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PAPA LEONE XIV: NELL’ATTUALE CRISI DEI RIFERIMENTI MORALI SI LEGITTIMA L’INACCETTABILE

Leone XIV incontra il mondo universitario nell’ateneo cattolico dell’Africa centrale a Yaoundé in Camerun. Né “ricchezza materiale” né “abbondanza di risorse naturali” misurano la “grandezza” di una nazione, afferma, individuando nel continente africano “il lato oscuro” delle devastazioni causate “dall’affannosa ricerca di materie prime e terre rare” per le tecnologie. Scienza e fede possono coesistere, aggiunge, ma la competenza non può essere scambiata per adattamento “alle logiche dominanti”
Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano
Il coraggio di varcare la soglia delle “cose nuove” non è mai innocente: porta con sé zone d’ombra che in Africa si fanno terra e carne, diventando “devastazioni ambientali e sociali” nella corsa spasmodica alle “materie prime e terre rare” che alimentano il mito del progresso tecnologico. Ma quando questo avanzare smette di essere promessa? Quando, silenziosamente, diventa sinonimo di una “libertà” che si assottiglia fino a scomparire? Nel momento in cui rifiuta le cose vecchie. Quei “punti di riferimento morali” che hanno orientato il cammino collettivo e tracciato confini etici, oggi troppo spesso annacquati in una superficialità asservita a “pratiche un tempo considerate inaccettabili”. Nel tardo pomeriggio del 17 aprile, a Yaoundé, nella luce pomeridiana che avvolge la capitale camerunense, Papa Leone XIV si rivolge al mondo universitario riunito nell’ateneo cattolico dell’Africa centrale, nel cuore del suo viaggio apostolico nel continente. Le sue parole si levano come un invito e un monito: dissolvere l’illusione di un conflitto tra scienza e fede, ma anche denunciare il rischio di una conoscenza che si consegna passivamente “alle logiche dominanti”

LEGGI IL DISCORSO INTEGRALE DI PAPA LEONE XIV
VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV IN ALGERIA, CAMERUN, ANGOLA E GUINEA EQUATORIALE (13-23 APRILE 2026)
INCONTRO CON IL MONDO UNIVERSITARIO
DISCORSO DEL SANTO PADRE
Università Cattolica dell’Africa Centrale (Yaoundé)
Venerdì, 17 aprile 2026

🔹
Signor Gran Cancelliere,
cari fratelli nell’Episcopato,
Signor Rettore,
illustri membri del corpo docente,
cari studenti,
distinte Autorità,
Signore e Signori!
È per me una grande gioia rivolgermi a voi in questa Università Cattolica dell’Africa Centrale, luogo di eccellenza per la ricerca, la trasmissione del sapere e la formazione di tanti giovani. Esprimo la mia gratitudine alle Autorità accademiche per la loro calorosa accoglienza e per il loro costante impegno al servizio dell’educazione. È motivo di speranza che questa istituzione, fondata nel 1989 dall’Associazione delle Conferenze Episcopali dell’Africa Centrale, sia un faro al servizio della Chiesa e dell’Africa, nella sua ricerca della verità e nella promozione della giustizia e della solidarietà.
Oggi più che mai è necessario che le Università, a maggior ragione gli Atenei cattolici, divengano vere e proprie comunità di vita e di ricerca, che introducano studenti e docenti a una fraternità nel sapere, «per fare esperienza comunitaria della gioia della Verità e per approfondirne il significato e le implicazioni pratiche. Ciò che il Vangelo e la dottrina della Chiesa sono chiamati oggi a promuovere, in generosa e aperta sinergia con tutte le istanze positive che fermentano la crescita della coscienza umana universale, è un’autentica cultura dell’incontro, una cultura anzi, possiamo ben dire, dell’incontro tra tutte le autentiche e vitali culture, grazie al reciproco scambio dei propri rispettivi doni nello spazio di luce dischiuso dall’amore di Dio per tutte le sue creature. Come ha sottolineato Papa Benedetto XVI, la verità è “logos” che crea “dia-logos” e quindi comunicazione e comunione»(Francesco, Cost. ap. Veritatis gaudium, 4b).
Difatti, mentre molti nel mondo sembrano perdere i propri punti di riferimento spirituali ed etici, trovandosi imprigionati nell’individualismo, nell’apparenza e nell’ipocrisia, l’Università è per eccellenza un luogo di amicizia, di cooperazione e insieme di interiorità e di riflessione. Alle sue origini, nel Medioevo, i suoi iniziatori le diedero come meta la Verità. Ancora oggi, docenti e studenti sono chiamati a proporsi come fine e, al tempo stesso, come stile di vita, la ricerca comune della verità, poiché, come ha scritto San John Henry Newman, «tutti i principi veri traboccano di Dio, tutti i fenomeni conducono a Lui» (S. J.H. Newman, L’idée d’université, Genève 2007, 97).
D’altra parte, quella che Newman chiamava “luce gentile”, ossia «la luce della fede, in quanto unita alla verità dell’amore, non è aliena al mondo materiale, perché l’amore si vive sempre in corpo e anima; la luce della fede è luce incarnata, che procede dalla vita luminosa di Gesù. Essa illumina anche la materia, confida nel suo ordine, conosce che in essa si apre un cammino di armonia e di comprensione sempre più ampio. Lo sguardo della scienza riceve così un beneficio dalla fede: questa invita lo scienziato a rimanere aperto alla realtà, in tutta la sua ricchezza inesauribile. La fede risveglia il senso critico, in quanto impedisce alla ricerca di essere soddisfatta nelle sue formule e la aiuta a capire che la natura è sempre più grande. Invitando alla meraviglia davanti al mistero del creato, la fede allarga gli orizzonti della ragione per illuminare meglio il mondo che si schiude agli studi della scienza»(Francesco, Lett. enc. Lumen fidei, 34).
Carissimi, l’Africa può contribuire in modo fondamentale ad allargare gli orizzonti troppo angusti di un’umanità che fatica a sperare. Nel vostro magnifico Continente la ricerca è particolarmente sfidata ad aprirsi a prospettive interdisciplinari, internazionali e interculturali. E oggi abbiamo urgente bisogno di pensare la fede all’interno degli scenari culturali e delle sfide attuali, così da farne emergere la bellezza e la credibilità nei differenti contesti, specialmente in quelli più segnati da ingiustizie, diseguaglianze, conflitti, degrado materiale e spirituale.
La grandezza di una Nazione non può essere valutata solo in base all’abbondanza delle sue risorse naturali e neppure per la ricchezza materiale delle sue istituzioni. Infatti, nessuna società può prosperare se non si fonda su coscienze rette, educate alla verità. In questo senso, il motto della vostra Università: «Al servizio della verità e della giustizia», vi ricorda che la coscienza umana, intesa come il santuario interiore ove uomini e donne si scoprono interpellati dalla voce di Dio, è il terreno su cui poggiare le fondamenta giuste e stabili per ogni società. Formare coscienze libere e santamente inquiete è condizione affinché la fede cristiana appaia come una proposta pienamente umana, capace di trasformare la vita dei singoli e della società, di innescare cambiamenti profetici rispetto ai drammi e alle povertà del nostro tempo e di incoraggiare una ricerca di Dio sempre ulteriore, mai sazia.
È infatti nella coscienza che si elabora il discernimento morale, con il quale liberamente cerchiamo quel che è vero e onesto. Quando la coscienza ha cura di essere illuminata e retta, diventa fonte di un agire coerente, orientato verso il bene, la giustizia e la pace.
Nelle società contemporanee, e quindi anche in Camerun, si osserva una erosionedei punti di riferimento morali che un tempo guidavano la vita collettiva. Ne deriva che oggi si tende ad approvare in modo superficiale alcune pratiche un tempo considerate inaccettabili. Questa dinamica si spiega in parte con i mutamenti sociali, i vincoli economici e le dinamiche politiche che influenzano i comportamenti individuali e collettivi. I cristiani, e in modo del tutto speciale i giovani cattolici africani, non devono avere paura delle “cose nuove”. In particolare, la vostra Università può formare pionieri di un nuovo umanesimo nel contesto della rivoluzione digitale, di cui il continente africano conosce bene non soltanto gli aspetti ammalianti, ma anche il lato oscuro delle devastazioni ambientali e sociali procurate dall’affannosa ricerca di materie prime e terre rare. Non guardate dall’altra parte: è un servizio alla verità e all’intera umanità. Senza questa fatica educativa, l’adattamento passivo alle logiche dominanti verrà scambiato per competenza, e la perdita di libertà per progresso.
Ciò vale tanto più in rapporto alla diffusione dei sistemi di intelligenza artificiale, che organizzano sempre più pervasivamente i nostri ambienti mentali e sociali. Come ogni grande trasformazione storica, anche questa richiede non solo competenze tecniche, ma una formazione umanistica capace di rendere visibili le logiche economiche, i pregiudizi incorporati e le forme di potere che modellano la percezione del reale. Negli ambienti digitali, strutturati per persuadere, l’interazione viene ottimizzata fino a rendere superfluo l’incontro reale, l’alterità delle persone in carne e ossa viene neutralizzata e la relazione ridotta a risposta funzionale. Carissimi, voi invece siete persone reali! Anche la creazione ha un corpo, un respiro, una vita da ascoltare e da custodire. «Geme e soffre» (cfr Rm 8,22) come ognuno di noi.
Quando la simulazione diventa norma, l’umana capacità di discernimento si atrofizza e i nostri legami sociali si chiudono in circuiti autoreferenziali che non ci espongono più al reale. Viviamo allora come dentro bolle impermeabili le une alle altre, ci sentiamo minacciati da chiunque sia diverso e ci disabituiamo all’incontro e al dialogo. Così dilagano polarizzazione, conflitti, paure, violenza. Non è in gioco un semplice rischio di errore, ma una trasformazione del rapporto stesso con la verità.
È proprio in quest’ambito che l’Università cattolica ha il dovere di assumere una responsabilità di primo piano. Non si limita, infatti, a trasmettere conoscenze specialistiche, ma forma menti capaci di discernimento e cuori disposti all’amore e al servizio. Prepara soprattutto i futuri dirigenti, i funzionari pubblici, i professionisti e gli altri futuri attori sociali a svolgere con rettitudine gli incarichi che saranno loro affidati, a esercitare le loro responsabilità con probità, a inserire la loro azione in un’etica al servizio del bene comune.
Cari figli e figlie del Camerun, cari studenti, di fronte allacomprensibiletendenza migratoria, che può indurre a credere che altrove si possa trovare facilmente un futuro migliore, vi invito anzitutto a rispondere con un ardente desiderio di servire il vostro Paese e di volgere a beneficio dei vostri concittadini le conoscenze che state acquisendo qui. Ecco la ragion d’essere della vostra Università, fondata trentacinque anni fa per formare i pastori d’anime e i laici impegnati nella società: sono questi i testimoni di saggezza e di equità dei quali il continente africano ha bisogno.
A proposito, vorrei ricordare un’espressione di San Giovanni Paolo II: l’Università cattolica è «nata dal cuore della Chiesa» (S. Giovanni Paolo II, Cost. ap. Ex corde Ecclesiae, 1) e partecipa alla sua missione di annunciare la verità che libera. Questa affermazione rimanda anzitutto a un’esigenza intellettuale e spirituale: ricercare la verità in tutte le sue dimensioni, con la convinzione che fede e ragione non si oppongono ma si sostengono a vicenda. Inoltre, richiama il fatto che docenti e studenti dell’Università sono coinvolti nel compito della Chiesa di «annunciare la buona novella di Cristo a tutti, dialogando con le diverse scienze al servizio di una comprensione sempre più profonda e di un’attuazione della verità nella vita personale e sociale» (Francesco, Cost.. ap, Veritatis gaudium, 5).
Di fronte alle sfide del nostro tempo, l’Università cattolica occupa un posto unico e insostituibile. Ripensiamo in proposito ai pionieri di questa Istituzione, che hanno posto le fondamenta su cui voi costruite oggi, uno per tutti, ricordo il Reverendo Barthélemy Nyom, Rettore per quasi tutti gli anni Novanta. Sul loro esempio, siate sempre ben consapevoli del fatto che, insieme alla trasmissione del sapere e all’abilitazione delle competenze professionali, questa Universitàmira a contribuire alla formazione integrale della persona umana. L’accompagnamento spirituale e umano costituisce una dimensione essenziale dell’identità dell’Università cattolica. Attraverso la formazione spirituale, le iniziative della pastorale universitaria e i momenti di riflessione, gli studenti sono invitati ad approfondire la loro vita interiore e a orientare il loro impegno nella società alla luce di valori autentici e solidi. In questo modo, cari studenti, imparate a diventare costruttori del futuro dei vostri rispettivi Paesi e di un mondo più giusto e più umano.
Cari docenti, il vostro ruolo è centrale. Perciò vi incoraggio a incarnare i valori che desiderate trasmettere, anzitutto la giustizia e l’equità, l’integrità, il senso del servizio e della responsabilità. L’Africa e il mondo hanno bisogno di persone che si impegnino a vivere secondo il Vangelo e a mettere le loro competenze al servizio del bene comune. Non tradite questo nobile ideale! Oltre che guide intellettuali, siate modelli il cui rigore scientifico e la cui personale onestà educhino la coscienza dei vostri studenti. L’Africa ha infatti bisogno di essere liberata dalla piaga della corruzione. E per un giovane tale consapevolezza deve consolidarsi fin dagli anni della formazione, grazie al rigore morale, al disinteresse e alla coerenza di vita dei propri educatori e insegnanti. Giorno dopo giorno, ponete le fondamenta indispensabili per la costruzione di una coerente identità morale e intellettuale. Testimoniando la verità, specialmente davanti alle illusioni dell’ideologia e delle mode, create un ambiente in cui l’eccellenza accademica si unisce naturalmente alla rettitudine umana.
Signore e Signori, la virtù principale che deve animare la comunità universitaria è l’umiltà. Qualunque sia il nostro ruolo e la nostra età, dobbiamo sempre ricordare che siamo tutti discepoli, cioè compagni di studio con un unico Maestro, che ha tanto amato il mondo da dare la sua vita. Vi ringrazio e di cuore vi benedico!
Copyright © Dicastero per la Comunicazione – Libreria Editrice Vaticana

LA SANTA SEDE

https://youtu.be/aoEhRewVO_0?si=ekAODf35jgxVfgDW
“Comunità di vita e di ricerca”
Sono i giovani africani, circa 8mila, quelli su cui il Pontefice fa affidamento per liberare il continente “dalla piaga della corruzione” — un’affermazione che nel suo discorso scatenerà un boato da parte dei presenti — ad accoglierlo ancor prima che varchi il cortile del campus. A Yaoundé le strade ribollono: marciapiedi gremiti, saracinesche abbassate, la città che si sbraccia, si protende, come a voler trattenere il tempo e dilatare quell’istante in cui Leone scivola tra la folla, salutando dall’auto che lo conduce all’università.
Prima di giungervi, tuttavia, c’è tempo per un pit-stop: l’inaugurazione di una statua dedicata a sant’Agostino, incastonato all’interno del continente africano. Arrivato nell’ateneo, ad attendere il vescovo di Roma non c’è soltanto il magnifico rettore dell’ateneo, Thomas Bienvenu Tchoungui, e l’arcivescovo della capitale camerunense, monsignor Jean Mbarga, ma un’esplosione di gioia colorata che si leva in canto e danza. Precede, accompagna e prolunga il suo arrivo, come se i confini dell’evento non bastassero a contenerla. Sul verde della collinetta che domina il cortile, i giovani si addensano in un’immagine che richiama i grandi festival musicali.
Il Papa si dirige quindi nell’atrio dell’ateneo, fondato nel 1989 sotto l’egida della Santa Sede dall’Associazione delle Conferenze Episcopali dell’Africa Centrale. Un “faro”, lo definisce il Pontefice, al servizio dell’intero continente e della Chiesa.
Oggi più che mai è necessario che le università, a maggior ragione gli atenei cattolici, divengano vere e proprie comunità di vita e di ricerca, che introducano studenti e docenti a una fraternità nel sapere.
“Logos che crea dia-logos”
La ricerca della verità attraverso lo studio, secondo il Papa, è una gioiosa “esperienza comunitaria” ed è ciò che la dottrina della Chiesa è chiamata a promuovere, “in generosa e aperta sinergia con tutte le istanze positive che fermentano la crescita della coscienza umana universale”. Una “cultura dell’incontro tra tutte le autentiche e vitali culture”, in cui la verità è “logos che crea dia-logos e quindi comunicazione e comunione”, come affermava Papa Francesco, citando Benedetto XVI, nella Costituzione apostolica sulle università e le facoltà ecclesiastiche Veritatis gaudium.
Difatti, mentre molti nel mondo sembrano perdere i propri punti di riferimento spirituali ed etici, trovandosi imprigionati nell’individualismo, nell’apparenza e nell’ipocrisia, l’università è per eccellenza un luogo di amicizia, di cooperazione e insieme di interiorità e di riflessione.
“Lo sguardo della scienza riceve beneficio dalla fede”
“Tutti i principi veri traboccano di Dio”, affermava san John Henry Newman. Il Pontefice parte da questo presupposto — dalla “luce gentile” della fede, mai aliena al mondo materiale, perché “l’amore si vive in corpo e anima” — per illustrare la sinergia tra scienza e spiritualità.
Essa illumina anche la materia, confida nel suo ordine, conosce che in essa si apre un cammino di armonia e di comprensione sempre più ampio. Lo sguardo della scienza riceve così un beneficio dalla fede: questa invita lo scienziato a rimanere aperto alla realtà, in tutta la sua ricchezza inesauribile.
La fede, aggiunge Leone XIV, “risveglia il senso critico”, perché impedisce alla ricerca di “essere soddisfatta nelle sue formule”, invitando allo stupore davanti alla realtà e allargando “gli orizzonti della ragione”, come ricordava nuovamente Papa Francesco nella Lettera enciclica Lumen fidei.
“Bellezza e credibilità” della fede
Per un’umanità “che fatica a sperare”, l’Africa può rappresentare un orizzonte di ricerca, secondo il Pontefice, aperto a “prospettive interdisciplinari, internazionali e interculturali”, capace di inquadrare la fede dentro gli scenari e le sfide dell’oggi, facendone emergere “la bellezza e la credibilità” nei diversi contesti, specialmente in quelli più segnati da ingiustizie, diseguaglianze, conflitti e degrado materiale e spirituale.
“Trasformare la vita”
La grandezza di una Nazione non può essere valutata solo in base all’abbondanza delle sue risorse naturali e neppure per la ricchezza materiale delle sue istituzioni.
Un’affermazione che il Papa motiva specificando che una società non prospera, se non si fonda su “coscienze rette, educate alla verità”.
Formare coscienze libere e santamente inquiete è condizione affinché la fede cristiana appaia come una proposta pienamente umana, capace di trasformare la vita dei singoli e della società, di innescare cambiamenti profetici rispetto ai drammi e alle povertà del nostro tempo e di incoraggiare una ricerca di Dio sempre ulteriore, mai sazia.
Il Pontefice insiste sull’interiorità come luogo dell’elaborazione del discernimento morale, attraverso il quale si ricercano verità e onestà, agendo con coerenza e orientamento al bene, in favore di giustizia e pace.
“Erosione dei punti di riferimento morali”
Nelle società contemporanee, e quindi anche in Camerun, si osserva una erosione dei punti di riferimento morali che un tempo guidavano la vita collettiva. Ne deriva che oggi si tende ad approvare in modo superficiale alcune pratiche un tempo considerate inaccettabili.
Così, invece, Leone XIV invita a leggere i mutamenti sociali, i vincoli economici e le dinamiche politiche che incidono sui comportamenti individuali e collettivi.
“Non guardate dall’altra parte”
I cristiani non devono avere paura delle “cose nuove”, ma, anche attraverso gli atenei, formarsi come “pionieri di un nuovo umanesimo nel contesto della rivoluzione digitale”. Un ambito di cui il continente africano conosce soprattutto il “lato oscuro”, più che gli “aspetti ammalianti”, in particolare le devastazioni ambientali e sociali causate “dall’affannosa ricerca di materie prime e terre rare”.
Non guardate dall’altra parte: è un servizio alla verità e all’intera umanità. Senza questa fatica educativa, l’adattamento passivo alle logiche dominanti verrà scambiato per competenza, e la perdita di libertà per progresso.
“Siete persone reali!”
Parlando di evoluzione tecnologica, il Pontefice affronta anche il tema dell’intelligenza artificiale, che, al pari di “ogni grande trasformazione storica”, richiede competenze non solo tecniche, ma capaci di rendere visibili “le logiche economiche, i pregiudizi incorporati e le forme di potere che modellano la percezione del reale”. Egli denuncia inoltre la distorsione propria degli ambienti digitali, “strutturati per persuadere”, che ottimizzano le interazioni fino a banalizzare l’incontro, neutralizzare la persona e ridurre la relazione a una “risposta funzionale”.
Carissimi, voi invece siete persone reali! Anche la creazione ha un corpo, un respiro, una vita da ascoltare e da custodire. Geme e soffre come ognuno di noi.
“Non è in gioco un semplice rischio di errore”
Si smette di percepire la realtà quando “la simulazione diventa norma”, osserva ancora Leone XIV, atrofizzando la capacità di discernimento e rinchiudendo i legami sociali in “circuiti autoreferenziali”, in “bolle impermeabili” che alimentano il timore del diverso e fanno dilagare polarizzazione, conflitti e violenza.
Non è in gioco un semplice rischio di errore, ma una trasformazione del rapporto stesso con la verità.
In questo ambito essenziale, l’università cattolica è chiamata ad assumere un ruolo di primo piano: non limitarsi a trasmettere conoscenze, ma preparare “i futuri attori sociali” a svolgere con rettitudine i loro incarichi, servendo il bene comune.
“Fede e ragione non si oppongono”
Il Pontefice si rivolge poi direttamente ai giovani camerunensi, tentati, di fronte alla “comprensibile spinta migratoria”, di credere che il meglio sia altrove.
Vi invito anzitutto a rispondere con un ardente desiderio di servire il vostro Paese e di volgere a beneficio dei vostri concittadini le conoscenze che state acquisendo qui.
Proprio in quelle università cattoliche che, come affermava san Giovanni Paolo II nella Costituzione apostolica Ex corde Ecclesiae, “sono nate dal cuore della Chiesa” e partecipano alla sua missione, si radica quella che Leone XIV definisce un’“esigenza intellettuale e spirituale”: la ricerca della verità in tutte le sue dimensioni, nella convinzione che “fede e ragione non si oppongono, ma si sostengono a vicenda”.
“L’eccellenza accademica si unisce naturalmente alla rettitudine umana”
Ricordando l’esempio del reverendo Barthélemy Nyom, tra i pionieri dell’università cattolica e rettore per gran parte degli anni Novanta, il Pontefice esorta i docenti a incarnare i valori che trasmettono: giustizia, equità, integrità, senso del servizio e responsabilità. Li invita a essere “modelli” capaci di formare e consolidare le coscienze degli studenti.
Testimoniando la verità, specialmente davanti alle illusioni dell’ideologia e delle mode, create un ambiente in cui l’eccellenza accademica si unisce naturalmente alla rettitudine umana.
Un centro ospedaliero intitolato a Leone XIV
“La virtù principale che deve animare la comunità universitaria è l’umiltà”, così conclude il suo discorso Papa Leone, che recita poi il Padre Nostro, sempre in lingua francese, con i presenti. Le sue parole sono precedute dal benvenuto del magnifico rettore, che indica la presenza del Pontefice come un incoraggiamento a perseguire la missione di “eccellenza accademica” dell’università. Ad oggi, essa conta circa 8mila studenti, parte di quella “gioventù dinamica” chiamata ad aiutare l’Africa a risollevarsi dalle “importanti sfide di sicurezza, sociali ed economiche”. Bienvenu Tchoungui annuncia inoltre che il centro ospedaliero universitario attualmente in costruzione, sarà intitolato proprio a Leone XIV, in ricordo della sua visita. “Intende essere un luogo di eccellenza scientifica, accessibile alle nostre popolazioni, dove la competenza medica si unirà all’etica delle cure e al rispetto incondizionato della vita.
Le testimonianze portate al Papa
Intervallati da alcuni canti, seguono poi diversi interventi, ascoltati dal Papa. Il primo è quello del reverendo abate Louis-Claude Mbarga, magnifico rettore dell’Istituto Universitario Cattolico Santa Teresa di Yaoundé, che presenta la Piattaforma delle Università e degli Istituti Cattolici del Camerun, di cui è coordinatore e di cui, sottolinea, beneficia tutta la regione centrale del continente per la formazione di una società, riprendendo un’espressione utilizzata più volte da Leone “disarmata e disarmante”. Prende quindi la parola una rappresentante degli studenti, che ricorda come l’istruzione sia “un privilegio, ma anche una responsabilità”, sottolineando la gratitudine di molti giovani verso i genitori che, attraverso “sforzi immensi, talvolta al costo di grandi privazioni”, permettono loro di studiare. “Auspichiamo un maggiore sostegno ai sistemi di borse di studio, affinché la mancanza di mezzi non sia mai un ostacolo alla vocazione intellettuale e professionale” è la speranza della giovane, accolta con un boato dai presenti.
Infine, interviene uno studente di lingua spagnola, che condivide con Leone XIV alcune preoccupazioni poi riprese nel discorso del Papa, tra cui le “nuove sfide della criminalità informatica” e la “tentazione migratoria“
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