Cupparo vs Cupparo” è uno degli imbarazzanti sceneggiati di cui il Sud dovrebbe iniziare a stancarsi.
Cersosimo e Sarconi chiudono il quadro della provincia di Potenza con sfide locali in cui rileva il rientro in campo dell’ex sindaco di Sarconi, Cesare Marte, nel tentativo di raccogliere l’eredità del compianto Giovanni Tempone.
Al netto di Tursi, i cui paradossi sono già stati citati, in provincia di Matera il quadro è meno rilevante sul piano politico generale, ma non privo di elementi di interesse.
Ad Accettura, Craco e Grottole si ripropongono dinamiche già viste, con il centrodestra e il centrosinistra a contendersi spazi in contesti ridotti ma simbolici.
Stesso scontro a Salandra, dove il re dell’economia circolare, Iula, sfida il sindaco uscente e rivale di sempre Soranno, appoggiando la candidata Zaccaro; anche qui, una donna. Resta, infine, una nota stonata che continua a ripetersi e che meriterebbe una riflessione più seria: il fenomeno delle liste di militari nei piccoli comuni.
Da Cersosimo a Craco, passando per Grottole e San Giorgio, si assiste ancora a candidature costruite più per ottenere congedi che per una reale partecipazione democratica.
Una pratica antipatica, che svilisce il senso stesso delle elezioni e rischia di trasformare momenti di confronto civico in meri adempimenti formali. In definitiva, queste amministrative non rappresentano solo un passaggio locale.
Sono uno specchio fedele di una Basilicata politica in transizione, dove le appartenenze tradizionali si sfaldano, le alleanze si reinventano e i partiti faticano a ritrovare una bussola.
Il voto dirà chi avrà interpretato meglio questa fase, ma una cosa è già chiara: il tempo delle certezze, se mai c’è stato, è finito da un pezzo.
Gustavo Limone

