C’era un tempo in cui la Basilicata viveva una specie d’età dell’oro e pur dentro un Mezzogiorno disastrato era considerata un laboratorio d’innovazione e di buone pratiche a cui guardare con merito e perfino sana invidia.
Ora a distanza d’anni e dopo la presa patriottica del centrodestra c’è da chiedersi cosa sia rimasto di quella formidabile spinta comunitaria di passione e di riformismo in cui la politica sapeva esercitare il suo compito con il massimo dell’onore ed il minimo degli interessi di bottega ed invece manco a dirlo è successo davvero l’indicibile e la povera Basilicata da prima della classe meridionale s’è trovata addirittura ultima d’Italia.
Dal PIL infelice al peggior export nazionale, dal disavanzo sanitario al salasso sulla benzina, dal 54,1% d’abusivismo edilizio alla fuga biblica dei giovani, dal calo demografico più marcato al reddito plafonato delle famiglie e finanche al triste primato d’essere i più depressi del bel Paese sono le prove amare di quello che ci ha regalato la regia napoletana del governatore e dei soci di giunta, manco fosse una vera e propria sfiga patriottica.
Cantano gli Huga Flame:“È una sfiga ragazzi, una sfiga…”
