CASO LAGRECA: «FILE CANCELLATI DAL CELLULARE DI ANTONIO CAPASSO»
È sul telefono di Antonio Capasso che si concentra ora uno dei punti più oscuri della morte di Dora Lagreca, la giovane trentenne di Montesano sulla Marcellana precipitata nel vuoto dal quarto piano di una palazzina a Via di Giura a Potenza. Due dispositivi, tempi incerti e il sospetto che qualcuno possa aver cancellato tracce decisive. Il cellulare della giovane sarebbe rimasto infatti per due giorni nella disponibilità della famiglia Capasso. Antonio, alle ore 5.38 di quel tragico 9 ottobre, giorno della morte della fidanzata, abbandonava il suo appartamento per recarsi presso l’abitazione dei genitori e portando con sé anche il cellulare di Dora.
Alle ore 12.54 entrambi i dispositivi verranno geolocalizzati in una zona di Potenza dove sono presenti due attività commerciali d’informatica. Capasso ha forse provato a for- zare i sistemi di sicurezza dell’iPhone 11 della vittima? Ancora più grave il ritardo relativo al telefono di Antonio, unico testimone oculare del fatto, sequestrato soltanto sei mesi dopo la morte di Dora.
Un lasso di tempo che, secondo la difesa della fa- miglia Lagreca, potrebbe aver compromesso prove fondamentali che potranno ora emergere con le nuove analisi che verranno effettuate con il sistema Full File System. Questo l’approfondimento di “Crona-Chi?”, il programma in onda su Cronache Tv condotto dal giornalista Fabio Amendolara.
Ospite della puntata Michele Vitiello, consulente di parte civi- le della famiglia Lagreca e tecnico informatico. «E’ ancora possibile trovare qualcosa all’interno dei cellulari dopo tutto questo tempo?» chiede Amendolara. «La possibilità esiste – afferma il consulente di parte civile-.
Attraverso il sistema Full File System sarà possibile recuperare anche i dati cancellati, quelli che non sono stati ancora sovrascritti. Purtroppo in passato hanno proceduto con una copia File System, estrapolando quindi solo i dati presenti.». « Ecco, in che condizioni si trova ora questo telefono cellulare?».
«Abbiamo effettuato la copia forense nella modalità Full File System. Da questa emerge già, nella fase preliminare, che ci sono dei dati cancellati all’interno del dispositivo – spiega Vitiello -.
Sono stati quindi recuperati quei dati. Questo tipo di copia, rispetto alla precedente, ci consente di avere più speranza al fine di trovare qualcosa che servirà per fare luce sulla vicenda».
« In astratto è possibile cercare qualsiasi cosa adesso? Foto, messaggi, documenti, qualsiasi mate- riale che è stato anche probabilmente cancellato?» incalza Amendolara.
«Noi oggi possiamo vedere qualsiasi dato, dalle navigazioni web, alle cronologie fino ad arrivare agli spostamenti GPS, insomma tutto ciò che era fisicamente scaricato all’interno del dispositivo. Ciò che non potremmo purtroppo vedere, perché ci è stato ahimè negato, è il cloud abbi- nato a questo dispositivo. La nostra richiesta, in fase di udienza, era molto più ampia.
Abbiamo chiesto di poter fare una serie di accertamenti, non solo legati al dispositivo dell’epoca, ma anche a tutti gli account iCloud ad essi associati. Quindi parliamo di informazioni provenienti da varie applicazioni tipo Telegram, Instagram, Facebook e così via, e vari social. Ad oggi però ci è stato concesso purtroppo solo ciò che è fisicamente scaricato nel dispositivo. Questo è un po’ il problema, perché è un accertamento un po’ “monco” anche questo».
«Avete già verificato se l’app di WhatsApp piuttosto che quella di Telegram siano state prima rimosse e poi scaricate di nuovo?».
«No, non è stato ancora fatto un accertamento di questo tipo, perché la fase di copia è terminata la scorsa settimana, il perito ci sta trasmettendo ora le copie forensi integrali, quindi né lui né noi abbiamo ancora iniziato una vera analisi del dispositivo.
Però, in un’ottica di ripartenza, di un’opposizione al decreto di archivia- zione mi sarei aspettato –sottolinea Vitiello- un tipo di pratica molto più completo, che permetteva davvero di dire “vogliamo fare luce a 360 gradi, sia sul dispositivo ma anche sull’indagato in senso stretto”.
Che poi è anche a sua garanzia, per mettere la parola fine a questo procedimento e per far sì che non diventi un “Garlasco 2”.
«Quando parliamo di accertamento parziale a cosa ci riferiamo? ».«Riusciremo ad analizzare solo il dispositivo fisico. Se per esempio l’indagato, un mese dopo i fatti, ha iniziato ad usare un nuovo dispositivo, la nostra richiesta era di fare un’analisi anche sul nuovo dispositivo, perché se un soggetto tre mesi dopo i fatti riferisce a un amico un dettaglio di quello che è accaduto quella sera, con un messaggio, noi oggi ce la perdiamo.
Abbiamo solo un dispositivo fermo.
Ora vedremo anche qual è la data in cui è stato dismesso, ma avremo qualcosa di molto concentrato a quel momento.
Ma se lui è tutt’ora indagato, perché non poter vedere anche quello che è accaduto nei momenti successivi? Perché andare a rimuovere una parte di lavoro?
La storia è andata avanti da un sacco di anni, questi genitori non hanno ancora chiarezza di quello che è accaduto quella notte, ancora non lo sanno.
Perché lasciare al caso anche queste altre attività? Noi abbiamo fatto un elenco molto più ampio, come si sarebbe dovuto fare all’epoca».
« Ma è possibile fare la stessa attività di ana- lisi anche sul telefono di Dora? ». «Sul telefono di Dora si era già fatto tutto il possibile.
Era lì che è emersa un po’ la discrepanza, nel senso che su quello di Dora, siccome all’epoca fu trovato bloccato, era stato mandato in un laboratorio all’estero per poter cercare di fare una copia forense.
Su quel dispositivo però è stata fatta subito la copia più completa.
Da lì abbiamo potuto trovare una se- rie di informazioni e almeno ave- re un quadro completo. Su quello dell’indagato invece non venne fatta una copia così completa e per questo oggi siamo qui».
«Che grado di attendibilità ha oggi il telefono cellulare di Capasso? Può essere stato manipolato? ». «C’è sicuramente un’ipotesi, perché vedevamo una sorta di posizionamento nei pressi di queste attività informatiche grazie al GPS del telefono. Potrebbe esse- re stata una casualità oppure un tentativo di intervento. In ogni caso, con questa nuova tecnica potremo vedere completamente tutti i dati del dispositivo, anche quelli cancellati e non sovrascritti.
Questo ci permetterà di ricostruire meglio le informazioni e capire anche se c’è stata qualche manipolazione, un reset o cancellazioni». «Tecnicamente che cosa accadrà ora?». «Il perito nominato dal giudice depositerà una perizia che risponderà ai quesiti. I consulenti di parte potranno a loro volta depositare relazioni tecniche o contribuire all’analisi in contraddittorio.
Se emergeranno elementi rilevanti, potranno essere approfonditi o portati direttamente nel procedimento».
«Che peso ha questo accertamento?».
«È importante perché serve a completare l’indagine informatica fatta all’epoca.
Anche se in ritardo, può aiutare a chiudere il cerchio almeno dal punto di vista dei dati digitali. Potrebbero emergere messaggi, chiamate o contenuti cancellati, anche su app come WhatsApp o Telegram, che prima non erano accessibili».
Questo tipo di analisi potrebbe quindi fornire elementi nuovi e decisivi per chiarire cosa è accaduto quella notte.

