PERCHÈ LE MAESTRE VIOLENTE SONO STATE COPERTE?Smascherare la rete di silenzi della terra di mezzo dell’informazione come lo strumento Basilicata24

È una brutta storia quella della Cooperativa “Il Melograno” facente parte del Consorzio Cs che fa capo al moralizzatore di Basilicata24 Michele Finizio e della violenza sui bambini nell’asilo nido che assume sempre più i contorni di un giallo.

È anche la fotografia di un mondo parallelo al “potere ufficiale”, un mondo che non appare ma si copre e si protegge mentre tutela i suoi affari.

Un mondo di mezzo che si nasconde nelle pieghe della retorica per coprire abusi, violenze e profitti su di essi costruiti e ricavati.

La prima evidente notizia è che, se non fosse stato per la Procura della Repubblica di Potenza, queste minacce e violenze sui bambini sarebbero state ancora nascoste.

Sì perché pare che degli abusi molti sapessero, per non dire tutti.

TUTTI SAPEVANO

La prima cosa che emerge chiaramente dalle indagini è che tutti sapevano di queste violenze.

C’erano state segnalazioni che erano state rivolte ai responsabili della cooperativa e pare arrivate anche alla rete di cooperative che fa capo a Michele Finizio.

Tutti sapevano perché le tre indagate pare che, per stessa natura delle società siano cooperatrici della cooperativa e della rete di cooperative facenti capo al moralizzatore di Basilicata24. T

utti sapevano perché c’erano state segnalazioni.

Tutti avevano fatto finta di niente a partire dai dirigenti del Consorzio CS e a partire da Michele Finizio che è ancora sotto processo, tra le altre cose, per le finte minacce perpetrate verso sé stesso e la compagna con filmati della Polizia Giudiziaria che lo inchiodano mentre disegna croci sulla vettura della sua direttrice.

Le prove che incastrano le tre educatrici (di cui tacciamo per ora i nomi per evitare il linciaggio cui sarebbero sottoposte dall’indignazione popolare) sono state raccolte dalla Polizia Giudiziaria in meno di un giorno.

È bastato mettere le telecamere per una giornata sola per scoprire quello che in tanti sapevano e avevano fatto finta di non vedere.

Ci chiediamo perché nessuno abbia visto e sentito perché in tanti abbiano avuto interesse a coprire, perché ancora adesso nessuno vuole squarciare il velo di silenzio che sta avvolgendo questa situazione.

L’INTERROGAZIONE COMUNALE

Ad oggi la politica ha parlato soltanto per bocca dei Consiglieri Comunali di Opposizione che giustamente hanno depositato un’interrogazione per cercare di capire cosa sia accaduto, quali controlli siano saltati e cosa il Comune di Potenza intenda fare.

La cooperativa il Melograno, inserita nel Consorzio CS guidato da Michele Finizio lavora in convenzione con il Comune di Potenza. Serve chiarezza. Noi la chiediamo come operatori dell’informazione ma, soprattutto, come genitori.

Ci si può continuare a fidare di chi non ha mosso un dito per tutelare dei bambini? Il mondo della libera informazione che fa le pulci e i dossieraggi su tutto, inventando di sana pianta notizie che non esistono e che si rivolge a Basilicata24 dello stesso Finizio per avvalorare, corroborare e supportare le proprie tesi e le proprie letture moralistiche per quanto tempo ha intenzione di non occuparsi di una vicenda scabrosa?

QUELLA TERRA DI MEZZO

Noi vogliamo sgomberare il campo da ogni equivoco.

Noi abbiamo rispetto per le storie, per la storia e per le sofferenze degli uomini in campo nelle vere battaglie contro la mafia.

La Basilicata non è terra di mafia.

Esiste, però, una terra di mezzo.

Un mondo nel quale ci si copre a vicenda e ci si racconta le sto- rie che piacciono.

Esiste un mondo che si da le pacche sulle spalle e si nasconde nel tentativo di apparire migliore di quello che si è e di alzarsi su un pulpito per poter dare lezioni a tutti. Non abbiamo l’odio verso il potere.

Non conosciamo l’odio come sentimento e sappiamo che il potere è una costante delle strutture sociali.

Può essere una struttura sociale semplice o complessa e un potere grande o piccolo ma un potere, un decisore dovrà sempre esserci. Esiste, però, nel- le democrazie un potere autentico e democratico.

Esso si fa conoscere, si mostra nelle sue relazioni e nelle sue conoscenze.

Si sottopone al giudizio popolare senza nascondersi. Lo fa con la richiesta del consenso democratico che necessita di trasparenza e di conoscibilità.

Non è un caso se tutta l’attività legale di una struttura democratica sia pubblica e conoscibile.

Sono conoscibili le Leggi, le determine e le deli- bere di affidamento.

Andare a leggerle è facile per tutte.

Poi esiste un sottobosco di potere nascosto.

Un potere nascosto che non dovrebbe esistere in una democrazia.

Quel potere nascosto che fa sostenere ad una testata on-line una campagna moralizzatrice fatta da un altro giornale in cambio del silenzio serbato da quel giornale sulle vicende giudiziarie che riguardano società legate al proprietario di quella testata on-line.

Uno scambio di favori nell’ombra. Una reciproca solidarietà che non fa bene alla società. Non ci piace parlare di omertà ma raccontare quella terra di mezzo che nasconde rapporti e crea amicizie durature segrete.

SQUARCIARE IL VELO DI MAYA

Arthur Schopenhauer quasi due secoli fa scrisse “Il Mondo come Volontà e Rappresentazione” e introdusse il tema del Velo di Maya. Secondo il filosofo tedesco esiste un velo che nasconde la realtà delle cose. In questo caso noi proviamo a squarciare il velo di Maya e a raccontare ciò che viene nascosto da una re- te di amicizie e collaborazioni che potremmo chiamare connivenze se volessimo usare la stessa terminologia dei moralizzatori a tanto al chilo. Ci piacerebbe che anche altri si unissero alle nostre richieste di chiarezza. Sarebbe un modo intelligente per spiegare perché in tanti nascondo quello che è facile da rilevare se si va un po’ più in profondità rispetto agli atti pubblici. Le amicizie segrete, del resto, traggono la loro forza dalla segretezza non dalla pubblicità. Ciò che è pubblico è democratico, ciò che è segreto è pericoloso.

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