TALENTI LUCANI

TALENTI LUCANI

Da più di quarant’anni giro teatri, palcoscenici improvvisati e sale polvero- se, tra microfoni gracchianti e sedie di plastica che hanno visto più sogni infranti che aperture di sipario.

Ho imparato presto che il palco non perdona: un passo falso e sei già fuori scena prima che il pubblico abbia fatto in tempo a guardarti.

Non sono un critico né un giornalista, ma un direttore artistico con un quaderno sempre aperto, pronto a segnare nomi, volti e gesti che rischierebbero di perdersi nel tempo. Colleziono talenti nascosti, fari spenti pronti a brillare, e tra mille nomi e mille storie, emerge Claudio Coviello…

Ogni volta che apro il quaderno non lo faccio per abitudine: è il mio modo di testimoniare i talenti lucani, annotare date, aneddoti, impressioni.

Tra bar di paese, piazze semideserte e teatri polverosi, ci sono ragazzi che sognano in silenzio e finiscono per sfuggire ai radar dei giornali.

Claudio è uno di quelli che non ha aspettato, e il suo talento oggi illumina palcoscenici in tutto il mondo.

IL TALENTO CHE SFIDA PREGIUDIZI E STEREOTIPI

In Lucania siamo esperti nel riconoscere la stagionatura di un pecorino o la bontà di un salume, ma quando si tratta di riconoscere il talento dei nostri concittadini, improvvisamente tutti diventano ciechi come talpe sotto la neve.

Uno apre uno studio legale?

Ci togliamo il cappello.

Un concorso in Regione? Spumante stappato.

Ma se un ragazzo decide di fare il ballerino classico, negli anni passati la domanda tipica era: “Sì, ma di lavoro che fai?”.

Oggi, per fortuna, la curiosità resta più che il pregiudizio, ma serve a ricordare quanto sia necessario avere coraggio per inseguire una strada diversa.

Ecco il contesto in cui cresce Claudio Coviello, nato a Potenza nel 1991, che invece di rincorrere palloni inseguiva arabesque, plié e jeté.

Già solo per questo, da ragazzino, meriterebbe un monumento: nel regno della partitella dietro la scuola, lui sceglie le punte.

I suoi primi passi li muove alla scuola Loncar di Potenza sotto l’occhio attento di insegnanti che capiscono subito che quel bambino ha qualcosa in più.

Non per ribellione, ma per fedeltà a se stesso.

Il ragazzino che ha convinto tutti Immaginate la scena: Lucania profonda, quartiere ordinario, la gente che guarda dalla finestra e commenta: “Che fa quello? Balla?”.

Convincere genitori, amici e destino che la sua strada fosse la danza classica e non il calcetto non era facile.

Claudio ci è riuscito con la testardaggine tipica di chi nasce a Potenza: “Mi prenderete pure per matto, ma io vado avanti lo stesso”. Il risultato? Una carriera che ha scavalcato stereotipi, palcoscenici e diffidenze come se fossero ostacoli da riscaldamento.

CURRICULUM CHE NON LASCIA SCAMPO

Nato a Potenza nel 1991 Studia danza da giovanissimo: inizia alla scuola Loncar di Potenza, poi frequenta la Scuola di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma e il corso di perfezionamento diretto da Pablo MoretPartecipa a stage in Italia e all’estero, anche in Spagna Nel 2010 entra al Corpo di Ballo della Scala di Milano.

Con la scuola romana danza in produzioni formative come Graduation Ball e Coppélia (nel ruolo protagonista)Nel 2013 riceve il premio “Positano – Léonide Massine” come miglior danzatore italiano.

Diventa primo ballerino e poi étoile della Scala.

Interpreta ruoli da protagonista in Romeo e Giulietta, Giselle (Albrecht), Don Chisciotte (Basilio), Il lago dei cigni (Siegfried), Sylvia, Verdi Suite, Notre-Dame de Paris (Quasimodo)Partecipa a tournée internazionali con la Scala, in Europa e Asia (Shanghai, Tokyo, Parigi, New York)Mantiene un legame con Potenza, tornando per masterclass e incontri con i giovani talenti lucaniTradotto: mentre qui si discute ancora se sia meglio il caffè al bar o quello del supermercato, lui è diventato uno dei volti della danza mondiale.

DAL SUD AL TEMPIO DELLA DANZA

A Milano ci arrivano in tanti, di solito per studiare moda, finanza o comunicazione.

Lui ci è arrivato per ballare fino allo sfinimento, tra calli ai piedi e allenamenti più duri di una giornata in campagna a raccogliere pomodori.

Non è entrato alla Scala da comparsa, ma come si entra in una cattedrale: rispettoso, certo, ma consapevole che lì dentro avrebbe preso lo spazio che gli spettava.

Eppure, quando torna a Potenza, i complimenti ci sono sempre: sinceri, caldi… e per un attimo ti sembra di sentire il vecchio commento degli anni ’70, “Bravo, ma poi di lavoro che fai?”, per fortuna oggi lo si pensa solo per gioco.

L’ironia della sorte: il paradosso è che in una terra dove si applaude ancora alle “tarantelle” improvvisate nelle sagre, ci si fa venire l’orticaria davanti a un arabesque.

La gente non capisce che il lavoro di un ballerino classico è più duro di una vendemmia a Ferragosto.

Claudio ha trasformato le ore di sudore in poesia in movimento.

E mentre in molti inseguono contratti precari, lui firma contratti con la Scala.

Ma guai a dirlo in paese: rischi di sentirti rispondere che “sono cose da femminucce”.

E se qualcuno pensa che basti un diploma o un corso di danza a scuola per arrivare al suo livello, provi a mettere le scarpette e a ripetere cento volte un pas de deux: ecco, lì comincia la vera lezione.

E allora la vera grandezza di Coviello non è solo nei suoi salti perfetti, ma nell’essere rimasto lucano senza restare prigioniero delle piccolezze lucane.

Ha preso le radici e ci ha fatto un trampolino, mica un cappio.

IL CORAGGIO DI RESTARE SE STESSI

In passato, in Italia, un ballerino maschio poteva suscitare sguardi dubbiosi e domande imbarazzanti: “Ma sei sicuro di voler fare questo lavoro?

Ti pagheranno abbastanza? Non ti vergogni?”.

Oggi queste osservazioni sono molto più rare, soprattutto tra chi conosce l’arte della danza.

Eppure, anche ora, Coviello continua a mostrare con i piedi e il talento che la grazia, la forza e l’equilibrio non hanno sesso, dimostrando che il corpo maschile può essere insieme muscolo e leggerezza, potenza e fragilità.

Se potessimo guardare il mondo con gli occhi di chi osa sognare davvero, forse scopriremmo che i pregiudizi sono solo ostacoli minuscoli di fronte alla determinazione.

E qui scatta la lezione che la Lucania, e forse l’Italia intera, dovrebbe imparare: il talento non si misura con il pregiudizio, ma con i risultati.

E i risultati di Claudio parlano chiaro: ruoli da protagonista, palchi internazionali, recensioni entusiastiche, pubblico in piedi.

UNA METAFORA FINALE

Coviello è come una cometa che attraversa il cielo della Lucania: appare di rado, brilla intensamente e subito dopo ci lascia con il naso all’insù, a chiederci come sia possibile che da un capoluogo sonnolento come Potenza sia venuto fuori un artista capace di incantare il mondo.

E allora, invece di limitarci a dire “bravo”, dovremmo iniziare a domandarci: quanti altri Coviello abbiamo perso, perché non abbiamo saputo riconoscere i germogli del talento sotto la polvere della rassegnazione?

La danza è l’arte di volare restando con i piedi per terra. Coviello ha volato alto, e noi possiamo solo imparare a guardarlo senza abbassare lo sguardo.Appuntamento a domani, per continuare questo viaggio tra i talenti lucani: un altro nome, un’altra storia, un’altra prova che la nostra terra è capace di generare meraviglie, anche quando fa di tutto per non accorgersene.

Dino Quaratino

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