Abbiamo rinunciato da tempo ad interpretare il pensiero d’Azione democratica di Piero Lacorazza e non tanto per via del suo inguaribile vizio a pontificare su tutto, peraltro facendo meglio d’altri il mestiere d’opposizione, ma se dovessimo arrischiarci sulla linea politologica, di cui è ammalato oltre misura, gli si dovrebbe quantomeno contestare la fallacia delle sue tattiche, magari suggestive, ma di certo piene d’insuccesso.
Ora buon Dio, tra l’urgenza applicativa della legge sullo smart working, il cordoglio per il povero Sisinni, le battaglie per Tito capitale del libro, il 118 in Val D’Agri, l’Oasi pantano di Pignola e chi più ne ha ne metta non ci pare fosse pure necessario andare a guardare a casa d’altri, visto che anche PD e 5S hanno saputo così tanto bene e, senza farsi avere peli sullo stomaco, inciuciare al governo con lo scoppiettante Salvini e non per questo qui da noi s’è gridato allo scandalo o sono volati a matrimonio leghisti e grillini.
Dulcis in confusione, se aggiungete al suo spregiudicato corteggiamento pitelliano il fatto che se il campo largo lo si fa con Conte e soci stellari allora fugge Calenda e tutta Azione. Canta Peroz:“Meglio starsene zitti…”
