BOLOGNETTI RACCONTA LA POLITICA DI DE MARIA
Un attacco frontale alla gestione amministrativa e alla narrazione politica degli ultimi anni, tra degrado urbano, accuse di autoreferenzialità e interrogativi su interventi pubblici e stato della democrazia.
Maurizio Bolognetti, segretario dei Radicali lucani, a Cronache non usa mezzi termini: analizza il rapporto tra politica e magistratura si sofferma sulla qualità dell’informazione in Italia e della partecipazione, denuncia incuria nel centro storico di Latronico, contesta scelte e priorità dell’amministrazione guidata da Fausto De Maria.
Partiamo dal referendum. Lei è stato in prima linea per il sì, anche con iniziative nonviolente per tutelare il diritto all’informazione: dopo il risultato ha dichiarato “non ha vinto il no, ha perso il Paese”. Che lettura dà oggi di quel voto e cosa dice dello stato della democrazia italiana?
E lo ribadisco: non ha perso la Meloni o il Governo, ha perso il Paese, hanno perso gli italiani che, bombar- dati da una campagna fatta di menzogne, hanno rinunciato ad introdurre un dato di civiltà giuridica che appartiene alle più consolidate liberal-democrazie del mondo. Restiamo a far compagnia all’Iran e alla Bulgaria anziché spostarci nel campo in cui tra gli altri troviamo la Francia, la Germania, il Regno Unito, ecc. ecc.
Hanno mentito quando raccontavano che l’intento della riforma era quello di mettere sotto controllo la magistratura, hanno mentito quando hanno parlato di attacco alla Costituzione. Rido per non piangere, ma ormai da fin troppo tempo è certa magistratura che vorrebbe dettare la sua agenda al Parlamento e ai Governi.
Non vengano a raccontarmi che in questo Paese non c’è una magistratura politicizzata e tracimante, che rappresenta un pericolo per tutti i cittadini che hanno a cuore la causa della giustizia.
Subito dopo il voto, senza un minimo di pudore e rispetto del ruolo, abbiamo assistito ai festeggiamenti di un folto gruppo di magistrati in servizio nella Procura della Repubblica di Napoli, che hanno ballato, stappato champagne e cantato “Bella Ciao”.
Subito dopo il voto, un magistrato ha chiesto 3 anni e mezzo di carcere per il direttore dell’Unità, Piero Sansonetti, che aveva osato por- re delle legittime domande al dr. Scarpinato.
Segnali di questo tipo si moltiplicano e dovrebbero indurci a riflettere. Restiamo, ahinoi, il Paese del “Caso Tortora”.
La nostra è da molto molto tempo una democrazia malata, come lo sono tutte le democra- zie occidentali, sempre più “Democrazie reali” che man mano precipitano verso l’oligarchia.
Il risultato del voto sulla riforma dell’Ordinamento giudiziario e quel che è emerso sul fronte infor- mazione/diritto alla conoscenza di certo non hanno migliorato la qualità della nostra democrazia.
Mi auguro che se riforma elettorale dovesse esserci, essa sia una riforma che ridia ai cittadini il diritto di scegliere. Insomma, stop all’indecente “Rosatellum” e a un Parlamento di nominati».
Ci spostiamo nella sua Latronico. Nei suoi ultimi interventi, sui social, ha denunciato con video e fotoreportage il degrado di alcuni vicoli del centro storico di Latronico, tra sporcizia, deiezioni canine e rifiuti abbandonati: che idea si è fatto della gestione del- l’amministrazione e cosa dovrebbe cambiare subito?
In 15 anni Fausto De Maria si è dedicato più che altro al culto della sua immagine, una continua, stucchevole e a volte esilarante autopromozione.
Cosa penserebbe la gente se sapesse che il sindaco di Latronico è arrivato a farsi fotografare abbracciato alla statua di Sant’Egidio, patrono di Latronico, manifestando, a mio avviso, una totale mancanza di rispetto nei confronti del Santo e di tutti i credenti al solo fine di rubare like?
Le varie amministrazioni che si son susseguite dal 2012 – tutte guidate dal sindaco in carica – hanno fatto emergere l’assoluta incapacità di prestare la dovuta e doverosa attenzione all’ordinaria amministrazione.
È inaccettabile – per esempio – che le vie del bellissimo Centro storico di Latronico, che in dialetto viene chiamato “Capadavutu”, non vengano curate come sarebbe doveroso.
L’amministrazione targata De Maria, probabilmente, deve aver dimenticato che tutto “Capadavutu” è interessato dal cosiddetto “Tour del centro storico”, un percorso di oltre cento stazioni.
Ebbene, in questi anni sono innumerevoli i casi che ho puntualmente segnalato, con spirito collaborativo e di servizio, inerenti la presenza di erbacce, rifiuti e ogni tipo di monnezza presenti a volte in prossimità delle sopracitate stazioni.
Cosa deve cambiare subito? “Suo Benessere” Fausto De Maria e la sua corte devono comprendere, dopo 15 anni, che l’ordinaria amministrazione è fondamentale.
Il sindaco di Latronico farebbe bene a farsi meno selfie e a battere le strade per parlare con la gente e per rendersi conto di persona dello stato dei luoghi e di come procedono i lavori riguardati siti che a chiacchiere vorrebbe valorizzare.
Quando parlo di condizioni dei luoghi intendo anche le condizioni igienico-sanitarie.
L’immaginifico primo cittadino, che sembra non avere nessuna connessione con i suoi uffici, dopo 15 anni di autopromozione e politica degli annunci, a mio avviso ha dimostrato di non essere all’altezza del ruolo. Son stati 15 anni in cui l’amministrazione De Maria ha prodotto molto fumo e pochissimo arrosto»
Lei si rivolge spesso al sindaco Fausto De Maria parlando di autopromozione e di incapacità amministrativa: quali sono, nel concreto, le responsabilità politiche che gli attribuisce e su quali atti chiede risposte precise?
«De Maria è l’archetipo del politico uomo di gomma. Al di là di ciò che riesce a veicolare sui social, i suoi tre mandati
sono stati contrassegnati dalla parola insuccesso. Latronico oggi è un paese più povero sotto tutti i punti di vista. C’è una comunità meno vitale di quanto non lo fosse 15 anni fa, egoismi, rapporti umani avvelenati da esponenti e fiancheggiatori dell’allegra brigata faustiana, che nel corso degli anni non hanno esitato a mentire, insultare, avvelenare i pozzi della civile convivenza.
Posso solo augurarmi che non si tratti di un declino inarrestabile.
Al di là delle risposte non ricevute su questioni che interessavano e interessa-no l’intera comunità, la mia risposta l’ho già avuta: il manifesto fallimento di “Suo Benessere”».
Ha criticato anche interventi come la ristrutturazione del Palazzo Ducale e dell’asilo, oltre al “benessere” più volte an-nunciato dall’amministrazione: dove vede la distanza tra narrazione politica e realtà dei fatti?
«C’è un assoluto scolla-mento tra narrazione e fatti, tra slogan e realtà.
All’amministrazione, al di là dei personali dubbi sui lavori di ristrutturazione e conservativi di Palazzo Ducale e annesso asilo, ho chiesto e chiedo di chiarirmi se sia stato applicato l’art. 12 della legge 42/2004, con particolare riferimento ai commi 1 e 2 che recitano quanto segue: «Comma 1 – Le cose indicate all’articolo 10, comma 1, che siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre settanta anni, sono sottoposte alle disposizioni della presente Parte fino a quando non sia stata effettuata la verifica di cui al comma 2; Comma 2 – I competenti organi del Ministero, d’ufficio o su richiesta formulata dai soggetti cui le cose appartengono e corredata dai relativi dati conoscitivi, verificano la sussistenza dell’interesse artistico, storico, archeo-logico o etnoantropologico nelle cose di cui al comma 1, sulla base di indirizzi di carattere generale stabiliti dal Ministero medesimo al fine di assi-curare uniformità di valutazione».
Di certo Palazzo Ducale o quel che ne resta è stato edificato ben più di 70 anni fa.
Nel caso in cui i responsabili dell’ufficio preposto dovessero aver ritenuto non necessaria l’applicazione del sopra citato articolo, vorrei che mi venisse spiegato con chiarezza il perchè.
Ciò di cui oggi l’amministrazione mena vanto, con tanto di cartello (nell’ambito del “Tour del Centro Storico”), non go-de di buona salute. Ecco, appunto, un esempio concreto di scollamento tra narrazione e realtà».

