ASSOLTO TELESCA: «IL FATTO NON SUSSISTE»Il Tribunale accerta che il Sindaco non commise alcuna calunnia nei confronti della Polizia Municipale

Ve lo ricordate il linciaggio che fu fatto contro l’allora Consigliere Comunale ed attuale Sindaco di Potenza Vincenzo Telesca in merito ai fatti accaduti il 29 Maggio 2017?

Se non ve lo ricordate ve lo ricordiamo noi. In quell’occasione la politica, una parte violenta ed intollerante dell’informazione, cercatori di scoop all’ultimo grido accusarono Vincenzo Telesca di aver avuto un comportamento illegale nei confronti dei Vigili Urbani.

Ne nacque un’indagine e poi un processo.

Durante quel processo e per tutta la durata di esso qualcuno si è addirittura permesso di dire che Telesca, nel frattempo diventato Sindaco, si sarebbe dovuto dimettere perché era incompatibile di fatto con il Corpo di Polizia Municipale.

IL FATTO NON SUSSISTE

Sapete come è andata a finire quella vicenda?

Sapete cosa c’era di vero?

Niente. Non lo diciamo noi.

Lo dice il Tribunale Penale di Potenza che proprio ieri ha disposto l’assoluzione del Sindaco di Potenza con la formula “più” piena possibile: il fatto non sussiste.

Si è parlato di un fatto insussistente, si è commentato, si è polemizzato su un fatto che non esisteva.

In pratica una parte dell’informazione e della politica ha centrato la sua discussione su un prodotto della fantasia.

Non lo diciamo noi, lo dice il Tribunale che, a differenza dei chiacchieroni polemici portatori insani di violenza verbale quotidiana, ha letto i documenti, ha ascoltato le testimonianze, ha verificato le fonti e le narrazioni e, dopo tutto questo, ha accertato che quel fatto non era mai accaduto.

A noi non interessa neanche riportare analiticamente le vicende che, non essendo mai esistite, sono state soltanto il frutto di una narrativa fantasy che troppo si discosta dal lavoro della politica e dell’informazione che, al contrario, dovrebbe fondarsi sempre sulla dura roccia del principio di realtà.

Quello che a noi interessa sapere è se qualcuno adesso chiederà scusa?

Se i cronisti d’assalto, i cercatori di scandali inesistenti avranno il coraggio di dire che (anche questa volta) si erano sbagliati?

Vorremmo sapere se lo faranno le forze politiche che su quella indagine hanno montato un caso?

Ci piacerebbe che lo facessero.

Le (rare) volte in cui abbiamo commesso errori di narrazione o di valutazione lo abbiamo riconosciuto. Ci piacerebbero che lo facessero altri.

LA VIOLENZA VERBALE

Nei giorni scorsi il Sindaco di Tricarico Paolo Paradiso ha subito un’aggressione con una minaccia.

La solidarietà è una cosa anche scontata.

Nessuna persona civile può mai schierarsi dalla parte di chi aggredisce.

Nessuna persona civile può evitare di solidarizzare con chi viene aggredito.

Noi, però, non amiamo l’ipocrisia.

Non ci piace nascondere che esiste un clima di violenta aggressione moralistica che cela anche in modo poco ortodosso una certa propensione per la violenza verbale.

La politica è un’arte dura, un’attività complessa, per sua natura sempre portata alla contrapposizione e al confronto tra le parti e con i cittadini. Esiste, però, una netta differenza tra la contrapposizione fondata sul confronto dialogico tra proposte politiche e il linciaggio alle persone, la ricerca dell’errore personale, l’attenzione maniacale ad eventuali illeciti che poi, come in questo, caso non producono nulla perché fondati su fatti inesistenti.

Tutta la politica che ha solidarizzato con Paradiso, tutta l’informazione che ha sottolineato il gesto violento stigmatizzandolo oggi ha il dovere di fermarsi a riflettere quanto di quella violenza sia anche determinata dalla ricerca del capro espiatorio.

I Sindaci, i Consiglieri Comunali, in una Regione piccola come la nostra anche i Consiglieri Regionali sono un’interfaccia quotidiana con i cittadini.

Non sono irraggiungibili. Sono a contatto con la gente tutti i giorni.

Chi provoca il linciaggio morale è moralmente responsabile delle azioni violente che compiono coloro i quali hanno meno mezzi culturali e una reattività più primitiva.

Mentre va in stampa questa edizione di Cronache noi, ovviamente, non conosciamo ancora ciò che diranno gli altri giornali e soprattutto quelli che hanno maniacalmente seguito la vicenda.

Non crediamo che riconosceranno di aver perseguitato un innocente, la speranza è che almeno non vogliano nascondere il loro errore marchiano dietro a qualche cavillo o qualche narrazione non completa.

Noi crediamo non solo che ciascuno sia innocente fino a sentenza definitiva ma anche che abbia il diritto di affrontare il processo senza moralistiche indignazioni su fatti inconsistenti tratti dalla fervida penna di qualche autore fantasy

Massimo Dellapenna

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