COMMERCIO IN CRISI NEI CENTRI URBANI
Il commercio urbano italiano sta attraversando una profonda trasformazione.
Tra il 2012 e il 2025, secondo l’undicesima edizione dell’analisi Città e demografia d’impresa dell’Ufficio Studi di Confcommercio, sono scomparsi circa 156 mila punti vendita del commercio al dettaglio e ambulante, oltre un quarto del totale.
Parallelamente, crescono soprattutto le attività legate all’alloggio e alla ristorazione.
L’indagine ha preso in esame 18 categorie economiche in 122 città italiane, distinguendo tra centri storici e resto del territorio urbano.
Il fenomeno della desertificazione commerciale continua ad accelerare: il tasso medio annuo di riduzione delle attività è salito al 3,1% nel 2025, rispetto al 2,2% delle precedenti analisi.
Crescono i locali sfitti, mentre le imprese dei comparti alloggio e ristorazione registrano circa 19 mila attività in più nello stesso periodo.
Anche la Basilicata rispecchia questa tendenza.
Tra il 2012 e il 2025 Potenza ha perso il 23,7% dei negozi, mentre Matera registra un calo del 17,9%.
Un segnale che evidenzia come, anche nel Mezzogiorno, la tenuta del commercio di prossimità stia progressivamente riducendosi.
Alla base di questa trasformazione ci sono soprattutto i cambiamenti nei modelli di consumo.
Nel 2025 le vendite online rappresentano l’11,3% dei beni acquistabili sul web e il 18,4% dei servizi.
Tra il 2015 e il 2025 l’e-commerce è cresciuto di oltre il 180%, mentre le vendite nelle piccole superfici sono rimaste sostanzialmente ferme.
Il calo riguarda in particolare attività tradizionali: edicole (-51,9%), abbigliamento e calzature (- 36,9%), mobili e ferramenta (-35,9%), libri e giocattoli (-32,6%). In diminuzione anche bar e commercio ambulante.
Crescono invece le attività legate ai servizi e alla domanda turistica, come ristoranti (+35%), rosticcerie, gelate- rie e pasticcerie (+14,4%) e soprattutto le forme di ospitalità diffusa come b&b e affitti brevi (+184,4%).
«Questi numeri – dichiara Angelo Lovallo, presidente di Confcommercio Potenza – confermano che siamo di fronte a una trasformazione strutturale delle economie urbane.
La riduzione del commercio tradizionale nei centri storici riguarda tutta l’Italia e anche nella nostra città merita grande attenzione, perché il commercio di prossimità non è solo un’attività economica, ma svolge anche una funzione fondamentale di presidio sociale, sicurezza urbana e qualità della vita».
«Attraverso il progetto Cities – prosegue – Confcommercio ha avanzato alcune proposte concrete per sostenere la vitalità delle città: riconoscere le imprese del commercio e dei servizi come attori centrali nelle politiche urbane, integrare le strategie di sviluppo economico con la pianificazione urbanistica, rafforzare gli strumenti di monitoraggio della demografia d’impresa e promuovere interventi per la riqualificazione delle vie commerciali e il riutilizzo dei locali sfitti».
«Si tratta di azioni necessarie per evitare il rischio di desertificazione commerciale e per restituire centralità alle economie di prossimità.
È su queste direttrici che, come sistema Confcommercio, riteniamo necessario aprire un confronto con le istituzioni locali per rafforzare l’attrattività dei centri urbani, sostenere il commercio di prossimità e valorizzare il ruolo economico e sociale delle imprese nella vita delle città», conclude Lovallo.

