AL VIA LA XIX EDIZIONE ALTROCINEMAPOSSIBILE
Le vere storie ed i sogni della somala Samia Yusuf Omar che vuol diventare la donna più veloce del suo Paese (Non dirmi che hai paura) e di Zahia Ziounani di diventare direttrice di orchestra (Divertimento); l’integrazione mancata di Issa in una Torino che fa da sfondo (Anywhere Anytime), cosa accade oggi in Palestina con la denuncia di Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi Occupati (Disunited Nations) e la storia familiare di tre generazioni (Tutto quello che resta di te); saranno le visioni collettive della XIX edizione di “AltroCinemaPossibile, il cinema dei diritti”, rassegna ideata e curata da Zer0971 Ets con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Potenza.
Al Ridotto del Teatro F. Stabile di Potenza per quattro martedì consecutivi a partire 20 gennaio fino al al 18 febbraio (unica data di mercoledi) saranno proiettati cinque film di qualità sul tema dei diritti umani.
Non dirmi che hai paura, tratto dal romanzo di Giuseppe Catozzella (Premio Strega Giovani 2014) racconta la storia vera di Samia Yusuf Omar, che nel 2008 a soli 17 anni rappresenta la Somalia ai Giochi Olimpici di Pechino, correndo senza velo è osteggiata da chi è al potere nel suo paese. Samia è una bambina somala con il sogno di diventare la donna più veloce del suo paese. Ci riuscirà, grazie al sostegno del suo allenatore e di suo padre che le dà l’insegnamento del titolo: non avere paura di inseguire il proprio sogno a ogni costo. Nulla però sarà semplice, Samia dovrà lottare contro un Paese tormentato da fanatismo religioso e dalla guerriglia, e scoprirà che attraversare l’Europa purtroppo è un’impresa – per molti – impossibile. Un film di grande impatto emotivo, che vede scontrare il sogno di una bambina con la ferocia della realtà in una Somalia devastata dai divieti e dalle rappresaglie degli estremisti, in cui le donne vengono mal viste, anche quando hanno talento e riportano a casa medaglie olimpiche. La corsa proibita di Samia diventa metafora politica di resistenza, disobbedienza e autodeterminazione. Un film che senza la
minima traccia di retorica si rivela commovente, possiede tutta la forza dirompente di una storia vera di coraggio e disobbedienza e ha il merito di ricordare la figura di una velocista dimenticata, la piccola Samia che non sapeva che sarebbe diventata un simbolo. E a suo modo un’eroina.
