VITALIZI«Privilegio ripristinato nel silenzio generale»

Continua ad essere infuocato il dibattito sui vitalizi in Basilicata. Dall’avvocato Antonio Romano arriva una presa di posizione netta e articolata che chiama in causa metodo, merito e responsabilità istituzionale.

Un intervento che replica alle dichiarazioni del presidente della Regione Vito Bardi, di Marcello Pittella, di Piergiorgio Quarto e di quanti, nelle ultime settimane, si sono affrettati a rivendicare il ritorno di un trattamento economico abolito oltre dieci anni fa.

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DI ANTONIO ROMANO*

Vitalizi, il ritorno silenzioso: l’emendamento anonimo sul ripristino dei vitalizi riapre una ferita in Basilicata I consiglieri regionali della Basilicata non sono dipendenti/lavoratori subordinati della Regione.

Sono eletti dai cittadini per realizzare un programma politicoamministrativo e, nella stragrande maggioranza dei casi, continuano a svolgere la propria attività professionale come lavoratori autonomi o dipendenti di enti pubblici e privati.

Non sono, dunque, nè “disoccupati” e né privi di tutele previdenziali. Con un colpo di mano silenzioso il Consiglio regionale ha approvato il ritorno dei vitalizi , aboliti dal 2014, attraverso un emendamento anonimo, mai discusso nella competente Commissione consiliare e senza coinvolgere la Commissione Bilancio, nonostante i rilevanti oneri finanziari che tale scelta comporterà per le casse pubbliche.

Un emendamento senza firma e senza dibattito approvato come se l’abolizione del 2012 non fosse mai stata legiferata stante la retroattività. L’elemento che più colpisce non è soltanto il contenuto dell’emendamento, ma il metodo. Nessuna firma. Nessuna paternità politica dichiarata. Nessuna discussione in Commissione. Nessuna relazione tecnica sui costi.

Nessun passaggio preventivo con la Commissione Bilancio. Un’anomalia grave in un’istituzione democratica, dove la trasparenza dovrebbe essere il presupposto minimo dell’azione legislativa.

L’emendamento, tuttavia, appare tutt’altro che improvvisato: al contrario, risulta redatto con estrema cura e dovizia. Particolare attenzione è dedicata all’articolo 16, che disciplina retroattività e reversibilità dei vitalizi, e all’articolo 17, che concede al consigliere ( anche ex ) di attingere al Fondo per le iniziative sociali ( L.R. n. 37/2017 ). Un lavoro tecnico accurato, quindi di cui non si conosce l’autore.

RETROATTIVITÀ FINO AL 2014: UNA SCELTA POLITICAMENTE ESPLOSIVA

La norma approvata non si limita a introdurre un regime previdenziale, essa ripristina i vitalizi con effetto retroattivo al 2014, anno in cui furono formalmente soppressi in nome dell’equità, della sostenibilità finanziaria e della riconciliazione tra istituzioni e cittadini.

Una platea di beneficiari ampia, che comporterà un impatto economico significativo, del quale però non esiste alcuna quantificazione ufficiale resa pubblica. La retroattività, in particolare, rappresenta un unicum ingiustificabile sul piano giuridico, etico e politico.

Ci si chiede : “ come mai il Fondo istituito con L.R. n. 37/2017 non è mai stato impegnato? è legittimo che il consigliere possa attingere per la quota previdenziale a proprio carico quel 10% delle indennità destinato a iniziative benefiche?

È accettabile farlo senza un confronto pubblico, senza una relazione finanziaria, senza un dibattito consiliare? Un voto senza parole. Un vulnus alla credibilità delle istituzioni regionali che persiste stante anche la mancanza del numero legale nella seduta consiliare che doveva approvare l’abrogazione della retroattività e dell’utilizzo a fini previdenziali del Fondo per le iniziative sociali.

Oltre il referendum ci rimane la strada della Magistratura contabile e non solo.

* PER CONTO DELLE ASSOCIAZIONI LA QUINTA PORTA, BRIGANTI D’ITALIA, VOLA – VOLONTARI PER L’AMBIENTE, GEAN – GUARDIE EQUESTRI AMBIENTALI NAZIONALI

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