RICORDATE I MORTI, MA RICORDATELI VIVI

Dobbiamo dire che con Antonio Luongo non abbiamo avuto grandi frequentazioni, non tanto per la cerchia d’amici, per fortuna diversissima, ma soprattutto per il modo d’intendere il potere e le sue questioni di giustizia.

Ora lasciamo stare che nel suo bel ricordo si riporti in scena uno come D’Alema che ha tramortito il riformismo di doroteismo machiavellico visto che mentre pontificava ai quattro venti la pace perpetua s’occupava poi da sinistro influencer di piazzare armi alla Colombia, ma vivaddio nel periodo più buio del centrosinistra avere il talento di Luongo che come un bravo matrimonialista riusciva a trovare sempre ragioni d’unità e perfino di vittoria avrebbe quantomeno evitato la Caporetto e le sue annesse figuracce, a partire dalla genialata di Speranza d’individuare come alter ego presidenziale di Bardi un fan d’Almirante alla Trerotola spacciandolo per un’anima bella di sinistra.

Già perché l’opera di Luongo, nel momento in cui più servirebbe alla causa dell’alternanza al centrodestra, non ha continuatori che la rifacciano vivere in tutta la sua forza politica.

Ritorna in mente, come bella lezione per l’attualità, Ascanio Celestini:“Ricordate i morti, ma ricordateli vivi”.

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