NARCOTRAFFICO NEL VULTURE ASCOLTATO IL TESTE PATRASCU
Il reato contestato dagli inquirenti è quello di estorsione a fini di droga.
I fatti si sono verificati a Melfi nel mese di agosto del 2019, le indagini sono state condotte dai Carabinieri e dal Ros di Potenza, il processo è iniziato nel settembre del 2022 con gli arresti, successivamente si è svolta l’udienza preliminare e poi ha avuto inizio il processo.
Ieri mattina nell’aula Mario Pagano del Tribunale di Potenza si è tenuta l’udienza nell’ambito del filone d’inchiesta che vede coinvolte quindici persone, undici in arresto e quattro ancora detenute in carcere per l’operazione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti nel Vulture Melfese.
I protagonisti di questa inchiesta sono i fratelli Antonio e Lorenzo Delli Gatti, già operante nel sodalizio di Melfi e Alessandro Cassotta già condannato per mafia in via definitiva.
A capo del clan c’erano due uomini Ardit Ismail, rappresentato ieri dal legale Sergio Lapenna e Enrico Caputo.
Alessandro Cassotta è stato rappresentato ieri mattina nel Palazzo di Giustizia di Potenza dai legali Michele Mastromartino e Mariano Scapicchio.
L’approvvigionamento di droga alla base dell’inchiesta, depositi per lo stoccaggio delle sostanze stupefacenti e altro ancora.
Le sostanze stupefacenti venivano poi trasportate in alcuni centri limitrofi e nella vicina Puglia.
Ebbene ieri mattina ha avuto luogo un nuovo round dell’udienza che ha visto la testimonianza del teste romeno Viktor George Patrascu, accompagnato in aula dalla madre Mirela Zakaria.
Nelle due fasi dell’udienza, l’esame e il contro esame svoltosi a due ore di distanza l’uno dall’altro, Patrascu costretto ad uscire dall’aula per non avere contatti con i presenti ha parlato della sua presenza a Melfi, della sua vita vissuta in terra melfitana.
Patrascu ha detto di vivere a Melfi con la madre, prima di trasferirsi in Olanda e Germania e di non aver mai percepito sussidi statali come il reddito di cittadinanza.
Nella sua testimonianza Patrascu ha affermato di non aver mai conosciuto Cassotta nè tanto meno i componenti del clan del Vulture Melfese.
Nel corso della seconda parte dell’udienza, il Pubblico Ministero Marco Marano ha fatto ascoltare al Patrascu alcune conversazioni con la voce appunto del testimone che ha continuato a negare presunti contatti con i componenti della band melfitana e di non aver parlato con gli inquirenti nonostante alcune minacce ricevute nel corso del periodo oggetto delle indagini.
Patrascu ha affermato di non aver mai concesso la sua carta di credito ai malviventi che sarebbe stata tenuta a casa dalla madre. Il Pubblico Ministero ha chiesto al Giudice di sottoporre l’imputato all’accusa di falsa testimonianza in aula poi respinta dal legale di Cassotta, Patrascu ha anche sostenuto di non conoscere la residenza di Alessandro Cassotta a Melfi sita nel quartiere Valleverde.
Prossima udienza di questo processo il 25 giugno e in quella data verranno ascoltati altri testimoni di questa vicenda che lascia ancora con il fiato sospeso i centri del VultureMelfese.
Francesco Menonna

