Il nostro articolo sulla famiglia Dodaro , editori dell’ei fu “Il Quotidiano del Sud” e sulle intercettazioni nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Catanzaro che vedrebbero la magistrato della Corte dei Conti, ora in Basilicata, Maria Gabriella Dodaro definire il presidente della Regione Calabria Occhiuto «ricchione di merda» non è passato inosservato ad un occhio attento come quello di Maurizio Bolognetti, segretario di Radicali Lucani.
«Leggere quanto riportato da Cronache Lucane fa letteralmente accapponare la pelle» afferma.
«A questo punto ci sarebbe da porre, di nuovo e ancora, una gigantesca questione di incompatibilità ambientale per ciò che concerne la permanenza in Basilicata di alcuni magistrati. – continua Bolognetti – Con un gioco di parole potrei dire che a volte i conti non tornano.
Il dramma è che quando a non tornare sono i conti della giustizia, i danni sono indelebili e irreversibili». E poi l’affondo del segretario di Radicali Lucani, in sciopero della fame e della sete che sta portando avanti un’azione nonviolenta per chiedere verità sulla vicenda Israelo-Palestinese, il rispetto dell’art.21 della Costituzione e del diritto umano alla conoscenza, al giornalista di punta del quotidiano: «Vorrei anche dire a presunti giornalisti d’inchiesta e d’assalto che il giornalismo d’inchiesta non si fa con le veline delle procure.
Il sottoscritto, che di inchieste vere ne ha fatte tante (ricordate, per esempio, il caso Fenice), ha semmai fornito elementi e notizie di reato alle Procure, chiedendo alle stesse di indagare, il che non è sempre avvenuto.
Il mio operato ha viaggiato in direzione esattamente opposta rispetto a quelle che, in maniera assai impropria, vengono definite inchieste giornalistiche».
«A questo punto, visti certi intrecci inquietanti, non c’è da sorprendersi se il sottoscritto, che è totalmente estraneo a certe dinamiche, subisca censure da regime stalinista.
– prosegue – Ho visto cose in questi anni, che voi umani…Rilanciare veline e ricamarci sopra non è giornalismo d’inchiesta, proprio no».
«Conclusioni?
Ripeto ancora e ancora: un magistrato non solo deve essere al di sopra, delle parti, ma deve anche apparire tale.
La magistratura non può e non deve piegarsi a giochi di potere, pena la totale perdita di credibilità» conclude Maurizio Bolognetti.

