Una nuova richiesta di sanatoria datata 30 ottobre 2025, con ID pratica 2491, compare negli uffici del Comune di Lagonegro.
Il nome è sempre lo stesso: Falabella Salvatore. E qui sorge la domanda che agita palazzo di città e opinione pubblica: com’è possibile una nuova sanatoria dopo un diniego definitivo e un’ordinanza di demolizione già in scadenza?
IL FATTO
Il caso, ribattezzato ormai “la vicenda Zanco”, sta diventando una vera bomba politica.
L’ordinanza n. 39 del 1° agosto 2025, firmata proprio a carico del sindaco Falabella, imponeva la demolizione della villa contestata. Un atto esecutivo, previsto dalla normativa edilizia, che — una volta notificato — blocca ogni nuova sanatoria o tentativo di regolarizzazione.
Eppure, dal nulla, ecco comparire una nuova istanza di sanatoria. Una mossa che, più che una procedura amministrativa, appare come una sfida frontale alla legge.
COSA DICE LA LEGGE
L’articolo 36 del DPR 380/2001 parla chiaro: non si può presentare una nuova istanza di sanatoria per lo stesso abuso se una precedente è stata respinta e c’è un’ordinanza di demolizione in vigore.
La cosiddetta “doppia conformità” — cioè la conformità del- l’opera sia al momento della costruzione che oggi — è condizione imprescindibile.Se la sanatoria è già stata bocciata, significa che tale conformità non sussiste.
E l’ordinanza di demolizione, essendo un atto esecutivo, rende irricevibile qualsiasi nuova domanda, come pure più volte ribadito dal Consiglio di Stato.
In sintesi: nessuna nuova sanatoria è possibile finché l’ordinanza resta valida e non viene annullata.
LE (POCHISSIME) ECCEZIONI
Solo due casi potrebbero cambiare il destino dell’immobile:
1. Un nuovo piano regolatore che renda l’opera conforme (ma a Lagonegro non risulta alcuna variazione urbanistica recente);
2. Un annullamento in autotutela dell’ordinanza o del diniego precedente (atto eccezionale e raramente praticato).Entrambe le ipotesi, al momento, appaiono non poter essere in campo.
E allora a cosa serve questa nuova richiesta di sanatoria?
L’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE
La tensione istituzionale è salita di livello.Sulla vicenda è infatti approdata a Roma un’interrogazione parlamentare di Maurizio Gasparri che chiede chiarimenti al Ministero delle Infrastrutture e dell’Interno.
L’obiettivo: capire se l’amministrazione di Lagonegro abbia rispettato le norme edilizie e quali azioni siano state intraprese dopo l’ordinanza di demolizione.
Il caso Falabella, da pratica locale, diventa così questione politica nazionale.
UN GIOCO CHE IMBARAZZA LE ISTITUZIONI
La situazione è diventata incandescente: la villa resta intatta, l’ordinanza quasi scaduta, e la nuova sanatoria fa tremare le scrivanie del municipio.
Un cortocircuito amministrativo che getta un’ombra sulla credibilità delle istituzioni locali e mina la fiducia dei cittadini. La legge è chiara: non puoi chiedere una nuova sanatoria per ciò che è già insanabile.
Ma a Lagonegro, tra carte che ricompaiono e atti che non si eseguono,il confine tra legalità e convenienza politica sembra farsi sempre più sottile.
Perché quando la demolizione resta solo sulla carta, la vera crepa non è nei muri della villa, ma nella fiducia dei cittadini verso chi li governa.

