CICALA E I NUMERI GONFIATI
Cento preferenze di differenza. Questo è il divario che separa Carmine Cicala da Maddalena Fazzari alle elezioni regionali.
Soltanto 100 preferenze che trasformano Carmine Cicala, non si sa bene perché, in un intoccabile per Fratelli d’Italia.
100 preferenze di differenza che consentono a Cicala di poter essere considerato un campione così alto da non poter essere messo in discussione da nessuno? Siamo sicuro ci sia soltanto questo nel rapporto su cui si fonda la difesa a spada tratta di Via della Scrofa dell’uomo che tutti vogliono sostituire?
UNA CADUTA LIBERA
È come se quelle cento preferenze di differenza fossero cristallizzate e costituissero un macigno sulla testa di qualsiasi equilibrio politico presente e futuro.
Eppure il successivo dato delle elezioni comunali di Viggiano ci parla di una vittoria di Amedeo di stretta misura contro un avversario di caratura molto inferiore.
Eppure il dato del referendum ci fornisce l’idea di una incapacità di aggregare quel consenso personale in voti per il Partito, in sostegno per le posizioni politiche.
Il referendum sulla giustizia era la grande battaglia politica di FDI e del Centrodestra che aveva visto la mobilitazione diretta anche di Giorgia Meloni, a Viggiano il NO alla riforma ha vinto con il 60%, un risultato che ha segnato chiaramente il distacco tra i fratelli Cicala e il loro popolo. Infine, a segno inequivocabile di una caduta libera, anche il risultato delle elezioni provinciali.
Intorno ad Antonio Vigilante si erano riuniti il senatore Rosa e i fratelli Cicala, talmente concentrati su di lui da portare a zero le preferenze di Rosita Gerardi. In quel caso, come tutti ricorderanno, l’ex vicesindaco di Potenza fu sonoramente sconfitto da un pressoché sconosciuto consigliere comunale di Venosa. Un risultato che segna plasticamente la distanza tra gli eletti di Fratelli d’Italia e l’assessore all’agricoltura con i primi che preferiscono sostenere uno sconosciuto rispetto ad un candidato di valore sostenuto da Carmine e Amedeo.
IL GRUPPO NON LO VUOLE
Cerchiamo di essere chiari e di uscire dalle dichiarazioni di facciata. Il gruppo consiliare in Regione non è più disposto a tollerare il dispotismo dell’assessore all’agricoltura.
Già prima del voto contro sul bilancio i consiglieri regionali di FDI si sono alzati e hanno lasciato l’aula mentre Cicala parlava di agricoltura e di crisi idrica.
Oggi i consiglieri di Fratelli d’Italia hanno mandato subito un comunicato di sostegno a Bardi dopo il voto contro di Cicala in Giunta ma oggi sono costretti a dire che l’assessore ha ragione e che non va destituito.
PEPE E PITTELLA: O LUI O NOI
Mentre si prepara il vertice romano sulla questione, Pasquale Pepe e Marcello Pitella hanno fatto chiaramente capire che la loro presenza in maggioranza è incompatibile con quella di Carmine Cicala.
Un segnale analogo è arrivato anche da Forza Italia e Azione. In pratica il sostegno dei vertici romani di FDI a Cicala rischia di spaccare il partito sul territorio, di lasciare un segno indelebile nei rapporti di coalizione e forse anche di far cadere il Governo Bardi.
Il tutto per la difesa di una persona che ha preso solo 100 preferenze in più della seconda e dal giorno dopo della sua elezione ha inanellato un numero sorprendente di sconfitte.
È una posizione che, onestamente, non riusciamo a capire.
Massimo Dellapenna

