LUISA TROIANO: DA RUOTI A FILADELFIA
In questa giornata per gli alunni lucani suonerà la campanella, chissà quale entusiasmo troverà.
A loro tutti voglio dedicare la testimonianza di Luisa Troiano.
Ci troviamo negli anni Sessanta e lei, ragazzina di appena 13 anni, viene accompagnata dal papà Cesare a Napoli per essere affidata al personale dell’Alitalia e volare, tutta sola, per l’America dove verrà accolta dagli zii Luisa e Nunzio.
Si trova ad essere tra quei cinque milioni di italiani emigranti che hanno popolato l’America.
Tutto ha inizio, due anni prima circa, con la visita degli zii a Ruoti. Zia Luisa, sapendo della passione per lo studio della piccola Luisella, e non avendo figli, le propone di continuare gli studi in America. «Inizialmente ero titubante – racconta oggi Luisa -, non volevo lasciare mio padre e mia madre Lina, mio fratello Luigi, mia sorella Anna e i miei amici, ma quando zia mi disse che sarei potuta andare all’Università, allora mi brillarono gli occhi e decisi di partire.
Mi convinsi che c’era qualcosa di meglio che mi aspettava».
È piacevole ascoltare dal vivo la sua narrazione carica di pathos, intercalata con espressioni di quel dialetto mai dimenticato al pari dello slang americano.
Luisa nelle settimane scorse è tornata per qualche giorno nel suo paese natio e l’ho incontrata durante una visita a mia madre, sua amica di infanzia nonché compagna di classe di mia zia Luigia.
Ma continiamo la narrazione.
Ci vollero due anni tra documenti e autorizzazioni «tra Consolato italiano e americano, gli zii dovevano dimostrare – dice – che avevano le possibilità economiche per mantermi”, e finalmente giuse il fatidico giorno, in ottobre.
“Mia zia Luisa è emigrata giovane in America dove poi si è sposata con Nunzio, originaio di Chieti. Con lei erano emigrati – continua – anche Angelina, un’altra sorella di mio padre e zio Rocco».
Nel suo fare memoria Luisa mi dice di come inizialmente è stato difficile inserirsi per via della lingua, gli zii la iscrissero ad una scuola per imparare l’inglese e di come poi facevano a gara con la vicina di casa e zio Rocco (questi nel fine settimana) per aiutarla.
A Luisa le mancava «la sua famiglia e la spensieratezza della vita di paese, dove uscivi e trovavi tanti amici», racconta.
Ma gli zii «mi trattavano come una regina, credevano in me e questo è importante – dice -, inoltre sono stati anche esempio di bontà e generosità».
Luisa non si scoraggia e studia tantissimo «Avevo compreso che ci voleva tempo, io poi stavo in una scuola dove c’erano ragazzi provenienti da tutte le parti del mondo, dalla Cina alla Germania e così via, e allora dovevi impegnarti con tutte le tue forze.
Non ho avuto paura – continua -, ho affrontato con grande coraggio fino a quando un giorno, era giugno, mentre guardavo la tv mi accorsi che comprendevo tutto.
Fu per me una immensa gioia». Luisa si fece notare subito dagli insegnati per la sua bravura, e il Preside le propose di fare un esame per l’ammissione al liceo e così fu.
Superò brillantemente e venne iscritta al secondo anno.
«La scuola mi piaceva tanto – dice – era piena di attività, i docenti ci trattavano come gioielli, non importava la provenienza o le condizioni economiche, valorizzavano il tuo merito, infatti – continua – decisero di inserirmi in un gruppo classe di 40 ragazzi, i migliori di tutta la scuola.
Mi chiamavano per nome e, forse anche per il mio carattere socievole, avevo tanti amici e mi ero inserita benissimo».
Irrefrenabile nei ricordi, Luisa sembra rivivere quegli anni e il giorno del diploma: «È stato il giorno più bello della mia vita – racconta – ho ricevuto un premio inatteso e anche la borsa di studio per la Temple University di Filadelfia.
Grande orgoglio e soddisfazione anche per i miei zii».
Un riconoscimento che ha saputo restituire nel tempo, oggi Luisa oltre a far parte delle grandi organizzazioni culturali della cittá in cui vive come il Philadelphia Museum of Art e il National Constitution Center, continua a contribuire alla comunitá italo- americana di Filadelfia, con la fomazione di una borsa di studio per la promozione della lingua e della cultura italiana.
Inoltre fa anche parte del nuovo Museo della Storia dell’Immigrazione Italiana, a cui ha contribuito fondi e oggetti storici che sono in esposizione.
Tornando agli anni della sua formazione, eccelle e dopo soli tre anni si Laurea e insegna al liceo lingue straniere (italiano, francese, spagnolo e latino) per dieci anni circa.
Ma a mamma Lina non interessava il suo successo, avrebbe voluto tenerla con sé, Luisa ricorda il grande dispiacere della mamma.
L’insegnamento lo lascia per lavotare al fianco del marito, Agostino Falcione (originario della provincia di Campobasso) conosciuto negli anni universitari in biblioteca, nell’attività della Cha Educational Tours, per programmi di viaggi e cultura in tutto il mondo, divenendo una delle più grandi Compagnie degli Stati Uniti con più di un milione di professori e studenti che hanno partecipato nei loro programmi culturali.
E lei stessa ha fatto tappa in tutta Europa e in altri continenti «con il desiderio sempre di imparare», precisa.
Dopo la morte del marito, vent’anni fa, Luisa continua con la figlia, Tina Luisa il suo lavoro, restringendo il campo delle sue Compagnie sparse per l’Eurpoa, e trova tempo per i due nipotini, Caterina e James Agostino.
Con il marito ha avuto grande in- tesa ed oggi, in sua memoria sta pensando ad una donazione, al Museo del posto, della vasta collezione d’arte di Agostino Falciano. Luisa non ha dimenticato la sua infanzia, di quando andava ad imparare a ricamare, del vespro, del suono delle campane e delle processioni.
Ma quello che ricorda è il piacere di ascoltare gli anziani e i loro racconti, «Io sono oggi – affferma – la persona che deve tutto al paese dove è nata, alla semplicità della vita, alla famiglia e a coloro che mi hanno insegnato le cose più importanti della vita, i valori umani, il rispetto, l’educazione, la pazienza».
Il legame con Ruoti l’ha portata nel 2016 a sponsorizzare la pubblicazione e la traduzione dall’inglese all’italiano del lavoro del Professor Alistair Small (dell’Universitá di Edinburgo, Scozia) sugli scavi della famosa Villa Romana di San Giovanni di Ruoti (traduzione fatta da Francesco Tarlano di Grumento).
Nel 2018 riceve dall’associazione Basilucania il Premio Personalità lucana. Luisa Troiano Falcione non cambierebbe nulla del suo vissuto. «Come donna mi sono pienamente realizzata.
Sono stata rispettata e ammirata.
Ho dato il meglio di me stessa. Sono soddisfatta del- la vita”.
Forse l’unico rimpianto “è quello di non aver avuto un secondo figlio», dice.
Ma attenti a pronunciare in sua presenza due parole, a lei odiose: vecchiaia e pensione.
«L’età è solo un numero. Unica ricchezza è la salute – dice – ed importante curarsi e avere buone amicizie e tenersi attivi».
Luisa ci consegna questo motto: «Bisogna credere in se stessi. Domani sarà meglio di oggi e se ho sbagliato, domani posso essere migliore di ieri».
Maria De Carlo

