LA RECONQUISTA IDENTITARIA DI BARDIL’adesione della Basilicata all’anno europeo dei Normanni non è solo un episodio

Ai più l’annuncio che Vito Bardi ha dato ieri dell’adesione della Basilicata all’anno Europeo dei Normanni potrà sembrare una notizia come le altre.

Chi, invece, conosce la storia d’Italia, d’Europa, del Mezzogiorno e della Basilicata non può non riconoscere quanto in questo atto ci sia di importante ai fini della riaffermazione della centralità della Basilicata nella storia d’Europa.

I normanni, come tutti sanno, venivano dal Nord Europa, avevano conquistato la Normandia ed erano sbarcati sulle coste meridionali.

Secondo la tradizione riportata da Amato di Montecassino, alcuni pellegrini Normanni di ritorno dalla Terra Santa, sbarcati a Salerno chiesero a Guaimario principe longobardo di Salerno di poterlo aiutare in armi per liberare la città dai Saraceni, cosa che poi fecero.

UNA RECONQUISTA LUCANA

Non è questo il luogo per un lungo saggio storico che non avremmo neanche le competenze per fare ma, basterà per il nostro lavoro di cronisti, ricordare che l’Italia meridionale nella quale iniziarono ad arrivare i Normanni era una porzione d’Europa dilaniata dalla guerra tra Longobardi e Bizantini nella quale si erano costruire tantissime colonie saracene.

Una parte importante del Mezzogiorno d’Italia era nelle mani dei Saraceni quando i Normanni iniziarono una vera e propria guerra di riconquista e di liberazione che fu portata avanti dalla famiglia D’Altavilla.

E fu proprio un Altavilla, Roberto il Guiscardo che a Melfi stipulò nel 1059 il Trattato che sancì l’alleanza tra i Normanni e il Papato, il ruolo dei primi come difensori della fede e, soprattutto, fece nascere il primo stato moderno ed unitario della storia d’Italia. Insignito per Grazia di Dio e di San Pietro del titolo di duca di Puglia e Calabria e, se ancora mi assisteranno, futuro Signore della Sicilia fece partire proprio da Melfi la poderosa azione di “reconquista” che liberò la Sicilia dai Saraceni.

UNA BASILICATA NOBILE

Quella che il Presidente Bardi sta cercando di rilanciare è la storia di una Basilicata nobile.

Per troppi anni si è raccontato soltanto dell’epopea contadina dimenticando che la nostra Regione è stata centrale nelle vicende dell’Europa medievale. Questa iniziativa, che va nel solco del Fantastico Medioevo, consente oggi di dare una lettura innovativa e assolutamente inedita della storia e dell’identità della Basilicata.

Non più vista come luogo periferico quasi dimenticato da Dio ma come centro di tantissimi equilibri storici. La Lucania Normanna, così come quella Sveva, furono tutt’altro che secondarie nella storia.

Se la narrazione tradizionale del un lato e il vittimismo piagnone di una parte della letteratura, hanno fatto a gara per cancellare queste vicende, il Generale sembra aver ben chiara l’importanza di una rilettura innovativa e migliorativa della nostra identità.

Non sembri a nessuno tutto ciò soltanto un esercizio retorico, l’identità di un Popolo si costruisce anche dalla narrazione e dalla scelta delle pagine da narrare.

Si può scegliere di schiacciarsi sulla regione del “Cristo si è fermato ad Eboli” o provare a volare con la terra cuore d’Europa nel fantastico e poetico mondo del medioevo.

Entrambe le pagine ed entrambe le letture fanno parte della nostra storia, scegliere quale volere evidenziare maggiormente significa determinare cosa si vuole amplificare e, quindi, contribuire a rafforzare un’immagine di se stessi di un tipo anzicchè di un altro.

Bardi lo sta facendo e lo sta facendo bene.

Noi che da sempre crediamo che sia arrivato il momento di liberarsi dalla maledizione dell’arcadia che costringe il mezzogiorno e la Basilicata in un passatismo rinchiuso nel racconto dei borghi abbandonati, non possiamo che applaudire a questa visione innovativa.

UNA BASILICATA INTERNAZIONALE

Colpisce il fatto che nel suo post social il Generale voglia sottolineare l’inserimento della Basilicata in un progetto che va dalla “Normandia all’Inghilterra, dall’Irlanda alle Fiandre” fino al mezzogiorno d’Italia.

È una riscoperta importante.

Una “reconquista” di forte matrice identitaria di chi non vuole rassegnarsi al declino. Finalmente un Presidente di Regione capace di raccontare le pagine migliori della nostra storia ed inserirle nel sistema europeo.

Massimo Dellapenna

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