É GIUSTO INFORMARE

GARLASCO, CON LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, CHE CAXXO CI AZZECCA SUL PALCO ATREJU?

#égiustoinformare con Il Libertario Etrusco Terroristapoetico (di Gabriele Lanzi)

CHE CI AZZECCA GARLASCO CON LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE?

Quando la Presidente del Consiglio invita a votare 𝐒𝐈̀ al referendum sulla giustizia evocando “una vergogna come Garlasco”, non sta facendo informazione, sta facendo 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐚𝐠𝐚𝐧𝐝𝐚 𝐞𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐚.

E lo fa scientemente.

Il 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐆𝐚𝐫𝐥𝐚𝐬𝐜𝐨 non viene citato per spiegare una riforma, viene usato per 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚.

Perché nel merito, questa riforma, è difficile da difendere.

Così si prende un fatto tragico, noto a tutti, ancora carico di dolore e dubbi nell’opinione pubblica, e lo si trasforma in uno slogan politico.

È una tecnica vecchia, ma sempre efficace: 𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐯𝐨𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐧𝐜𝐢𝐚.

Ma qui va detta una cosa con chiarezza:

𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐆𝐚𝐫𝐥𝐚𝐬𝐜𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐜’𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚 𝐧𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐩𝐚𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐜𝐚𝐫𝐫𝐢𝐞𝐫𝐞.

Nulla.

Gli errori giudiziari, quando ci sono, dipendono da 𝐢𝐧𝐝𝐚𝐠𝐢𝐧𝐢, 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐝𝐝𝐢𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨, 𝐫𝐢𝐬𝐨𝐫𝐬𝐞, 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐢, 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀, non dal fatto che un magistrato faccia il pubblico ministero o il giudice in carriere separate. Mettere in relazione diretta Garlasco e questa riforma è un 𝐟𝐚𝐥𝐬𝐨 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐜𝐚𝐮𝐬𝐚𝐥𝐞.

Allora perché 𝐆𝐚𝐫𝐥𝐚𝐬𝐜𝐨 𝐞̀ 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐩𝐚𝐠𝐢𝐧𝐚, perché torna ciclicamente, perché viene riesumato proprio ora?

Perché serve un 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐬𝐢𝐦𝐛𝐨𝐥𝐨, semplice, riconoscibile, emotivamente potente. Parlare degli articoli della riforma non scalda nessuno, parlare di una “vergogna” sì.

È una 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐜𝐢𝐬𝐚.

C’è poi un secondo livello, ancora più politico.

Usare Garlasco significa 𝐝𝐞𝐥𝐞𝐠𝐢𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐠𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨, alimentare l’idea del giudice che sbaglia e non paga, del sistema che opprime i cittadini.

È una narrazione funzionale a una riforma che non punta a rendere la giustizia più giusta o più veloce, ma a 𝐢𝐧𝐝𝐞𝐛𝐨𝐥𝐢𝐫𝐞 𝐥’𝐚𝐮𝐭𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐠𝐢𝐮𝐫𝐢𝐬𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 e a rendere il sistema più permeabile al 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨𝐥𝐥𝐨 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐨.

Se davvero l’obiettivo fosse evitare errori giudiziari, il dibattito sarebbe su 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐬𝐭𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢, 𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐜𝐢, 𝐝𝐮𝐫𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐜𝐞𝐬𝐬𝐢, 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐬𝐚, 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐳𝐢𝐞.

Ma di tutto questo non si parla.

Si parla di Garlasco.

Sempre Garlasco.

E qui sta il punto decisivo:

𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐞̀ 𝐬𝐨𝐥𝐢𝐝𝐚, 𝐥𝐚 𝐬𝐢 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝐦𝐞𝐫𝐢𝐭𝐨.

Quando invece si ricorre a casi simbolo e frasi ad effetto, si sta chiedendo un 𝐯𝐨𝐭𝐨 𝐞𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐨, non un consenso consapevole.

𝐃𝐢𝐫𝐞

“𝐯𝐨𝐭𝐚𝐭𝐞 𝐒𝐈̀ 𝐩𝐞𝐫 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐆𝐚𝐫𝐥𝐚𝐬𝐜𝐨”

𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐬𝐩𝐢𝐞𝐠𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚

È usare paura e dolore per orientare il voto.

👉 𝐏𝐞𝐫 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐫𝐞𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐝𝐮𝐦 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐯𝐚 𝐚𝐟𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐬𝐭𝐚, 𝐧𝐨𝐧 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐧𝐜𝐢𝐚.

👉 𝐏𝐞𝐫 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐯𝐨𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐚𝐩𝐞𝐯𝐨𝐥𝐞 𝐞̀ 𝐍𝐎

UN CASO ALLA VOLTA FINO ALLA FINE
Centri in Albania, Garlasco, tasse al ceto medio e consenso informato: tutte le bufale di Meloni ad Atreju

REALMENTE TRATTASI DI SQUALLIDA SPECULAZIONE POLITICA E PESSIMA COMUNICAZIONE MEDIATICA OLTRE ATREJU


Garlasco, l’ira di Meloni per i magistrati:

“È una vergogna”

L’appello in vista della riforma della Giustizia

Dal palco di Atreju la premier Giorgia Meloni si scaglia contro la gestione giudiziaria dell’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco


Presente anche Giorgia
Meloni alla festa di Fratelli d’Italia ad Atreju.
Dal palco nel giorno di chiusura dell’evento, la premier è tornata a parlare di
Garlasco, definendo una “vergogna” il modo in cui sono state portate avanti le indagini sul caso.


Affinché ciò che è accaduto con l’omicidio di Chiara Poggi non si ripeta, Meloni invoca il sì al referendum sulla
riforma della Giustizia.

 

Meloni ad Atreju: “Garlasco è una vergogna”

È stato lungo e variegato il discorso di Giorgia Meloni alla giornata di chiusura della festa di Fratelli d’Italia.

Ad Atreju la premier ha parlato di Europa, di Elly Schlein, dei doveri delle scuole e, non ultimo, del più noto caso di cronaca nera degli ultimi anni.

Tornando sul caso Garlasco, Meloni ha definito una “vergogna” la gestione delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi.

“Votate perché non ci possa più essere unavergogna come quella di Garlasco” sono state le esatte parole.

L’appello agli italiani è quello di confermare la riforma della Giustizia proposta dalla maggioranza, per cui si voterà in un referendum.

Le indagini sull’ex procuratore di Garlasco

Giorgia Meloni sembra in particolare riferirsi all’indagine aperta dalla procura di Brescia che si intreccia con il caso Garlasco.

Mario Venditti è accusato di peculato e corruzione in atti giudiziari assieme al pm Pietro Paolo Mazza.

L’ipotesi è che Venditti, ex procuratore di Pavia che indagò sull’omicidio di Chiara Poggi, abbia scagionato Andrea Sempio in cambio di denaro

Tra i presunti indizi sulla colpevolezza del magistrato un appunto scritto dal padre di Sempio:

“Venditti gip archivia x 20.30 euro”

Gli investigatori desumono da ciò che Venditti avrebbe ricevuto 20.000 o 30.000 europer scagionare Sempio, ad oggi nuovo unico indagato per l’omicidio di Poggi.

Cosa prevede la riforma della Giustizia

La nuova riforma della Giustizia è stata approvata in via definitiva dal Senato lo scorso 30 ottobre, con una maggioranza inferiore ai 2 terzi.

Per via di tali insufficienti numeri, spetterà ai cittadini, con un referendum, confermare la decisione del Parlamento di attuare delle modifiche costituzionali.

Il punto principale delle modifiche richieste dal Governo è la separazione delle carrieretra magistrati requirenti e giudicanti.

A inizio carriera, il magistrato sarà tenuto a scegliere, in modo irrevocabile, se diventare un giudice (in ruolo giudicante) o un pubblico ministero (ruolo requirente).

La riforma propone anche l’istituzione di un’Alta Corte Disciplinare con il compito di giudicare i magistrati in caso di abusi, negligenze e comportamenti contrari alla deontologia professionale.

GIORGIA MELONI, MOLTO PIAZZISTA, POCO STATISTA, anche alla festa FdI

#égiustoinformare

BELLA SINTESI del SENATORE Dario Parrini:

“Meloni ha chiuso la festa del suo partito a Roma con un intervento privo di autorevolezza e infarcito di propaganda di quart’ordine.

Ghignante, rancorosa e aggressiva, brava solo ad additare nemici da insolentire. Meloni ha molto della piazzista ma è lontana mille miglia dal poter essere considerata una statista.

Una premier dovrebbe unire il Paese.

Lei sa solo dividere.

Il problema è che, mentre la capa di Fdi deride e insulta, le tasse e le liste d’attesa in sanità aumentano, la sicurezza si riduce e l’economia ristagna”

12.426 MQ DI SUOLO PUBBLICO PER UN COSTO DI SOLI 110.365 EURO: SCONTO “CLIENTE”

ATREJU, 38 GIORNI DI OCCUPAZIONE DI 12.426 MQ DI SUOLO PUBBLICO PER UN COSTO DI 110.365 EURO: 20 CENTESIMI AL DI PER MQ, GRAZIE A UNA TARIFFA SPECIALE
Stavolta il titolo è davvero il programma. «Sei diventata forte, Atreju»

scrive il popolo di Giorgia Meloni che dal ’98, fra delusioni e spintoni, s’è fatto largo nella destra, e ne ha abbattuto i miti, ha risucchiato il centro, e ne ha assorbito lo spirito.

Allora eccoli qui, potenti al potere, nei giardini e nei fossati di Castel Sant’Angelo a Roma, tronfi, gonfi e parecchio baldanzosi per Atreju la festa della destra italiana – e per destra italiana, si intende Fratelli d’Italia – mai così lunga, grossa, ricca.

Mai così forte.

Cinque settimane e mezzo di cantieri nei giardini e nei fossati di Castel Sant’Angelo luccicanti dopo gli interventi del Giubileo, lo sfruttamento politico (e commerciale) di un simbolo universale della Roma imperiale e papale.

Al popolo di Atreju, cioè al partito FdI, sarà costato una fortuna?

No, certo che no. Ingenui.

Quando finalmente si diventa forti è tutto più semplice.

E anche tutto più conveniente.

Un inventario di Atreju:

38 giorni di occupazione del suolo pubblico per montare e smontare 6.728 mq di pedane

(14 novembre/22 dicembre);

9 giorni di eventi culturali e politici

(6 dicembre/14 dicembre);

82 dibattiti in due tensostrutture di 1.850 mq;

oltre 400 ospiti;

24 direttori di giornali di estrazione mista; il governo compatto e in livrea;

le opposizioni e i sindacati in ordine sparso;

un padiglione di 450 mq per il ristoro;

due aree per rifocillarsi con 25 casette di legno con arrosticini fumanti, provolone impiccato, birre artigianali, porchetta, mortadella, cioccolata.

Quest’anno la festa di Atreju è tornata a Castel Sant’Angelo

(lo scorso anno c’erano i lavori, e fu scelto il Circo Massimo)

e ci è tornata moltiplicando il tempo e lo spazio.

Per esempio due anni fa è durata soltanto quattro giorni.

Il Municipio I, con l’assenso del Comune di Roma e del gabinetto del sindaco Roberto Gualtieri che ne ha la titolarità, ha concesso a Fratelli d’Italia 12.426 mq di superficie pubblica applicando le tariffe previste.

Siccome Atreju è una festa ricorrente, secondo il calcolo stabilito da una delibera di Giunta (n.522/2024), ha beneficiato di uno sconto “cliente”

{L’articolo completo di Carlo Tecce è sul sito de L’Espresso}  

#sapevatelo2025

 

 

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