Si è parlato anche di Geopolitica a “spazio sud”, la manifestazione organizzata da Fratelli d’Italia a Paestum con l’abile regia del segretario regionale e sottosegretario alle infrastrutture Antonio Iannone e il carisma autorevole del viceministro degli esteri Ed- mondo Cirielli.
Cuore della discussione è stato il piano Mattei ed il dialogo con tutti i sud del mondo.
Una sfida epocale che è come una rivoluzione copernicana che non riconosce più soltanto il diritto ad emigrare ma anche e soprattutto, per citare le parole di Benedetto XVI, il diritto a non emigrare.
LA INTRODUZIONE DI CAIATA
Ci sia consentito da lucani e da potentini quel pizzico di orgoglio identitaria e forse un po’ provinciale nel partire dal fatto che ad introdurre i lavori sulla politica estera del Governo sia stato proprio il “nostro” Salvatore Caiata.
Il Parlamentare potentino ha trovato evidentemente una sua centralità nella politica nazionale di FDI uscendo dal localismo per proiettarsi in una dimensione autenticamente nazionale.
Non era facile nel complesso e qualitativamente alto livello della politica di Fratelli d’Italia ma Caiata ci è riuscito.
Ci fa piacere sottolineare che accanto ad uomini di primissimo piano come Rotondi, Tremonti, Cirilli e Urso ci fosse un potentino doc come Caiata.
Segno evidente questo che Potenza ha ripreso a produrre classe dirigente di alto livello, capace di analizzare e affrontare la complessità nel modo più completo possibile.
Le parole del nostro Parlamentare, del resto, hanno reso plasticamente l’immagine di chi conosce la materia, la padroneggia e sa come gestirla.
Le parole di Caiata, infatti, hanno evidenziato la difficoltà del quadro internazionale e l’impreparazione dell’unione europea nell’affrontarla non tanto a causa di insufficienze nella classe dirigente quanto per il suo deficit strutturale e genetico.
«L’Europa – ha detto il parlamentare potentino – è nata con l’idea di gestire la pace, basti pensare che in tutti i suoi trattati manca la parola crisi», un deficit strutturale che evidentemente non consente rapide risposte a situazioni che sembravano inimmaginabili ai padri fondatori.
Una situazione questa che ci consente di ridurre i danni, secondo Caiata, solo grazie alle capacità di Giorgia Meloni di stare a tavola con i grandi non da cameriere come Conte o da pietanza come accadeva ai tempi del PD.
CIRIELLI CAMBIA LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Tra i grandi protagonisti di questa stagione di rinnovata centralità dell’Italia c’è anche Edmondo Cirielli.
Il viceministro degli Esteri è titolare dell’importantissima delega alla cooperazione internazionale.
Ed è proprio su questa materia che l’Italia ha cambiato decisamente modus operandi.
Fino a ieri, infatti, la nostra amata Patria si limitava a dare soldi a chi faceva la cooperazione con progetti più o meno confusi.
Con il piano Mattei, invece, l’Italia è riuscita ad elaborare un organico piano di investimenti capace di aiutare le popolazioni in via di sviluppo senza abbandonare la produttività e verificandone i risultati.
Non era semplice.
Cirielli ci è riuscito. Un modello di cooperazione e di sviluppo il cui racconto basta da solo a misurare le qualità dell’uomo.
Qualità che darebbero all’esponente di AN anche la possibilità di sfidare e battere Fico in Campania mettendo fine ad un ventennio di egemonia Deluchiana nella regione più importante del Sud.
Massimo Dellapenna

