LA PRIMA SINDACA LUCANA SANTOMASSIMO
Nella giornata di ieri è stata celebrata la Festa della Donna. Frasi, slogan ma anche provocazioni sulla veridicità di un riconoscimento che dovrebbe essere quotidiano e soprattutto di natura politica. Vorrei riproporre una riflessione sul ruolo che andrebbe dato alle donne nella co-gestione delle scelte comunitarie, e ne approfitto per saldare un “debito” che ho nei confronti di una donna, Maria Ippolita Santomassimo, prima lucana eletta sindaca ad Aliano nel 1973. Il debito è dato da un mio articolo che erroneamente (per fonti attinte in via indiretta) aveva attribuito il primato a Maria Santoro sindaca di Ruvo del Monte, eletta nel 1974, un anno dopo dalla Santomassimo e pubblicato nel volume “Ricostruire comuni-Tà. 131 Agorà dialoganti e in rete” (Brè edizioni 2024). Maria Ippolita Santomassimo è morta lo scorso anno (6 settembre 2025) all’età di 84 anni. Mi rammarico di non averla potuta incontrare. Dalle poche righe che trovo sul suo conto si deduce il suo carisma e la sua determinazione nel promuovere benessere per la comunità di quegli anni lontani. Ammirata e stimata dalla gente del popolo e dai contadini. Tra gli impegni quello di volere la sepoltura dell’amico Carlo Levi nel cimitero di Aliano. Ci poniamo una domanda sulle donne impegnate in politica in quegli anni e quelle dei nostri giorni. Sul loro ruolo e affezione per “il bene della comunità” e sulla loro presenza oggi, sicuramente molto più numerosa di quegli anni, ma con quale reale spazio decisionale? E non solo. Con quale affezione alla “cosa pubblica” e ad impegno di rete e collaborazione con e per le donne? Quale coinvolgimento degli uomini amici e sostenitori di una visione co-gestuale e collaborativa tra i due generi? Ricordiamo che le donne italiane si recarono a votare per la prima volta proprio durante le elezioni amministrative del 10 marzo del 1946 (potevano votare ed essere votate). In quegli anni molte donne contribuirono a migliorare la condizione femminile nel Paese promuovendo diritti, parità politica, economica e sociale. Ci poniamo alcune domande sul ruolo delle donne nei luoghi istituzionali e/o dirigenziali. Le cosiddette “quote rosa”, promosse nel 2011 quale strumento per favorire e garantire la parità di genere, che hanno suscitato polemiche (per alcune/i) sottovalutando la finalità, cioè debellare un sistema monistico-maschile, quale cambiamento culturale ha prodotto in questi anni e con quali ricadute? Altra questione. Quella del linguaggio e della grammatica italiana. Ancora si fa fatica, da entrambe le parti, nonostante una vasta letteratura e studi, a riconoscere il genere. Ci sono donne che preferiscono “uguagliarsi” al maschile… Che cos’è che le fa sentire inferiori? E perché molti uomini ritengono di essere superiori alle donne? Cosa impedisce il reciproco rispetto delle rispettive alterità-diversità? Bisogna stare attente a non correre il rischio dello “scimmiottamento”, cioè è necessario prendere coscienza della propria differente identità e dialogare con l’altro per costruire qualcosa di buono nei luoghi dove si vive. A ragione Virginia Woolf, che nel saggio del 1938 “Le tre ghinee” scriveva: “Oggi come non mai, le donne hanno l’occasione di costruire un mondo nuovo e migliore, ma se cercano di imitare passivamente gli uomini, non faranno che gettare al vento questa possibilità”. Quella che andrebbe riconosciuta e promossa è la differenza. Insieme, uomo e donna per un confronto e dialogo costruttivo sulle questioni e sui problemi, senza sopraffazioni e forme di dominio. La differenza esperita, quale grande valore, apre così a percorsi di alterità e di rispetto delle diversità influenzando positivamente l’intero tessuto sociale. L’impegno delle donne che andrebbe promosso fin dalla tenera età nelle scuole attraverso incontri significativi, ricerche e documentazioni su altre donne, magari a partire dal proprio territorio. Una lettura sulle questioni di vita quotidiana rilette attraverso il “genio” femminile di testimonianze significative. Senza dire poi dei percorsi di toponomastica femminile. Sul piano istituzionale e/o organizzativo, quali azioni si potrebbero promuovere per favorire una collaborazione-partecipazione duale, al di là delle quote rosa? Quali proposte si possono avanzare? Perché non creare una rete tra i Comuni con donne sindache e/o anche una rete tra le consigliere al di là del colore politico? Ancora. In ogni Comune si potrebbe istituire una sorta di sportello (anche online) dove rispetto ad una problematica, si ascoltano le cittadine e i cittadini, valutando così il punto di vista tipicamente femminile. Pensate ad es., se a governare la Russia e l’Ucraina fossero state due donne. Avrebbero mandato i loro figli o i loro compagni a morire in guerra? O piuttosto avrebbero trovato altre soluzioni e alternative possibili? E ciò vale anche per altre realtà conflittuali. Chiudo con una celebre citazione di Olympe de Gouges: “L’ignoranza, l’oblio e il disprezzo dei diritti della donna sono le sole cause delle sventure pubbliche e della corruzione dei governi”. Ragioniamoci sopra!
Maria De Carlo

