È GIUSTO INFORMARE

IN ESCLUSIVA PER CRONACHE LUCANE DALLA INVIATA Dottoressa ANCA MIHAI

LA LUNGA MARATONA DI ANCA A. MIHAI IN DIRETTA TV CARICA DI FORTI EMOZIONI PROFESSIONALI E UMANE PER LE SORTI DEL CONNAZIONALE
Anca A. Mihai
Corrispondente dall’Italia e Vaticano per la Televisione Pubblica Romena

Undici ore di speranza sotto le macerie della Torre dei Conti
È durata undici ore la corsa contro il tempo dei soccorritori per salvare Octav Stroici, l’operaio romeno di 66 anni rimasto intrappolato sotto le macerie della Torre dei Conti, nel cuore della Capitale.
Undici ore di speranza, di silenzio e di fatica, scandite dal rumore dei detriti e dal respiro affannato dei pompieri che, a turno, scavavano anche a mani nude pur di raggiungerlo.
Io ero lì, fin dal primo crollo intorno alle 11.20.
Ho seguito metro dopo metro l’avanzare dei vigili del fuoco, mentre la luce dei fari si rifletteva sulla polvere sospesa nell’aria.
Quando le attrezzature meccaniche non bastavano più, li ho visti inginocchiarsi e passare all’azione manuale dei detriti, centimetro dopo centimetro, con la determinazione di chi non vuole arrendersi.
Nel corso della lunga giornata, diverse autorità si sono avvicinate al pool della stampa per fornire aggiornamenti e tenere viva la speranza.
Tra loro il deputato Federico Mollicone, il prefetto di Roma Lamberto Giannini e il sindaco Roberto Gualtieri.
Tutti confermavano che l’operaio era ancora vivo, che comunicava con i pompieri e che chiedeva loro di non fermarsi.
Verso sera, in un momento di drammatica umanità,
Octav ha sussurrato ai soccorritori di fare presto, perché non ce la faceva più a resistere.
Quelle parole, riportate dagli ufficiali, hanno acceso in tutti noi una speranza ancora più forte: quella di vederlo uscire vivo da quell’inferno di pietra e polvere.
A pochi metri di distanza, protetta da un’equipe di psicologi, la moglie di Octav seguiva in silenzio ogni movimento, aggrappandosi alla speranza di rivederlo ancora una volta.
Verso sera è arrivata anche la figlia, partita da Lecce non appena saputo dell’incidente, per sostenere la madre nonostante la paura e la stanchezza.
Quando finalmente, dopo undici ore di lavoro incessante, Octav è stato estratto vivo, un applauso spontaneo è scoppiato tra i presenti. Tutti (giornalisti, pompieri, medici, passanti) abbiamo lasciato via dei Fori Imperiali con il cuore colmo di sollievo, felici di poter raccontare una storia a lieto fine, una di quelle che restituiscono fiducia nella vita e nel coraggio umano.
Ma la speranza si è spenta poco dopo
Durante il trasporto in ambulanza, Octav ha avuto un arresto cardiaco
Octav Stroici, il 66enne rumeno di Suceava, bloccato sotto le macerie nel centro di Roma, è morto in ospedale dopo essere stato estratto vivo.
I medici hanno tentato a lungo di rianimarlo, ma ogni sforzo è stato vano.

È morto in ospedale, a un solo anno dalla pensione tanto attesa.
Octav Stroici era nato a Suceava, nel nord della Romania.
Come molti della sua generazione, aveva vissuto la crisi e la chiusura delle fabbriche, trovando in Italia una nuova possibilità.
Lavorava nell’edilizia, un mestiere duro ma dignitoso, e la sua esperienza lo aveva portato a essere parte del team incaricato della ricostruzione della Torre dei Conti, chiusa dal 2007
A 66 anni, rappresentava una generazione di sacrificio, quella che ha attraversato la transizione economica della Romania e ha cercato altrove una vita più stabile.
Non era solo un operaio: era un padre, un marito, un uomo che credeva nel lavoro e nella dignità
La sua morte lascia un vuoto profondo non solo nella sua famiglia, ma anche nella comunità romena in Italia, che ogni giorno contribuisce, in silenzio, a costruire e ricostruire questo Paese.

Mentre la notte calava su Roma e le sirene si spegnevano, davanti alle rovine della Torre dei Conti restava solo un pensiero:
la memoria di un uomo che ha dato tutto fino all’ultimo respiro, e la certezza che il suo sacrificio non sarà dimenticato

#sapevatelo2025
