«RAFFORZARE LE GRANDI FORZE ECONOMICHE»
Ritorna “Oltre il giardino”, il programma di Cronache TV condotto dal giornalista Paride Leporace.
Ospite in studio Francesco D’Alema, designato alla presidenza di Confindustria Basilicata con un ampio consenso.
L’incarico, della durata di quattro anni, arriva in una fase complessa segnata da crisi economiche ed energetiche.
«Mi riempie il cuore di tanta grande soddisfazione», afferma, sottolineando come la fiducia ricevuta comporti «una grande aspettativa» sul lavoro futuro.
La squadra sarà presentata a inizio maggio e rappresenterà i principali comparti produttivi regionali.
Il passaggio ufficiale avverrà il 26 giugno, quando D’Alema illustrerà la sua visione: «rafforzare le grandi forze economiche».
Sul rapporto con la politica D’Alema chiarisce: «Non ci appassiona uno schieramento rispetto all’altro», ma l’obiettivo è dialogare sui temi concreti dell’impresa. Difesa netta anche degli incentivi industriali: «Non potevamo assolutamente permettere alle nostre aziende di perdere uno strumento come Industria 5.0» ha sottolineato.
Tra le priorità, tre direttrici: «posizionamento, semplificazione e racconto».
Occorre valorizzare settori come aerospazio, agroindustria e manifattura, affrontando la transizione industriale: «Il tema oggi deve essere quello della riconversione» spiega D’Alema.
Sull’energia invita al pragmatismo: «Dobbiamo farci un bagno di realismo», sostenendo sia oil & gas sia rinnovabili in un mix equilibrato.
«Dobbiamo posizionarci in maniera chiara su quelle che sono le dirittrici di sviluppo di questo territorio.
Poi semplificazione, qui vengo al tema ovviamente oil and gas, al tema industriale che è legato alla transizione.
È chiaro, noi dobbiamo farci un bagno di realismo e dobbiamo renderci conto che le concessioni minerarie, prima in Val d’Agri e poi a Tempa Rossa, hanno necessità di essere coltivate».
Allo stesso tempo è necessario contrastare spopolamento e calo demografico industriale, puntando su «attrazione di nuovi investimenti.
In 25 anni abbiamo perso 71 mila abitanti» e senza interventi «nel 2050 ci gireremo e non troveremo più nessuno». Per questo serve un cambio di mentalità condiviso tra imprese, politica e sindacati.
Sul PNRR riconosce l’impatto positivo ma evidenzia limiti: «Si è anche sprecato», proponendo di destinare le risorse non utilizzate a investimenti più rapidi, anche industriali. Il suo obiettivo finale è chiaro: «Il mio sogno nel cassetto è quello di vedere tanti giovani che come me sono andati via dalla Basilicata e hanno trovato un buon motivo per ritornare qui. I
o ho avuto la fortuna di studiare fuori, di lavorare anche all’estero, poi per una serie di combinazioni sono stato onorato di tornare in Basilicata e oggi ho messo qui su famiglia, ho aperto le mie aziende, gestisco aziende di famiglia e vedo tanta bellezza nella Basilicata».
Il programma prosegue con la violoncellista Giovanna D’Amato che interviene nel dibattito sul trasferimento degli uffici comunali nel Teatro Francesco Stabile, ridimensionando le polemiche.
«Non è una questione di essere favorevoli o sfavorevoli», afferma, definendo la scelta «abbastanza naturale» e già vista in passato. Per lei non si tratta di un’ingerenza politica, ma di «un modo per accorciare la distanza» tra istituzioni e operatori culturali, oltre che un piccolo passo verso la rivitalizzazione del centro storico.
Dal punto di vista pratico esclude problemi per le attività artistiche: «Gli spazi sono assolutamente circoscritti, il teatro non è assolutamente invaso».
Anzi, la presenza degli uffici può semplificare l’organizzazione. Guardando al futuro, indica una priorità chiara: trasformare lo Stabile in teatro di tradizione, seguendo esempi come Teatro Verdi.
«L’importante è avere un marchio», spiega, capace di mettere in rete gli spazi cittadini e attrarre risorse. Fondamentale anche la riapertura dell’auditorium del conservatorio: «Una delle sale più belle d’Europa non può rimanere chiusa».
D’Amato sottolinea la vivacità culturale locale: «La città è molto pronta», ma segnala la necessità di coordinare meglio le iniziative per evitare sovrapposizioni.
Nel suo nuovo ruolo nell’osservatorio dello spettacolo, questo sarà uno dei temi centrali. Sul fronte or- ganizzativo, valuta positivamente l’ipotesi di una fondazione, purché sostenuta da risorse adeguate: «Dovrebbe servire a intercettare fondi fuori regione».
La produzione culturale, dalla musica alla lirica, è possibile: «Abbiamo due orchestre e due conservatori attivi».
Rievocando l’esperienza di Ateneo Musica Basilicata, ricorda i grandi artisti ospitati, tra cui Claudio Abbado, e il calo recente di pubblico, dovuto a fattori come pandemia, maggiore offerta e spopolamento.
Proprio su questo lancia un appello: «Il tema è che altri figli non vengono». Servono politiche attrattive, dagli hub tecnologici alla ricerca universitaria. Anche Matera rappresenta un modello, ma «deve condividere questi traguardi con la regione». In chiusura invita a superare le polemiche: «Non ci devono essere polemiche, ma un dibattito sano e serio».
«Il teatro -conclude- è di tutti e deve diventare un motore culturale ed economico per il territorio».
E sul filone dello spopolamento, tema toccato dai precedenti ospiti, interviene infine Nunzio Lionetti, presidente dell’associazione L’Umana Dimora, il quale spiega come le dimore rurali possano essere viste come leva per contrastare lo spopolamento in Basilicata. L’associazione, spiega, è «l’unica che difende le dimore rurali con un approccio che unisce ricerca, tutela e sviluppo.
Le dimore rurali comprendono case di campagna, masserie e piccoli insediamenti agricoli diffusi sul territorio.
Lo scopo è proprio quello di riprendere il significato originario delle dimore rurali e di farne un’oc- casione per il futuro», anche grazie a strumenti come smart working e nuove tecnologie. Non solo turismo, quindi, ma nuovi modelli di vita e lavoro.
Lionetti collega il tema allo spopolamento: «Le dimore rurali ormai sono soggette a un grande problema, quello dello spopolamento ma possono diventare un’opportunità, anche alla luce di nuove tendenze turistiche più lente e autentiche».
In questo contesto si inseriscono iniziative accademiche e progettuali, come un master dell’Università della Basilicata e un progetto europeo in fase di candidatura.
Tra i riferimenti scientifici dell’associazione c’è l’architetto Dario Benetti, legato anche al mondo del Politecnico di Milano.
«Siamo un gruppo di professionisti appassionati del territorio», sottolinea Lionetti, evidenziando un approccio tecnico e interdisciplinare al recupero.
Non manca una critica: «Molte delle nostre risorse non vengono valorizzate adeguatamente», nonostante il traino di Matera Capitale Europea della Cultura 2019.
Da qui la volontà di organizzare un convegno sulle “dimore del Mediterraneo” per creare reti e confronto internazionale.
Lionetti, rientrato al Sud dopo anni al Nord, evidenzia anche problemi infrastrutturali: «Adesso ci vogliono due ore per arrivare tra Matera e Potenza, segnale di ritardi da colmare».
Il censimento delle dimore rurali è ancora in corso, ma la loro diffusione è ampia, legata alla storia agricola e ai percorsi della transumanza.
In chiusura rilancia la visione dell’associazione: «Creare una rete, valorizzare il territorio e trasformare queste realtà in una risorsa concreta per il futuro coinvolgendo istituzioni, professionisti e comunità locali».

