MARINA DI PISTICCIColtivazione cozze nere, no dal Consiglio di Stato

MARINA DI PISTICCI

Ѐ una notizia che non sta circolando come meriterebbe e qualcuno sospetta che tutto questo non sia casuale: si vorrebbe tenere un profilo basso perché il progetto con alcune modifiche potrebbe essere ripresentato: il Consiglio di Stato ha di fatto bocciata la possibilità di coltivare e produrre cozze nere nel limpidissimo mare jonio, più volte bandiera blu, antistante i lidi nel territorio del Comune di Pisticci.

La Regione Basilicata, mentre negli scorsi anni ha speso un bel po’ di soldi per invitare gli italiani a trasferirsi in Basilicata, adducendo tra i vantaggi che ne avrebbero quello del gas gratis e di un contributo a fondo perduto per gli impianti di energia alternativa, lì dove non arriva la rete del gas, dall’altra parte non presta la dovuta attenzione alla conservazione del suo bene più prezioso: quello dell’ambiente.

Sarebbe stato interessante monitorare alla fine di quelle campagne pubblicitarie, che pochi ricordano, quanti italiani si sono convinti a trasferirsi in Basilicata, invertendo la tendenza allo spopolamento e alla desertificazione che appare irreversibile.

Siamo ormai il fanalino di coda tra le regioni, quanto a numero di abitanti per chilometro quadrato.

Ma veniamo alla vicenda cozze nere. Senza interpellare la Provincia di Matera, né i comuni dell’arco jonico-lucano, la Regione Basilicata ha rilasciato poco tempo addietro ad una cooperativa calabrese, di Rossano-Corigliano, l’autorizzazione per la coltivazione e la produzione di cozze nere e di altri molluschi nel mare antistante marina di Pisticci-Bernalda.

L’impianto avrebbe occupato una vasta aree di mare, la sua dimensione sarebbe stata di circa 550.000 metri quadrati, a 1,8 chilometri dalla costa, dopo l’ingresso del Porto degli Argonauti.

Il Comune di Pisticci insieme agli operatori turistici dell’area interessata ha fatto ricorso al Tar, ma sulla vicenda ha messo la parola fine, almeno per il momento, il Consiglio di Stato.

L’impatto ambientale di tale tipo di impianti dal punto di vista strettamente naturalistico non è eccessivo, come apprendiamo dalla letteratura scientifica, ma non è neanche inesistente.

Non dovrebbero utilizzare antibiotici, etc. etc., ma utilizzano plastica e producono altri materiali da risulta molto inquinanti. E soprattutto in un’area costiera che ha scommesso tutto sullo sviluppo turistico, sarebbe davvero una disgrazia.

L’utilizzo di reti e di altro materiale biodegradabile sarebbe stato auspicabile, ma essendo molto costoso lasciava perplessi.

Se si scorrono le cronache da molti anni a questa parte, le scorribande dei pescatori calabresi nel tratto jonico lucano e a cui spessissimo è stato sequestrato novellame ed altro, non si contano.

Insomma i calabresi dalle nostre parti, molto di più dei pugliesi, non godono di buona fama.

Con questo ovviamente non avanziamo alcuna illazione sulla correttezza delle intenzioni e del rispetto della legalità della cooperativa interessata, certo è che i pescatori locali, gli operatori turistici e il comune di Pisticci si sono sollevati insieme e hanno fatto ricorso, vincendo una battaglia che deve essere di tutti i lucani.

Vincenzo Maida

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