BOLOGNETTI SI RIVOLGE ALLA COMMISSIONE VIGILANZA RAI
«Da oltre quarant’anni raccolgo firme per difendere la giustizia e i diritti dei cittadini.
Oggi, per continuare questo dialogo, sono costretto allo sciopero della fame». Con queste parole Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani, annuncia la ripresa del suo Satyagraha, iniziato alle ore 23.59 del 4 novembre, rivolgendosi alla Commissione di vigilanza della Rai e al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Una scelta che il dirigente radicale definisce «un atto nonviolento necessario per affermare il diritto umano alla conoscenza», che considera alla base di ogni democrazia autentica.
Nella lettera Bolognetti ricorda il suo lungo impegno nelle campagne referendarie degli anni ’80 e nelle iniziative popolari sulla riforma della giustizia.
«Ho trascorso centinaia di ore a raccogliere le firme dei cittadini», afferma, sottolineando come l’Associazione Radicali Lucani rappresenti «una realtà storica con iscritti da tutta Italia».
Il cuore della denuncia riguarda però quella che considera una grave omissione del servizio pubblico.
«La rimozione censoria da parte della Rai della mia azione nonviolenta e del manifesto-appello che sosteniamo è una violazione dell’articolo 294 del Codice penale», sostiene.
Bolognetti richiama il contenuto della norma, che punisce chi impedisce l’esercizio dei diritti politici attraverso violenza, minaccia o inganno.
Riferendosi al ruolo dell’informazione, afferma che «l’inganno si consuma quando gli organi di informazione diventano manganello di regime», evocando metaforicamente «l’olio di ricino delle peggiori dittature».
Per il Segretario di Radicali Lucani, esiste una forma di violenza anche nella «morte civile delle idee», quando il dibattito pubblico esclude un soggetto politico che sostiene la separazione delle carriere dei magistrati, il sorteggio dei componenti del Csm e l’impianto della riforma approvata dal Parlamento.
Il dirigente chiede alla Commissione di vigilanza di intervenire affinché l’azione nonviolenta e le sue motivazioni vengano rese note agli italiani.
«Non è un ricatto: rivendico un diritto che appartiene a tutti», scrive.
L’esclusione dal confronto pubblico sui temi della giustizia, ribadisce, non può essere accettata in un Paese che tuteli libertà di parola e di pensiero.
«È grave assistere alla sopraffazione di principi fondamentali della nostra democrazia», conclude Bolognetti, auspicando un riscontro che ponga fine a quella che considera una censura inaccettabile.

