É GIUSTO INFORMARSI 

GENOVA CON OPERAZIONE “DOMINO” AL CENTRO INTERESSE INTERNAZIONALE

L’ammontare del finanziamento sarebbe pari a otto milioni di euro.
Tra gli arrestati, il capo italiano di Hamas.

Gran parte delle attività partite da Genova

Maxi operazione a Genova, arrestato Mohammad Hannoun con altri otto: finanziavano Hamas

Hannoun è presidente dell’associazione palestinesi d’Italia.
L’ammontare del finanziamento sarebbe pari a otto milioni di euro.

Gran parte delle attività partite da Genova

Maxi operazione – nome in codice “Domino” – della Digos di Genova, con la polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza genovese e il nucleo speciale della polizia valutaria: nove arresti a persone accusate di aver finanziato Hamas.
Tra loro c’è il presidente dell’associazione palestinesi con sede a Genova Mohammad Hannoun, che da anni vive a Genova, organizzatore attraverso le sue associazioni di manifestazioni pro Palestina.
L’ordinanza, emessa dal Gip presso il Tribunale di Genova, prevede misure cautelari nei confronti di tre associazioni e di nove indagati per i quali è prevista la custodia in carcere.

L’ammontare del finanziamento sarebbe pari a otto milioni di euro

Indagini partite da operazioni finanziarie sospette

Tra i destinatari della misura c’è anche il presidente di una delle associazioni dei palestinesi,

Mohammad Mahmoud Ahmad Hannoun, che gli investigatori definiscono “membro del comparto estero dell’organizzazione terroristica Hamas” e “vertice della cellula italiana dell’organizzazione Hamas”

Le indagini sono partite su impulso della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo e della Direzione Nazionale Antimafia, in seguito a diverse segnalazioni di operazioni finanziarie sospette.
Le indagini sono andate avanti grazie alla collaborazione con altri uffici inquirenti, ma anche con i Paesi Bassi e altre nazioni europee.  

Le tre associazioni coinvolte

Il finanziamento delle attività terroristiche sarebbe avvenuto per mezzo di varie associazioni. Tra queste due con sede a Genova.

❇️ La prima è A.B.S.P.P., associazione benefica di solidarietà col popolo palestinese, nata nel 1994 e con sede a Genova.
❇️ La seconda è A.B.S.P.P. O.D.V., associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese organizzazione di volontariato, nata nel 2003, con sede anch’essa a Genova, di cui è legale rappresentante Mohammad Mahmoud Ahmad Hannoun.
❇️ La terza è l’associazione benefica “La cupola d’oro” con sede a Milano, costituita a dicembre 2023, di cui è legale rappresentante Khalil Abu Deiah.
Lo stesso Hannoun ha avuto o detiene cariche e responsabilità in tutte le associazioni benefiche citate. 

Il ruolo chiave di Hannoun

È la figura di spicco di Hannoun ad avere un ruolo chiave in questa inchiesta: è infatti accusato di essere un componente di vertice di Hamas, di avere destinato, nella raccolta di fondi indicata come avente fini umanitari per la popolazione palestinese, una parte rilevante (più del 71%) di tali fondi al finanziamento diretto di Hamas o di associazioni collegate o controllate. Hannoun è accusato di aver concorso a versare, direttamente o indirettamente, all’organizzazione a partire dal 18 ottobre 2001 e, fino alla data odierna, ma soprattutto a seguito degli eventi del 7 ottobre 2023, ingenti somme di denaro, pari a 7 milioni e 288mila euro, fondi “sottratti alle finalità dichiarate e alle reali necessità della popolazione civile di Gaza”, riporta la nota.

Nella lunga lista di responsabilità a lui attribuite spicca il suo ruolo in diverse associazioni

Hannoun è definito come membro del comparto estero di Hamas, componente del board of directors della European Palestinians Conference, vertice della cellula italiana dell’organizzazione Hamas, nella sua veste di legale rappresentante di A.B.S.P.P. dal 21.9.2001 fino al 20.3.2018 e, negli anni successivi, di amministratore di fatto dell’associazione; di rappresentante legale di A.B.S.P.P. O.D.V. fin dalla costituzione, nel 2003; di amministratore di fatto dell’Associazione Benefica La Cupola d’Oro, nonché dell’Associazione Benefica La Palma, costituite al fine di proseguire l’attività di finanziamento nonostante i provvedimenti adottati dal circuito finanziario per impedire agli indagati il finanziamento di attività terroristiche.

Tutti i nomi e le accuse

1️⃣ Dawoud Ra’Ed Hussny Mousa, membro del comparto estero dell’organizzazione terroristica referente con Hannoun della cellula italiana, dipendente dal 2016 di A.B.S.P.P. O.D.V.
2️⃣ Al Salahat Raed, membro del comparto estero dell’organizzazione terroristica e, dal maggio 2023, componente del board of directors della European Palestinians Conference, componente della cellula italiana di Hamas, dipendente della A.B.S.P.P. dal luglio 2011 al settembre 2019 e, nuovamente, a partire dal luglio 2024, referente per Firenze e la Toscana.
3️⃣ Elasaly Yaser, membro del comparto estero dell’organizzazione terroristica Hamas, componente della cellula italiana, dipendente dal 2016 di A.B.S.P.P. O.D.V., responsabile della filiale milanese di A.B.S.P.P.
4️⃣ Albustanji Riyad Abdelrahim Jaber, membro del comparto estero di Hamas, componente della cellula italiana, dipendente dal 2015 della A.B.S.P.P.O.D.V., con cui collabora attivamente promuovendo la raccolta di denaro durante incontri propagandistici.
5️⃣ Osama Alisawi, membro di Hamas di cui è stato ministro dei Trasporti del Governo di fatto a Gaza, presidente del Blocco Islamico dell’Unione degli Ingegneri, membro del Consiglio dell’Unione Ingegneri, cofondatore nel 1994 della A.B.S.P.P., delegato ad operare, dal 2001 al 2009, sui conti correnti dell’associazione.

I cinque sono accusati di varie attività tutte svolte a Genova, in Italia e all’estero.
Tra queste: aver condiviso con Hannoun le decisioni riguardanti le iniziative da adottare per proseguire l’attività di supporto finanziario ad Hamas nonostante i provvedimenti adottati dal circuito finanziario internazionale per impedire agli indagati il finanziamento di attività con finalità di terrorismo; aver operato nella raccolta di fondi (dichiaratamente a fini umanitari per la popolazione palestinese) destinati in realtà in parte rilevante (più del 71%) al finanziamento diretto di Hamas o di associazioni ad essa collegate; essersi occupati della raccolta e del versamento all’organizzazione terroristica nel corso degli anni di una somma complessiva di circa € 7.280.000 euro 

Altri tre indagati:

6️⃣ Abu Rawwa Adel Ibrahim Salameh dipendente della A.B.S.P.P. ODV dal 2008, referente per il nord est d’Italia;

7️⃣ Abu Dejah Khalil e

8️⃣ Abdu Saleh Mohammed Ismail sono accusati di concorso esterno dell’associazione con finalità di terrorismo, pur non facendo parte di Hamas, associazione che avrebbero comunque finanziato, attraverso le tre associazioni accusate.

Le parole del procuratore di Genova Piacente

Lo scrivono il procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo Giovanni Mlillo e il procuratore di Genova Nicola Piacente:
“Le indagini e i fatti attraverso esse emersi non possono in alcun modo togliere rilievo ai crimini commessi ai danni della popolazione palestinese successivamente al 7 ottobre 2023 nel corso delle operazioni militari intraprese dal Governo di Israele, per i quali si attende il giudizio da parte della Corte Penale Internazionale”

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Hamas e i finanziatori italiani: le «operazioni di triangolazione» attraverso bonifici bancari, i 7 milioni e le 3 associazioni di beneficenza

Sette milioni di finanziamenti ad Hamas, 9 arresti a Genova

Arrestati da polizia e guardia di Finanza nove persone accusate di aver finanziato Hamas per sette milioni di euro attraverso associazioni. I provvedimenti cautelari sono stati emessi nell’ambito una indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo.

Eseguite misure cautelari nei confronti di nove indagati, destinatari tutti della custodia in carcere, e di tre associazioni.

LE OPERAZIONI

A eseguire l’ordinanza di applicazione delle misure cautelari, emessa dal gip su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo

L’operazione è stata portata a termine dalla Digos insieme con la Guardia di Finanza con il coordinamento della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo.

I riferimenti alla strage in Israele del 7 ottobre 2023

Sette milioni di euro dalle cellule italiane di Hamas presso tre società di beneficienza per il popolo palestinese destinati invece all’organizzazione responsabile della strage in Israele del 7 ottobre di due anni fa. È la conclusione degli investigatori della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo che con la Digos di Genova ha arrestato oggi nove persone: fra loro anche alcuni appartenenti alla sezione estera di Hamas. L’indagine è stata portata a termine con la Guardia di Finanza.

Si tratta dell’Associazione benefica di solidarietà col popolo palestinese, fondata a Genova nel 1994, l’analoga Organizzazione di volontariato del 2003 e La Cupola d’Oro aperta invece a Milano ma nello stesso anno, amministrate da Mohammad Hannoun ritenuto membro del comparto estero di Hamas e al vertice della cellula italiana. I nove sono accusati di associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico. L’operazione, coordinata dalla Procura genovese che ha richiesto e ottenuto dal gip le misure cautelari, ha preso l’avvio anche sulla base della collaborazione internazionale, soprattutto con le autorità olandesi, per definire i contatti fra i rappresentanti delle società di beneficenza e il Movimento della resistenza islamica che per l’Ue è un’organizzazione terroristica. «In particolare – spiega chi indaga – vengono loro addebitate operazioni di finanziamento, che si ritiene abbiano rilevantemente contribuito alle attività delittuose dell’organizzazione terroristica, per un ammontare complessivo di circa 7 milioni di euro, con triangolazioni attraverso bonifici bancari o con altre modalità per il tramite di associazioni con sede all’estero, in favore di associazioni con sede a Gaza, nei Territori Palestinesi o in Israele, dichiarate illegali dallo Stato di Israele, perché appartenenti, controllate o comunque collegate ad Hamas e direttamente a favore di suoi esponenti, come Osama Alisawi, già ministro del governo di fatto a Gaza, che, specificamente, in varie circostanze, sollecitava tale supporto finanziario».

Il commento del ministro Piantedosi

«È un’operazione molto importante e significativa quella portata a termine stamattina dalla polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza con l’arresto di nove persone, tra cui il più noto Mohammad Hannoun. Pur con la doverosa presunzione di innocenza che va sempre riconosciuta in questa fase, è stato squarciato il velo su comportamenti e attività che, dietro il paravento di iniziative a favore delle popolazioni palestinesi, celavano il sostegno e la partecipazione a organizzazioni con vere e proprie finalità terroristiche di matrice islamista. Un pericolo rispetto al quale c’è la massima attenzione da parte del nostro governo – spiega il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi – . Grazie alla professionalità dei poliziotti della Direzione centrale della polizia di prevenzione, la nostra “antiterrorismo“, e dei nuclei specialistici della Guardia di Finanza si sono potuti ricostruire contatti e flussi finanziari su scala internazionale: l’ennesima dimostrazione delle competenze e capacità investigative delle nostre forze di polizia che si confermano tra le migliori al mondo. Sono grato al Capo della polizia, al Procuratore nazionale antiterrorismo e ai magistrati della direzione distrettuale di Genova per come hanno coordinato tali professionalità, contribuendo allo sviluppo di una indagine di straordinaria importanza. Questo risultato ci incoraggia nell’opera di ulteriore rafforzamento delle nostre forze dell’ordine che stiamo portando avanti da tre anni e che continueremo finché ci verrà affidata la responsabilità di governo», afferma ancora il responsabile del Viminale.

I pm denunciano «i crimini contro la popolazione palestinese»

«Come ovvio, le indagini e i fatti attraverso esse emersi non possono in alcun modo togliere rilievo ai crimini commessi ai danni della popolazione palestinese successivamente al 7 ottobre 2023 nel corso delle operazioni militari intraprese dal Governo di Israele, per i quali si attende il giudizio da parte della Corte Penale Internazionale, da rendersi in conformità allo Statuto di Roma, ratificato da 125 Stati Membri, fra i quali, in un ruolo di impulso e sostegno, l’Italia», spiegano d’altro canto il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo e il procuratore capo di Genova Nicola Piacente, per i quali «allo stesso tempo, tali crimini non possono giustificare gli atti di terrorismo (compresi quelli del 7 ottobre 2023) compiuti da Hamas e dalle organizzazioni terroristiche a questa collegate ai danni della popolazione civile, né costituirne una circostanza attenuante. Per la giurisprudenza di legittimità costituiscono, infatti, atto terroristico le condotte che, pur se commesse nel contesto di conflitti armati, consistano in condotte violente rivolte contro la popolazione civile, anche se presente in territori che, in base al diritto internazionale, devono ritenersi illegittimamente occupati».

I versamenti dalle società

Nel dettaglio Hannoun, per chi indaga, è accusato di «essere un componente di vertice di Hamas e di aver destinato, nella raccolta di fondi indicata come avente fini umanitari per la popolazione palestinese, una parte rilevante (più del 71%) di tali fondi al finanziamento diretto di Hamas o di associazioni ad essa collegate o da essa controllate e di altre articolazioni dell’organizzazione terroristica», e «di aver quindi concorso a versare, direttamente o indirettamente, all’organizzazione terroristica, a partire dall’18 ottobre 2001 e, fino alla data odierna, ma soprattutto a seguito degli eventi del 7 ottobre 2023, ingenti somme di denaro, pari a € 7.288.248,15, sottraendo tali fondi alle finalità dichiarate e alle reali necessità della popolazione civile di Gaza». Hannoun, ritenuto membro del «comparto estero», componente del board of directors della European Palestinians Conference, vertice della cellula italiana dell’organizzazione, ha agito per chi indaga «nella sua veste di legale rappresentante di A.B.S.P.P. dal 21.9.2001 fino al 20.3.2018 e, negli anni successivi, di amministratore di fatto dell’associazione; di rappresentante legale di A.B.S.P.P. O.D.V. fin dalla costituzione, nel 2003; di amministratore di fatto dell’Associazione Benefica La Cupola d’Oro, nonché dell’Associazione Benefica La Palma, costituite al fine di proseguire l’attività di finanziamento nonostante i provvedimenti adottati dal circuito finanziario per impedire agli indagati il finanziamento di attività terroristiche»

I referenti in Toscana e a Milano

Fra i destinatari delle misure cautelari ci sono fra gli altri dipendenti e referenti a Firenze e in Toscana, insieme con lo stesso ministro dei Trasporti del governo di Gaza Alisawi, «cofondatore nel 1994 della A.B.S.P.P., delegato ad operare, dal 2001 al 2009, sui conti correnti dell’associazione». A loro l’accusa contesta «di aver condiviso con Hannoun le decisioni riguardanti le iniziative da adottare, anche volte a costituire l’Associazione Benefica La Cupola d’Oro, nonché l’Associazione Benefica La Palma».

La strategia in Italia

Gli investigatori hanno ricostruito nel corso delle indagini spostamenti di somme di denaro, anche di centinaia di migliaia di euro, dall’Italia e da altri Paesi, come la Turchia, direttamente a Gaza «contribuendo consapevolmente al finanziamento dell’organizzazione terroristica o di associazioni ad essa collegate o da essa controllate e di tutte le articolazioni dell’organizzazione terroristica». Per chi indaga inoltre «Hannoun e alcuni suoi stretti collaboratori hanno costituito in Italia una cellula e da molti anni operano, per mezzo della A.B.S.P.P., nella raccolta di fondi destinati in tutto o in parte a detta organizzazione terroristica» e che «la costituzione di una cellula estera del movimento, sulla base degli elementi indiziari emersi nel corso delle indagini, non può ritenersi il risultato di una iniziativa personale di coloro che hanno dato vita all’associazione solidaristica italiana nei primi anni ‘90, ma, piuttosto, la realizzazione di un progetto strategico di Hamas che si è dotata di una struttura complessa, e dunque anche di cellule operanti all’estero, in grado di contribuire agli scopi propri del movimento».

La collaborazione di Israele 🇮🇱 

Importante il contributo alle indagini fornito dalla documentazione trasmessa ufficialmente dallo Stato di Israele «nel contesto della cooperazione giudiziaria – dopo la riapertura dell’inchiesta del 2003 – in risposta ad alcune richieste di assistenza giudiziaria formulate dalla DDA di Genova» anche con «atti trasmessi spontaneamente da parte delle autorità israeliane. Così è emerso che la stessa A.B.S.P.P. può essere considerata un’articolazione estera di Hamas «operante in Italia e partecipe, con altre simili associazioni, di un network europeo che opera coordinandosi con la struttura decisionale dell’organizzazione madre».
Decine le associazioni a Gaza e fuori controllate da Hamas alle quali sono arrivate le donazioni, alcune delle quali «accusate di operare sotto il controllo diretto dell’ala militare. Non si è trattato di elargizioni aventi unicamente scopo caritatevole e umanitario – spiegano gli investigatori -: gli indagati si sono resi consapevolmente responsabili di aver sottratto capitali alle finalità assistenzialistiche della da’wa (trattasi delle attività svolte dall’organizzazione nei settori della religione, dell’istruzione, del benessere e della salute allo scopo di creare saldi legami con la popolazione palestinese) in favore di un finanziamento diretto dell’organizzazione terroristica e delle sue attività criminose»

L’operazione “DOMINO” Nove arresti in Italia per finanziamento ad Hamas

Sono state eseguite misure cautelari nei confronti di nove indagati, destinatari tutti della custodia in carcere, e di tre associazioni

La Polizia italiana e la guardia di Finanza hanno arrestato nove persone accusate di aver finanziato Hamas per sette milioni di euro attraverso associazioni. I provvedimenti cautelari sono stati emessi nell’ambito una indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo.

Sono state eseguite misure cautelari nei confronti di nove indagati, destinatari tutti della custodia in carcere, e di tre associazioni.

Tra queste nove persone ci sarebbe anche il presidente dell’associazione dei palestinesi in Italia, Mohammad Hannoun

Gli investigatori definiscono Hannoun

«membro del comparto estero dell’organizzazione terroristica Hamas» e «vertice della cellula italiana dell’organizzazione Hamas»

A eseguire l’ordinanza di applicazione delle misure cautelari, emessa dal gip su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Genova, i polizotti della Digos e i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Genova e del Nucleo Speciale della Polizia Valutaria.

L’indagine è partita dall’analisi di operazioni finanziarie sospette e si sarebbe sviluppata grazie a scambi informativi con altri uffici inquirenti italiani e con le autorità dei Paesi Bassi e di altri Paesi della Ue.

Per gli inquirenti, il

«finanziamento delle attività terroristiche»

sarebbe avvenuto attraverso tre associazioni di beneficenza. In particolare, gli arrestati vengono accusati di aver

«rilevantemente contribuito alle attività delittuose dell’organizzazione terroristica, per un ammontare complessivo di circa sette milioni di euro»

con «operazioni di triangolazione» attraverso bonifici bancari o con altre modalità attraverso associazioni con sede all’estero, in favore di associazioni con sede a Gaza «dichiarate illegali dallo Stato di Israele, perché appartenenti, controllate o comunque collegate ad Hamas» o «direttamente a favore di esponenti di Hamas, in particolare, ad Osama Alisawi, già Ministro del governo di fatto di Hamas a Gaza, che in varie circostanze sollecitava tale supporto finanziario»

🔹Finanziavano Hamas, nove arresti: c’è anche il presidente dei Palestinesi in Italia
Per gli investigatori Mohammad Hannoun è «vertice della cellula italiana dell’organizzazione terroristica»

Arrestate da polizia e guardia di Finanza nove persone accusate di aver finanziato Hamas per sette milioni di euro attraverso associazioni.

I provvedimenti cautelari sono stati emessi nell’ambito una indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo 

Eseguite misure cautelari nei confronti di nove indagati, destinatari tutti della custodia in carcere, e di tre associazioni.

Tra gli arrestati c’è anche il presidente dell’associazione dei Palestinesi in Italia.
Gli investigatori definiscono Mohammad Hannoun un

«membro del comparto estero dell’organizzazione terroristica Hamas» e «vertice della cellula italiana dell’organizzazione Hamas»

– IN AGGIORNAMENTO –
Colpita la rete italiana di Hamas con l’operazione antiterrorismo “Domino” dei poliziotti della #Digos e dei militari della Guardia di Finanza di Genova

Nove persone sono state arrestate perché accusate di far parte e di avere finanziato, attraverso delle associazioni benefiche di solidarietà col popolo palestinese, il movimento terroristico della resistenza islamica.  


Leggi tutto per approfondire

https://www.poliziadistato.it/articolo/15694fcc7d18cea919257744
#essercisempre

Chi è l’architetto Mohammad Hannoun: vive a Genova il capo di Hamas in Italia

Il principale arrestato dell’operazione che ha scoperto circa otto milioni di euro di  finanziamenti ad Hamas partiti dalla Liguria, è Mohammad Hannoun: un nome e un volto noti a Genova, per la sua partecipazione a eventi di solidarietà al popolo palestinese, dai convegni alle marce, incluse quelle a sostegno della Striscia di Gaza degli ultimi mesi, nel suo ruolo di presidente dell’associazione dei palestinesi in Italia.

Il vertice italiano di Hamas 

Hannoun, di origini giordane, architetto, 62 anni, è stato arrestato con altre otto persone

L’uomo, nelle carte dell’antimafia, è definito come “vertice della cellula italiana dell’organizzazione Hamas”. Vive a Genova da molti anni e proprio a Genova hanno sede due delle associazioni coinvolte nei finanziamenti illeciti ad Hamas pari a otto milioni di euro.

Nel suo passato ci sono altre segnalazioni: nel Duemila era stato indagato dalla Procura di Genova ma l’inchiesta era stata archiviata.

Nel 2024 era poi stato inserito nella black list del dipartimento del Tesoro americano, perché accusato di essere tra i finanziatori di Hamas 


Il viaggio in Turchia

Sotto particolare attenzione i rapporti di Hannoun con alti esponenti di Hamas. Proprio qualche settimana fa è stato segnalato a una riunione in Turchia alla quale ha preso parte, tra l’altro, Ali Baraka, esponente di spicco del comparto estero della organizzazione terroristica.

Nel corso delle intercettazioni, scrivono gli investigatori,

“sono emerse espressioni di apprezzamento su attentati terroristici”.
Il foglio di via da Milano

Solo un anno fa, era il novembre del 2024, aveva ricevuto il foglio di via dalla città di Milano poi riconfermato questo autunno con l’accusa di istigazione all’odio e alla violenza.

In quel frangente, si era dichiarato vicino ai tifosi ad Amsterdam che avevano aggredito i tifosi israeliani del Maccabi Tel Aviv che si trovavano in città per assistere a un incontro di calcio.

Questa estate aveva dichiarato apertamente di essere

“simpatizzante di Hamas come di ogni fazione che lotta per i diritti del mio popolo”

ma anche

“è una bufala che io sia un leader di Hamas”

Da qui la conferma del foglio di via per un altro anno


#sapevatelo2025

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