In questa nuova puntata di “Crona-Chi?” il giornalista Fabio Amendolara incontra il già Senatore Egidio Digilio, «per parlare di una vicenda sparita completamente dai radar, una Commissione d’inchiesta, anche abbastanza pubblica, poi però non si è più saputo niente, nonostante la raccolta di materiale importante» spiega Amendolara.
«Questi sono i misteri della Basilicata -racconta l’ospite- non è sparita solo quest’inchiesta, sono sparite tante altre cose.
Siamo negli anni ‘90, fin verso i 2000, dopo i fatti di Scanzano, nasce questa Commissione d’inchiesta che mise insieme un po’ di carte per cercare di capire quali erano i rapporti con le compagnie petrolifere e minerarie».
«Parliamo delle estrazioni in Val d’Agri, Corleto, Gorgoglione e un po’ in tutta la Basilicata».
«Il problema di fondo qual è stato?» incalza il giornalista. «Quando vengono narrati i fatti di Scanzano, si evincono responsabilità da parte di chi governava la Basilicata, degli amministratori locali della fascia ionica, però poi tutto sparisce -racconta Digilio Occupammo i pozzi petroliferi.
Fu un fatto che fece scalpore a livello nazionale, però sulla cronaca locale non ne hanno mai parlato, sono un po’ come i Misteri della Fede: esistono anche i Misteri della Fede della Basilicata.
Non si poteva parlare perché il centro-sinistra cercava di offuscare sempre il tutto, tant’è che quando sono stati costretti a dare spiegazioni in Consiglio regionale, hanno istituito questa Commissione presieduta da me, dall’Opposizione ma che praticamente è stata boicottata dai componenti del centro- destra e del centro-sinistra perché non si volevano far scoprire quali erano i contratti fatti tra il Governo italiano e il Governo della Regione Basilicata, documenti che ho reperito con tantissime difficoltà, sia negli uffici regionali che extra-regionali; un aiuto me lo diede il Ministro dell’Ambiente Matteoli, e venne fuori questa relazione con contratti mai mantenuti».
E incalza Amendolara: «Carta canta e leggiamo di miliardi che dovevano es- sere elargiti alla Regione».
«Sì -conferma l’ospite-circa 400 miliardi al popolo lucano.
Quanto è arrivato poi in sostanza non si riesce ancora a sapere. Erano previsti soldi per il monitoraggio ambientale, per le infrastrutture, la sanità, era previsto tutto.
Tant’è che per la prima volta in Italia riuscimmo, tra maggioranza e opposizione, a concordare la misera somma del 7% delle royalty, tenete presente che a quei tempi il petrolio andava a 40-50€ a barile, noi dovevamo portare le estrazioni a 100 mila barili, quindi erano soldi per la Basilicata.
Di questo 7%, un 15% più o meno dovevano percepirlo i Comuni interessati come ristoro ambientale, il 30% allo Stato e il 7% alla Regione.
Io ebbi “la dabbenaggine” di chiedere allo Stato di rinunciare a quel 30%, però allora c’era il generale Bubbico, così lo chiamavano.
Sotto questo aspetto devo dire che il vero generale Bardi quando è arrivato, era animato da buoni propositi, si pensi al bonus gas. Bisogna riconoscere che Bardi non ha fatto altro che mettere in atto il protocollo».
Torniamo alla commissione d’inchiesta, «a un certo punto dopo alcune audizioni cosa accade?».
«Feci circa 17, 18 audizioni, ho audito gli ambientali- sti, sindacati, i dirigenti regionali, i dirigenti dell’Eni, ma non sono mai riuscito a raggiungere la maggioranza perché boicottato sia dal centro-destra, sia dal centro-sinistra.
Alla fine riesco a rimette- re insieme un po’ di carte, con l’aiuto anche del Ministero, e quando devo presentare per la discussione, per far capire al popolo lucano qual è lo stato dei fatti, la magistratura va a secretare, quindi non potevo rendere pubblico nulla.
Così l’Opposizione disse che io non ho mai fatto niente. E nessun Consigliere regionale si è preso la briga di capire che cosa effettivamente sia successo e fare un po’ un bilancio.
Non siamo mai riusciti a capire quanto petrolio è stato estratto.
Qualche mollica alla pollicino l’abbiamo lasciata, a differenza magari del centro-sinistra, perché non c’è un Consigliere della vecchia guardia.
Oggi sul Bonus gas bisogna riconoscere che Bardi si è comportato benissimo, peccato che visiti sempre il solito marciapiede della politica.
Altra cosa è l’acqua.
In questa relazione l’Eni si era ripromessa di rivedere le questioni idriche, anche perché per estrarre petrolio, serve l’acqua.
Ogni giorno 16 milioni di litri di acqua finiscono nei pozzi petroliferi.
La Basilicata ne è ricca, però non avevamo mai capito dove la prendono: sono 60 anni di dighe, gli ultimi 5 anni ne possiamo rispondere noi, gli altri 55 anni, sono succeduti altri, sono succedute altre questioni regionali, nessuno fa un’operazione verità.
Ad esempio si potevano ammodernare le condotte attraverso quel Contratto».
«Ma perché non si è mai fatto conoscere questo contratto?» incalza Amendolara. «Ripeto, sono i misteri della Basilicata – afferma Digilio-
Qualche mese fa sono state rinnovate le concessioni alle associazioni minerarie, non sappiamo il contenuto, nessun Consigliere regionale si è permesso di chiedere, leggere, capire che cosa abbiamo dato o ottenuto in cambio.
Quando iniziammo questo tipo di ragionamento, da Roma mi avvertirono, “stai attento che di petrolio si muore”.
Io sono uno di quelli contro il sistema. Oggi si è perso il senso delle istituzioni: se un Consigliere regionale non si prende la briga di leggere quali sono i termini contrattuali delle nuove concessioni petrolifere, non ha senso, non possiamo dare colpa al Presidente».
«Che indicazioni possiamo dare a chi ha interesse a riprendere questa vicenda?». «Nessun tipo di indicazioni – replica l’ospite- c’è scritto, c’è un contratto, dobbiamo farlo rispettare e dobbiamo portare la Basilicata su traguardi possibili, traguardi economici, se la povertà avanza, se l’emigrazione avanza, se abbiamo bisogno di acqua, di potere economico, le fabbriche vengono chiuse, qualche cosa che non funziona c’è da 30 anni a questa parte, ognuno si deve assumere le responsabilità, ce le possiamo assumere anche noi di destra, di centro, di centro-destra, chiamate come volete la coalizione, ma queste sono questioni che vengono da lontano, il discorso dell’acqua viene da lontano: facendo un giro a Potenza o nei paesi, vediamo ancora i tombini con l’effigie del Duce».

