L’ otto marzo prossimo si vota per il rinnovo del Consiglio Provinciale di Potenza.
Dopo la vittoria di Matera è il momento per il centrodestra e, soprattutto, per Fratelli d’Italia, di provare a dimostra- re se anche nella provincia più grande si sono fatti i passi avanti che sono stati compiuti nella provincia materana.
Le elezioni provinciali, infatti, non sono una prova di consenso ma una comprova della tenuta e della capacità di penetrazione della classe dirigente.
Sono elezioni di secondo livello, votano e possono essere votati soltanto gli eletti.
Per vincere devi avere gli eletti e congiuntamente devi avere la capacità di dialogare con le liste civiche, i movimenti, i singoli consiglieri comunali.
Una capacità di radica- mento istituzionale che è la dimostrazione empirica della qualità di una classe dirigente.
LA PECULIARITÁ LUCANA
La Basilicata non è terra di grandi città.
Nella provincia di Potenza si vota con il doppio turno e, quindi, con i simboli di partito soltanto a Potenza e a Melfi.
Negli altri Comuni si votano le liste civiche. Nei piccoli comuni non è raro trovare consiglieri comunali delle più varie estrazioni politiche insieme in coalizioni di governo ed è frequente doversi bilanciare tra personalismi e interessi collettivi diffusi.
In questa situazione è necessario sapersi muovere, riuscire a fare politica, essere capaci di costruire un consenso trasversale, dialogare con gli eletti, affascinarli. Una capacità che, fino ad ora, in Basilicata ha avuto soltanto il centrosinistra.
Pur sconfitto ormai da anni nelle urne, la coalizione progressista ha dimostrato più volte di saper trovare sponda tra i civici grazie ad una capacità di dialogo e di confronto che è la grande forza di una burocrazia politica.
Le elezioni provinciali di Matera, grazie al lavoro certosino di Michele Giordano e all’entusiasmo che è riuscito ad infondere nella classe dirigente di FDI e del centrodestra, hanno per la prima volta ribaltato questo dato ormai acquisito secondo cui la coalizione conservatrice non riesce a dialogare con la periferia, con i piccoli centri, con le espressioni delle elites cittadine non dichiaratamente di partito per la sua incapacità di costruire piattaforme politiche chiare e sistemi politici strutturati.
POTENZA AL CENTROSINISTRA, MELFI AL CENTRODESTRA
Per sgomberare il campo dagli alibi, diciamo che il centrodestra non può nascondersi dietro al fatto che la città capoluogo di Regione sia nelle mani del centrosinistra.
Non può farlo perché le recenti amministrazioni Guarente e De Luca hanno dimostrato che si possono perdere le elezioni provinciali anche quando si governa la città capoluogo e che, quindi, è possibile battere la coalizione che parte con un numero di voti ponderati più alti nella città più importante.
Del resto ad equivalere Potenza c’è Melfi. La città federiciana è l’altra in cui si è votato con il doppio turno e che, quindi, ha un voto ponderato importante e che, a differenza di Potenza, vede il governo saldamente in mano al centrodestra.
A questo si deve aggiungere che la coalizione conservatrice governa Lavello, Picerno, Muro Lucano, Viggiano, Tolve, Maratea e tanti altri centri che hanno un importante peso nel contesto elettorale della provincia.
Diamo questi due elementi per evitare che qualcuno nel centrodestra decida di non combattere la battaglia trincerandosi dietro l’impossibilità di vincere.
IL RUOLO DI FRATELLI D’ITALIA E LA STRIGLIATA DI DONZELLI
A Matera il centrodestra ha vinto perché Fratelli d’Italia ha interpretato fino in fondo il suo ruolo di partito guida.
Michele Giordano è riuscito a mettere insieme tutti, a convincerli a muoversi compattamente, ha smussato i personalismi e ha avuto di mira la vittoria come unico obiettivo.
Dobbiamo capire adesso se Vincenzo Claps, presi- dente provinciale di Potenza, sarà in grado di fare la stessa cosa.
Alle ultime elezioni, malgrado il governo della città capoluogo, Fratelli d’Italia a Potenza elesse un solo consigliere provinciale. Segno evidente di un fallimento. All’epoca il partito era in una fase di organizzazione, veniva da una lunga serie di commissariamenti e, quindi, pagava lo scotto di un gap organizzativo.
La situazione adesso è radicalmente cambiata. Esiste un segretario provinciale, un direttivo e, quindi, l’obbligo di vincere c’è tutto. Un obbligo che riguarda Fratelli d’Italia sia nella sua individualità sia nel suo ruolo di leader della coalizione.
Nel nostro editoriale di ieri abbiamo sottolineato che la ramanzina che Donzelli ha fatto al partito lucano appalesa chiaramente il divario tra Via della Scrofa e Potenza. Un delta politico che parla anche di capacità di affrontare le situazioni leggendo la società.
Le elezioni provinciali di Potenza saranno il banco di prova per dimostrare se la nuova classe dirigente potentina è all’altezza delle sfide o se ancora una volta sarà incapace di costruire una strategia vincente.
Noi speriamo che Potenza segua Matera ma, ovviamente, siamo qui a raccontare fatti.
Massimo Dellapenna

