CAPITALI ITALIANE DELLA CULTURA
Ogni anno, in questo periodo, mi viene chiesto quale libro regalerei a Natale e chi mi conosce sa bene che oltre la saggistica su temi culturali, prediligo gialli e libri di fantascienza.
Quest’anno, sarò meno monotona e mi permetto di consigliare un volume che ha un ampio respiro nazionale e internazionale ma che riguarda da vicino la Basilicata. Mi riferisco al volume di Lucia Cappiello dal titolo esplicativo “Una, nessuna, centomila. Le capitali italiane della cultura”.
Lucia Cappiello insegna geografia all’Università della Basilicata e ha pensato di dedicare un volume a un argomento molto conosciuto e, oserei dire, molto popolare, visto che sentiamo parlare, spesso, di capitali della cultura.
Lo stesso titolo pone, subito, l’accento su un aspetto molto particolare: ma quante capitali ci possono essere?
Perché, se si continua a dare questo riconoscimento, ogni anno, a una città diversa, ci saranno moltissime città capitali della cultura ed essere capitale diventerà più usuale e non un riconoscimento prezioso e per pochi.
L’iniziativa nasce nel 2019 e in seguito alla proclamazione di Matera Capitale Europea della Cultura: le città italiane che avevano partecipato insieme a Matera e non avevano vinto, furono nominate dal governo nazionale Capitali italiane della Cultura per il 2015, rafforzando così quella tendenza di brandizzazione delle città già cominciato tempo prima.
Sappiamo bene che vi è un ampio repertorio di Capitali: Capitale Mondiale della Sostenibilità, Capitale Europea dell’Innovazione, la Capitale Europea dello Sport, Capitale Europea della Cultura e Capitale Italiana della Cultura ma anche Capitale Regionale della Cultura.
Aggiungerei, anche se non si tratta di capitali e non riguarda le pagine di questo volume, le varie proclamazioni dei borghi italiani come Borgo dei borghi che, ogni anno, interessano i centri demici più piccoli e, spesso, in stato di spopolamento.
Questo significa che ogni centro abitato ha il desiderio di reinventarsi e trasformare la propria immagine offrendo una motiva- zione attenta per richiamare visitatori e turisti ma anche nuovi investimenti e nuovi abitanti.
Nel volume, ampio spazio si offre alla vicenda di Matera: si parte dalla descrizione della sua morfologia che è la naturale ricchezza della città per, poi, esplorare i vari periodi che l’insediamento rupestre ha vissuto fino a diventare patrimonio UNESCO nel 1993, alle trasformazioni dal trogloditismo e ingrottamento come inusuale forma di civiltà a Capitale Europea della Cultura.
Alcuni che si recavano per la prima volta a Matera e non erano informati sul suo particolare percorso e la sua struttura urbana e chiedevano “ma dove sono i Sassi?”, probabilmente credendo di dover osservare e visitare un cumulo di sassi e pietre…questa domanda è molto più profonda di quel che si immagina poiché evidenzia il tipo di narrazione che quel territorio mette in atto e che viene rinforzata dalle immagini che i media nazionali e internazionali ripropongono.
Lucia Cappiello spiega bene come Matera sia stata un esempio per avviare in altri luoghi i processi di riconfigurazione territoriali coniando modi di dire che sono stati utilizzati altrove e in altri dossier, tipo “i cittadini temporanei”.
Noi Lucani ben conosciamo cosa è avvenuto a Matera prima, durante e dopo il 2019 ma è istruttivo e interessante leggere queste pagine che spiegano l’inasprimento delle situazioni di marginalità ma anche la rivitalizzazione del tessuto imprenditoriale e, purtroppo, la mercificazione dei Sassi ma anche della Civita. Le positività e le negatività sono esplicitate con il guizzo della ricercatrice esperta e capace di esaminare questi fenomeni territoriali.
Molto interessanti le pagine del volume dedicato alle motivazioni che portano le città a competere e gli esiti di queste competizioni constory telling e place telling diversificati e originali ma anche i processi di progettazione concertata delle politiche urbane in cui gli stakeholder sono chiamati a immaginare un futuro possibile.
Dopo un’attenta disamina su tutte le Capitali Italiane della Cultura, nei capitoli successivi si pone l’attenzione sul ruolo dell’industria culturale e creativa in Italia per lo sviluppo economico e l’importantissimo ruolo della partecipazione, quello dell’identità territoriale e quello della rigenerazione urbana e nuovi percorsi e interrogativi che pongono la brandizzazione dei territori e le molteplici trasformazioni inaspettate e imprevedibili
Si sentiva la mancanza di un volume con queste caratteristiche; buon Natale a chi ama leggere!

