DOPO 22 ANNI CONTINUA IL MISTERO SU BEVILACQUACrona-Chi? analizzano il caso i giornalisti Amendolara e Tammariello

C’ è un giallo che non si è mai risolto a Lauria. Nella calma di un diciassette maggio del 2003 sparisce nel nulla un uomo di trentaquattro anni.

Dopo ventidue anni sulla vicenda continua ad aleggiare una nebbia sempre più fitta.

È questo il nuovo caso di cronaca trattato nella nuova puntata di CronaChi?, l’approfondimento di Cronache Lucane condotto da Fabio Amendolara. Ospite in studio la giornalista Anna Tammariello, che ha raccolto testimonianze ed informa- zioni utili sulla vicenda.

«Ci occupiamo di una storia che un’intera comunità, quella di Lauria, aveva chiuso in un cassetto -spiega Amendolara-.

L’ha chiusa in un cassetto 22 anni fa, quando è scomparso Nicola Bevilacqua, un ragazzo di etnia rom che con la sua famiglia si era trasferito in paese.

C’è stata qualche timida riapertura della vicenda, anche con delle segnalazioni anonime, però dobbiamo dire che di indagini vere e proprie, anche costruite nel contesto giusto, in realtà non ce ne sono mai state.

Il caso è stato aperto e richiuso sempre con una certa rapidità e non si sono mai fatti dei passi avanti. Il clima che si respirava a Lauria non deve aver favorito la ricerca della verità».

Ma che cosa accade a Bevilacqua? È sera e un auto arriva sotto casa di Nicola. Nulla di anomalo, racconteranno i vicini, perché sotto casa dell’uomo c’era sempre un via vai di auto.

Da quel momento però, del ragazzo si perdono le tracce. Si pensa subito ad un allontanamento volontario, come era già avvenuto tante volte in passato. Poi, si inizia a parlare di una scomparsa.

Ora, a distanza di anni, di probabile omicidio.

Nicola non era uno stinco di santo e a Lauria tutti sapevano che prima o poi avrebbe fatto una brutta fine. Tanti i reati commessi dal Bevilacqua, tante le amicizie sbagliate e forse pericolose.

Ma il caso viene archiviato .

A sei anni di distanza però spunta una lettera anonima che parla di omicidio. Nicola è stato ucci- so, dato alle fiamme e sepolto nella località «Le condotte» di Lauria, scrive la penna anonima.

La Procura di Lagonegro chiede la revoca al giudice per le indagini preliminari del provvedimento di archiviazione e ricomincia ad indagare. Questa volta, però, si segue la pista dell’omicidio.

E due giovani di Lauria, entrambi ventisettenni, finiscono nel registro degli indagati.

Secondo una ricostruzione sono loro che la sera del 17 maggio 2003 vanno a prendere Nicola sotto casa. Sono gli ultimi a vederlo vivo e quindi potrebbero essere coinvolti nella scomparsa dell’amico.

L’otto luglio 2009 gli «specialisti» della Scientifica di Roma e i vigili compiono scavi a campione nella località «Le Condotte» dove, secondo la lettera, i resti di Bevilacqua sarebbero stati sotterrati, senza riuscire, tuttavia, a individuare quel che rimane del cadavere.

Dal sottosuolo emerge solo il tessuto bruciacchiato di una maglietta che non contribuisce a fare chiarezza.

«Anna Tammariello in questi giorni si è occupata in modo abbastanza approfondito sulla vicenda.

Che cosa hai scoperto?».

« In buona parte della comunità di Lauria- spiega Tammariello- c’era un sentimento di astio nei confronti di questa ragazzo. Questo clima sicuramente non ha favorito in un primo momento le indagini perché qualcuno che forse poteva sapere ha preferito tacere.

Purtroppo a distanza di ventidue anni molte delle persone vicine al Bevilacqua non ci sono più. A restituirci però informazioni utili per comprendere il contesto e ricostruire l’aspetto umano del Bevilacqua l’intervista del direttore e fondatore dell’ Eco di Basilicata, Mario Lamboglia.

Un’intervista del 1998 dove Bevilacqua si mette a nudo. Era sicuramente un personaggio che incuteva timore e paura all’interno della comunità, ma una persona che comunque mostra dei rimpianti per le sue condotte».

Dalla penna del giornalista emerge un racconto fatto di sofferenza. Nicola non si sentiva accettato nella comunità nella quale viveva, che lo additava come “U zingaro” e non trovava conforto nemmeno nelle quattro mura domestiche, dove la sua era una famiglia disfunzionale e anaffettiva.

« A lui spiega Lamboglia nel contributo video- sono mancati anche gli aspetti minimi che dovrebbero essere presenti in una famiglia e questo ha generato un piccolo mostro». «Mario Lamboglia- sottolinea Amendolara- ci racconta di un ragazzo esuberante anche con le ragazze del paese.

C’è però un problema di contesto: quello cittadino che cercava di respingerlo ma c’è anche il contesto familiare che presentava delle difficoltà. « In entrambi i contesti- evidenzia l’ospite in studio- c’era un clima generale di repulsione nei confronti di Nicola.

Il primo giocattolo da parte dei genitori Bevilacqua lo riceverà solo all’età di 16 anni.

In punto di morte la madre riserverà nei suoi confronti parole amare, etichettandolo di essere il suo più grande rimpianto e nell’intervista a “Chi l’ha visto” dopo la sua scomparsa il padre affermerà che il figlio aveva preso quella brutta testa proprio dalla madre».

« Il padre che però proprio, in quella intervista, ad un certo punto si commuove spiega Amendolara in studio- e parlerà da subito di omicidio». In paese tutti sapevano che prima o poi Nicola avrebbe fatto una brutta fine.

A sette anni aveva iniziato a delinquere con piccoli furti, a quattordici si era macchiato di un brutto reato, che lo aveva condotto per la prima volta nel carcere minorile, e nell’età adulta aveva proseguito in quella condotta.

Ma arriviamo alle indagini che, secondo Amendolara, «hanno fatto acqua da tutte le parti». La prima inchiesta viene chiusa velocemente come allontanamento volontario. Il Bevilacqua era solito sparire e poi ricomparire.

«Ma probabilmente -aggiunge il conduttore- già nel 2003 , nell’immediatezza del fatto, arriva una lettera alla sorella di Nicola, scritta a mano.

Che cosa dice? “Sorella mia stai tranquilla ,sto bene”. Si tratta del primo tentativo di depistaggio che genera una svolta nelle indagini: Nicola non si è allontanato volontariamente e nella sua scomparsa c’è la mano di terze persone».

La calligrafia e la firma non sono quelle di Nicola ed è errato anche l’indirizzo dell’abitazione della sorella. Le indagini però non conducono a nulla e il caso verrà archiviato.

A distanza di anni arriva una seconda lettera, anonima e scritta al pc, questa volta indirizzata a Don Marcello Cozzi, con l’invito di consegnarla agli inquirenti. Sarà questa la lettera che segnerà una svolta nelle indagini e farà riaprire il caso.

Quelle righe raccontano di un omicidio , vengono menzionati i nomi di due ragazzi, Giuseppe e Raffaele, che quella sera erano andati a prendere Nicola.

Si ricerca il suo corpo nel punto evidenziato nella lettera, ma nulla viene rinvenuto se non un lembo bruciacchiato di una maglietta. Una macambra coincidenza, che indubbiamente suggestiona.

La lettera parlava di un corpo, quello del Bevilacqua, bruciato e poi seppellito nel punto in cui fu trovato questo reperto. Il caso venne però archiviato, il corpo mai ritrovato, e il movente e i responsabili mai individuati.

«Il contesto in cui bisogna indagare- conclude Amendolara- non è assolutamente quello ordinario. Non si tratta di criminalità comune, oggi possiamo definirlo un caso di Lupara Bianca. Queste indagini dovevano essere condotte da una procura antimafia».

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