Numeri in negativo per la Caritas Diocesana di Potenza. È quanto emerso ieri pomeriggio nella sede della Caritas A Casa di Leo sita nella Cittadella di Bucaletto.
Presenti il Vescovo della Diocesi di Potenza-Muro Lucano e Marsico Nuovo, Monsignor Davide Carbonaro, Marina Buoncristiano, direttrice della Caritas Diocesana, Giorgia Russo, Responsabile dell’Osservatorio Diocesano delle Povertà e dell’Economia e Irene Morlino, sociologa.
Un pomeriggio di riflessione, di studio e di analisi sulle tendenze che la povertà provoca in Basilicata.
Nel 2024 le persone che si sono rivolte ai 16 centri di ascolto Caritas sono state 4442 con un aumento percentuale del 19.7%. Da segnalare l’aumento dell’età media delle persone che si rivolgono alla Caritas passata a 52 anni mentre diminuisce la percentuale tra chi tra queste ha figli minori confermando l’assunto che il rischio di essere povero è maggiore sia nel periodo caratterizzato dalla presenza di figli piccoli che nella vecchiaia.
Gli over 55 sono quelli più colpiti da una condizione di vulnerabilità ormai sempre più critica e cronica, mentre l’altro dato negativo riguarda la percentuale degli ultra settantenni presi in carico dalla Caritas.
Per quanto riguarda il livello di istruzione il 53% possiede la licenza media inferiore mentre diminuisce la percentuale dei diplomati che si aggira al 29% del 2024 rispetto al 25% dell’anno precedente.
Numeri che fanno riflettere sulla condizione dei poveri, vecchi e nuovi che sempre di più chiedono man forte alla Caritas per combattere la piaga latente della povertà che turba non poco gli operatori e le operatrici della Casa di Leo di Bucaletto.
La povertà dipende dalla mancanza di occupazione e in questo senso sono state richiamate le istituzioni per dare un sostegno e un sollievo ai meno abbienti che si recano nella sede Caritas. Il pomeriggio di riflessione si è chiuso con la celebrazione della Santa Messa, officiata nella Parrocchia della Beata Vergine della Speranza, da Monsignor Davide Carbonaro che per l’occasione ha rimarcato l’impegno della Caritas al servizio dei poveri e dei bisognosi: «Desidero ribadire che la Caritas non è istituzione altra rispetto alla Chiesa diocesana.
La Caritas è l’espressione della comunità ecclesiale, le mani e il cuore del Vescovo che raggiunge il più possibile i bisogni umani e spirituali dei suoi figli e delle sue figlie. È segno permanente della sua paternità.
Per questo invito a lavorare insieme, a livello ecclesiale, in dialogo progettuale con le istituzioni evitando iniziative parallele, benemerite ma volte autoreferenziali e rispondenti a bisogni di auto gratificazione.
Occorre pertanto sperare le forme assistenzialiste che generano la dipendenza da “pacco alimentare”.
Non è dando un pacco in più che risolveremo la povertà, è ascoltando, progettando insieme, rispondendo ai bisogni concreti, educando al dare e al ricevere che la persona cresce e si rende autonoma nella sua dignità».
Marina Buoncristiano ha detto la sua sul report: «Oggi presentiamo il nuovo report sull’esclusione sociale ed è un modo soprattutto per incontrare insieme amministratori e volontari perché in modalità differenti si occupano entrambi di bene comune.
Oggi più che mai il bene comune come concetto dovrebbe ritornare al centro dell’attenzione tanto del decisore quanto della società civile.
I dati della Basilicata e in particolare quelli della nostra diocesi sono dati molto preoccupanti per tutte quelle persone che vivono un momento di grande vulnerabilità e oggi anche chi ha un lavoro vive la fragilità importante di non poter arrivare non a fine mese ma anche alla metà del mese».
Giorgia Russo ha parlato dei dati del report: «È difficile parlare di nuovi poveri oggi. Ogni anno si tende a provare a traccia- re e a delineare profili diversi.
In realtà ormai il fenomeno della povertà sta assumendo caratteristiche talmente tanto trasversali che davvero assumono come dire dimensioni preoccupanti.
Il dato più allarmante di tutto in riferimento alle nuove forme di povertà è sicuramente quello relativo agli occupati.
Quasi il 22% delle persone che abbiamo incontrato nel 2024 come rete di centri di ascolto ha un occupazione e parlando di occupazione parliamo di forme di occupazione stabile. Basti pensare che questo dato nel 2019 era solo al 9%.
Questo significa che in modalità conclamata oggi anche chi ha un lavoro non riesce a farcela e richiede sostegni per i bisogni tra i più disparati. Resta quindi molto preoccupante la relazione che c’è tra la povertà economica e il lavoro in se anche perché l’incidenza dei bisogni relativi al tema lavoro ha raggiunto ormai nel nostro osservatorio davvero delle percentuali preoccupanti.
Oltre un terzo delle persone che abbiamo incontrato in modo più o meno stabile sopravvive attraverso forme di lavoro irregolare e mappiamo con grandissima preoccupazione, forme di sotto occupazione, lavoro precario e soprattutto la bassa intensità lavorativa.
Quindi a profili occupazionali spesso non tanto qualificati si associano molte volte anche posizioni lavorative che non sono di basso profilo ma che per la bassa intensità lavorativa molte famiglie si trovano nella povertà».
Francesco Menonna

