PIANO CAVE DI CARLO: «STABILIRE SUBITO REGOLE CHIARE»Pubblicata la manifestazione di interesse ma l’opposizione è sul piede di guerra: «Molti punti oscuri, si riveda il testo»

PIANO CAVE DI CARLO: «STABILIRE SUBITO REGOLE CHIARE»

Il Comune di Balvano accelera sulle concessioni delle aree di cava, ma il percorso scelto dall’amministrazione finisce inevitabilmente nel mirino dell’opposizione. Al centro della polemica non c’è tanto l’idea di mettere a bando le cave, su cui maggioranza e minoranza concordano, quanto l’ordine delle cose: prima le regole o prima le gare? La questione nasce da una delibera di giunta del 17 settembre 2025, con cui il Comune guidato dal sindaco Ezio Di Carlo ha dato indirizzo al responsabile dell’ufficio tecnico di predisporre un piano cave comunale, necessario a disciplinare modalità, limiti e soprattutto il ripristino ambientale delle aree interessate dall’attività estrattiva. Un passaggio che l’opposizione aveva salutato con favore. Ma, a distanza di mesi, il piano non è ancora stato redatto mentre sono già partite le manifestazioni di interesse per assegnare le concessioni. «Noi siamo assolutamente favorevoli al bando per le cave e al fatto che gli imprenditori possano lavorare», chiarisce il consigliere comunale di opposizione Costantino Di Carlo. «Ma una cosa è evidente: prima si stabiliscono le regole e poi si fanno i bandi. Non il contrario». Uno dei punti sui quali l’opposizione si sofferma, riguarda il futuro delle aree estrattive. Secondo l’opposizione, il piano cave dovrebbe definire con precisione come dovrà avvenire il ripristino paesaggistico. «Quelle che una volta erano montagne oggi sono diventate gradoni» spiega Di Carlo. «Chi nascerà tra vent’anni non deve trovarsi davanti a voragini. Dobbiamo riconsegnare un territorio che assomigli almeno a una collina, non a un buco permanente». Il timore è che senza re- gole chiare si possano autorizzare scavi troppo pro- fondi, lasciando vuoti difficili da colmare in futuro. Tra le criticità segnalate c’è anche la formula prevista nella manifestazione di interesse per il pagamento dei canoni. Il documento stabilisce una quota fissa per i primi 200 mila metri cubi di materiale estratto all’anno e una quota variabile per i volumi successivi. Quest’ultima, però, potrebbe essere versata non solo in denaro ma anche sotto forma di opere pubbliche o interventi urgenti per il Comune. «Le cave devono pagare il canone e basta. Le opere pubbliche le fanno le imprese, possibilmente quelle locali. Non esiste che si dia il via ad una sorta di baratto». Altro punto contestato: la misurazione del materiale estratto. Secondo la procedura prevista, sarebbe il concessionario, tramite un proprio tecnico, a certificare i volumi scavati ogni anno, mentre il Comune avrebbe 90 giorni per eventuali verifiche. «Ma perché il Comune dovrebbe fidarsi di chi deve pagare?», incalza il consigliere. « Il Comune deve misurare direttamente, anche con un drone, e farsi pagare per quello che realmente viene estratto». Ma il punto che più agita l’opposizione riguarda i criteri di valutazione tecnica del bando. Su 100 punti complessivi, ben 70 riguardano l’offerta tecnica e 35 di questi sono legati alle cosiddette politiche ambientali. Tra queste compare la “gestione circolare dei materiali di scarto”. Un’espressione che ha acceso più di un sospetto. «Quando abbiamo chiesto spiegazioni», racconta Di Carlo, «ci è stato detto che potrebbe significare l’utilizzo di materiali riciclati o di materiali che prima erano rifiuti e oggi non lo sono più. E allora i dubbi vengono». Per questo l’opposizione ha presentato in consiglio comunale una proposta semplice: vietare l’ingresso nelle cave di qualsiasi materiale proveniente dall’esterno. La maggioranza però ha votato contro. A rendere il clima ancora più teso contribuiscono alcune notizie circolate negli ultimi mesi su possibili depositi di materiali di scavo legati a grandi opere infrastrutturali. «Nessun pregiudizio», precisa Di Carlo, «ma quando leggi notizie su milioni di metri cubi di materiali di scavo dell’alta velocità e contemporaneamente trovi scritto nel bando “gestione circolare dei materiali di scarto”, è chiaro che qualche domanda te la fai». Anche perché, ricorda il consigliere, tentativi simili in passato non sono mancati. La posizione dell’opposizione resta quindi netta: sì alle cave e al lavoro, ma con regole chiare e scritte prima. «Le cave sono sopra la testa della comunità», conclude Di Carlo. «Il terreno è permeabile e tutto quello che entra lì può finire nelle falde e nella terra. Perché dobbiamo correre rischi?». E avverte: «Su questa vicenda terremo un faro acceso. Approfondiremo senza pregiudizi, ma non indietreggeremo di un millimetro. Il Comune deve scrivere regole chiare, a scanso di equivoci». La tematica è alquanto dedicata. Vedremo se l’Amministrazione comunale rivedrà i termini della manifestazione di interesse e in quale misura.

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