In questi giorni ci siamo occupati degli affari e delle disgrazie della galassia della famiglia Dodaro.
In particolare delle ultime vicende giudiziarie che hanno colpito Posteraro e le intercettazioni che scottano, almeno in termini di opportunità, su cui però torneremo con molto più dettaglio nei prossimi giorni.
LA GALASSIA PARASTATALE DEI DODARO
Per essere del tutto comprensibili, prima di ritornare alle vicende giudiziarie dei giorni nostri, dobbiamo fare un necessario salto nel passato per ricostituire la galassia della famiglia cosentina che stigmatizza le altrui pagliuzze, senza vedere le travi nei propri occhi.
C’era una volta il Salumificio Dodaro… o quasi.
Perché della grande fabbrica di soppressate, prosciutti e ’nduja in Calabria, eredità di famiglia, rimane oggi poco più di un’ombra, e dietro quel nome distribuito nei supermercati a marchio e nelle stazioni di servizio della vecchia SalernoReggio si nasconde una vicenda segnata da molti buchi di memoria.
Perché vi raccontiamo questa storia?
Ve la raccontiamo perché chi produceva quei salumi poi si è dato all’editoria arrivando anche in Basilicata, usufruendo di finanziamenti pubblici milionari in modalità che vorremo cercare di capire.
Ci riguarda.
Nel senso che ci riguarda la discussione intorno a un principio basilare: lo sviluppo dell’attività d’impresa può essere connesso a una strategia di intervento pubblico? Grande e vecchia discussione.
Tutta la programmazione delle risorse di coesione va in questo senso.
Cosa significa rapporto fiduciario nella PA? Ci sono regole e leggi. Sì. Un imprenditore può differenziare il suo business? Noi vi proponiamo una storia che parte dalla Calabria e arriva in Basilicata.
La storia imprenditoriale del gruppo Dodaro piena di facilitazioni del business grazie a provvidenze pubbliche, attiva su più fronti, più volte inciampata in pietre giudiziarie, sempre uscita indenne in Calabria ma non ancora in Basilicata.
Negli anni in cui – almeno sulla carta – il Salumificio Dodaro incarnava il sogno del fare impresa nel Meridione, produceva salumi, dava lavoro, alimentava promesse.
Ma qualcosa è andato storto: la fabbrica chiuse, i creditori rimasero in attesa, i dipendenti a mani vuote.
E il “come” e il “perché” di quella chiusura sono rimasti in gran parte avvolti nel mistero.
Il racconto ufficiale punta a difficoltà finanziarie.
Ma chi ha seguito da vicino la vicenda sussurra di passaggi contabili opachi, relazioni societarie intrecciate, e operazioni che cozzano con la trasparenza che ci si aspetterebbe da un’impresa con simili ambizioni.
Non è un caso isolato, bensì il primo atto di una lunga parabola che vedrà Dodaro spostarsi – o tentare di spostarsi – nei settori dell’edilizia e dell’editoria, con variabili che meritano di essere indagate.
IL PRIMO PROCEDIMENTO PER BANCAROTTA FRAUDOLENTA
All’inizio di maggio 2015 il giudice per le udienze preliminari, Francesco Branda, ha prosciolto l’imprenditore cosentino, Francesco Dodaro, dominus del gruppo, dall’accusa di bancarotta fraudolenta.
Dodaro era indagato in qualità di amministratore unico della finanziaria sviluppo commerciale Eurofin spa, (che comprendeva la gestione di cinque supermercati) dichiarata fallita dal Tribunale di Cosenza il 25 luglio del 2012.
In particolare, secondo l’accusa, Dodaro – che rispondeva di bancarotta preferenziale e bancarotta per distrazione – avrebbe «distratto immobilizzazioni materiali per un importo di 155.874 euro, indicato nel bilancio 2012 al netto degli ammortamenti».
E, sempre in qualità di amministratore della Eurofin, durante la procedura fallimentare – allo scopo di favorire alcuni creditori nello specifico la Bcc – «a danno di altri creditori – è scritto nella richiesta di rinvio a giudizio – avrebbe eseguito un pagamento preferenziale nei confronti di tale istituto per l’importo di 55.720,50 euro».
Ma, a seguito di indagini integrative, Dodaro fece ritrovare alcuni beni che in una prima fase mancavano.
Quindi il giudice prosciolse.
Le cronache calabresi dell’epoca però posero una serie di domande.
Come è stato possibile che un’impresa così centrale per l’economia locale sia evaporata senza traccia? E come si spiega che praticamente ogni passo di Dodaro in nuovi ambiti (edilizia, editoria) sia giunto con un alone di contenzioso giudiziario attivato, poi archiviato?
LE GIRAVOLTE SOCIETARIE DEL QUOTIDIANO DI FAMIGLIA
Le sentenze si rispettano.
Ma le storie d’impresa possono lasciare degli interrogativi.
All’epoca della lunga crisi del salumificio e dei tanti supermercati che Dodaro aveva a Cosenza e Castrolibero, sede anche del Quotidiano (giornale che ha fatto le giravolte passando da una società a un’altra in vicende che coinvolgono sorelle, cognati, ex fidanzati e volti di varia umanità) nessuna memoria aziendale, nessuna ricostruzione chiara delle ragioni della chiusura, nessuna verità restituita alle famiglie dei lavoratori che hanno perso l’impiego.
Se fosse un romanzo, lo chiameremmo “il grande vuoto”. Ma è realtà. Ma quel fallimento di Dodaro, il primo, non sarebbe stato l’ultimo. Ma di questo parleremo più avanti.

