Si sa che la politica ha una sua particolare vocazione al destino, nel senso che le sue parole e le sue azioni hanno una condizione per così dire necessitata, magari anche nella forma del contrappasso dantesco.
Così se c’è un mistero che attraversa insondabile il fronte di questi patrioti lucani è quello di Carmine Cicala passato col fratello Amedeo, in uno schiocco di dita fumanti, dal “Salvini forever” alla più conveniente “Meloni forever”.
Ora però Cicala davanti alla disperazione degli agricoltori sui loro campi assettati e chiamato a fare concretamente la sua parte d’assessore per una crisi idrica drammatica e senza precedenti ha pensato bene di buttarla nel cazzeggio dialettico del “laboratorio di resilienza climatica” con cui scongiurare addirittura la catastrofe che incombe sulla povera Basilicata e manco avesse ricevuto per la genialata il premio Nobel sulla sostenibilità ambientale.
Eppure dopo la sua infelice uscita e quella più felice dall’aula dei consiglieri di FdI in aperto dissenso, nessuno di buon cuore e fratellanza gli ha consigliato d’intraprendere la strada, ormai destinata, delle dimissioni, peraltro già invocate da Confagricoltura.
Canta Blastema:“Il destino d’un inverno a tradimento…”
