BOLOGNETTI: «LA RAI IGNORA IL DIRITTO ALLA CONOSCENZA»
Davanti all’ingresso principale della sede Rai di Potenza, si è svolto ieri mattina il sit-in promosso dall’Associazione Radicali Lucani.
Un’iniziativa simbolica e politica insieme, che ha visto Maurizio Bolognetti, segretario dei Radicali Lucani denunciare la mancata informazione da parte della Rai sul manifesto-appello per la riforma dell’ordinamento giudiziario promosso dall’associazione, parlando di una grave lesione del diritto umano alla conoscenza e, quindi, della democrazia. Bolognetti ha ribadito, suonando più volte il citofono senza avere alcuna risposta, la necessità di difendere l’articolo 21 della Costituzione, la libertà di stampa, di pensiero e di satira, denunciando censure, omissioni e manipolazioni del servizio pubblico.
Nel mirino ci sono due interlocutori istituzionali. Da un lato, la Commissione parlamentare di vigilanza sui servizi radiotelevisivi, che – denuncia – non si riunirebbe da un anno e mezzo.
«Mi viene da chiedere: che rispetto c’è per l’istituzione?», si domanda polemicamente. Dal- l’altro lato, il servizio pubblico radiotelevisivo stesso, finanziato dal canone pagato dai cittadini.
«Se sei servizio pubblico – sottolinea Bolognetti – dovresti onorare il sale di ogni vera democrazia: il diritto umano alla conoscenza, che è sinonimo stesso di democrazia». Bolognetti parla di una storia che va avanti da anni, fatta di «censura, manganellamenti, rimozione, olio di ricino, chiamatela come volete».
Una denuncia dura, che si collega a un fatto specifico: da oltre 70 giorni l’Associazione Radicali Lucani ha lanciato un manifesto-appello rivolto alla Rai, firmato anche da personalità di rilievo.
Un documento che, secondo Bolognetti, è stato di fatto oscurato. «Non so- lo dalla Rai regionale – afferma – ma reso quasi clandestino: pubblico e quindi clandestinizzato».
«La mia critica non è ad personam – precisa – ma agli atti, alle omissioni.
E c’è una bella differenza».
Una protesta che si inserisce in una più ampia battaglia politica e civile, portata avanti con strumenti radicali e con l’obiettivo dichiarato di richiamare il servizio pubblico alle proprie responsabilità costituzionali: garantire informazione, pluralismo e il diritto dei cittadini a conoscere.

