Tra giuristi illustri, avvocati in passerella e giunte improvvisamente illuminate, la città di Venosa si scopre “baricentrica”. Opinioni e riflessioni basate su fatti pubblici. Chi non vorrebbe una Facoltà di Giurisprudenza sotto casa? Sveglia la mattina, colazione al bar del corso, due passi verso l’aula magna e via, tra codici, pandette e cavilli, come se la “Sapienza” fosse dietro l’angolo. A Venosa, città che di diritto ne ha respirato tanto nella sua storia, basti pensare al giurista Giovanni Battista De Luca m, l’idea di una sede universitaria non è nuova. Ma ogni volta che si riaffaccia, sembra sempre la prima volta. Delibera e passerella Questa volta il sipario si è alzato con la delibera della Giunta comunale n. 125 del 24 luglio 2025 (come riportato da fonti pubbliche), che all’unanimità ha deciso: sì, Venosa si candida a ospitare la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi della Basilicata. Titoli, applausi, fotocamere. In prima fila, come confermato dalle stesse fonti, i nomi di Donato Bellasalma e Antonio Coscia, presidenti rispettivamente dell’Associazione Forense “Roberto Maranta” e dell’Accademia “Giovanni Battista De Luca”. Entrambi hanno svolto un ruolo attivo nella promozione dell’iniziativa. La proposta è legittima e meritevole di attenzione. Ma l’ironia nasce dal contesto: alcune realtà locali, come il Circolo Angilla Vecchia di Potenza, lavorano sul tema da anni, organizzando incontri pubblici con docenti dell’Unibas, il presidente dell’Ordine degli Avvocati della provincia di Potenza, Francesco Bonito Oliva, e consiglieri regionali.
IL CONSIGLIERE MICHELE NAPOLI: TESSITORE SILENZIOSO
Il consigliere regionale Michele Napoli, ad esempio, cerca da tempo di facilitare il dialogo tra il presidente Bardi e il rettore dell’Ateneo lucano, in una prospettiva di sinergia istituzionale. E allora viene spontaneo chiedersi: perché la “scoperta” della Giunta comunale sembra talvolta simile a chi, arrivando a partita già iniziata, vuole prendersi il merito del lavoro di gruppo? Una lettura ironica, non un’accusa: un’osservazione sulle dinamiche pubbliche e di visibilità.
LA CITTÀ DEL DIRITTO… E DELLE DELIBERE
Venosa è abituata ai grandi titoli. È la città di Orazio, del castello, delle catacombe e, perché no, di promesse che spesso restano parziali. Le facoltà universitarie, però, non nascono per delibera comunale. Servono risorse, spazi, piani strategici dell’Università e accreditamenti ministeriali. Un “vogliamo” su carta intestata non trasforma automaticamente Venosa in Atene: al massimo in un ufficio protocollo con ambizioni accademiche. L’Unibas, storicamente, non ha mai brillato per generosità nell’aprire nuove sedi, e un territorio che già lotta con lo spopolamento non garantisce automaticamente studenti a sufficienza. In Basilicata, le nuove idee universitarie a volte restano promesse sulla carta, un po’ come i centri commerciali fantasma: sempre annunciati, mai realizzati.
PROMOTORI E PASSERELLA
Non c’è nulla di male se alcuni professionisti vogliono partecipare alla scena pubblica. È parte della liturgia istituzionale: apparire accanto al sindaco o sui giornali è legittimo. Ma l’osservazione ironica è che questa delibera può sembrare arrivata a sorpresa, quasi dimenticando chi lavora da tempo sul tema. Non si tratta di attacchi personali: è un commento sul metodo e sulla sequenza degli eventi.
VENOSA, LA CITTÀ BARICENTRICA
Venosa è definita “baricentrica” rispetto a Potenza, Foggia, Barletta-Andria-Trani e Avellino. Sul piano geografico è corretto, ma sul piano pratico, trasporti e collegamenti, la realtà può essere più complessa. La frase “baricentrico sulla carta, ragnatela ferroviaria anni ’50” è ironica, non un’affermazione di fatto dannosa. Il fantasma dello spopola- mento Si sostiene che una nuova Facoltà aiuterebbe a contrastare lo spopolamento. È un ragionamento legittimo, ma la realtà è complessa: servono servizi, la- voro, opportunità culturali. Altrimenti, studenti più colti potrebbero comunque spostarsi altrove dopo le lezioni.
UNA QUESTIONE DI METODO
Il punto centrale è il metodo. L’operazione “colpo di delibera” è una lettura critica, non un’accusa: serve distinguere tra visibilità e azioni concrete. Il lavoro del Circolo Angilla Vecchia e le riflessioni già pubblicate su Cronache ricordano che, senza basi solide e collaborazioni istituzionali, la Facoltà rischia di rimanere un sogno, utile più ai titoli di giornale che agli studenti.
PASSIONE VS VISIBILITÀ
In tutta questa sceneggiata, rimane evidente una verità semplice: la passione per l’istruzione e il diritto non si misura in flash fotografici o titoli giornalistici. Ci sono anni di lavoro dietro ogni progetto serio, incontri, protocolli, riunioni silenziose e confronti con rettori, docenti e professionisti. Chi cerca la luce dei riflettori può anche fare scena, ma la sostanza resta altrove: nelle carte protocollate, nelle bozze condivise, nelle strategie costruite pezzo dopo pezzo. E se la delibera fa rumore, che almeno non copra il suono del lavoro concreto già avviato da chi studia davvero le fondamenta della nuova Facoltà.
EPILOGO: SCENOGRAFIA O REALTÀ?
La vicenda somiglia a una commedia all’italiana: tan- ti protagonisti, ciascuno con la propria battuta e ruolo. C’è chi lavora dietro le quinte e chi si mette in posa davanti ai fotografi. Il rischio è che resti solo la scenografia: una delibera, qualche articolo di giornale, un paio di convegni. Ma sognare non è peccato. Anzi, fa bene. Purché si distingua tra chi lavora davvero e chi cerca solo applausi. A Venosa, patria di giuristi e poeti, il diritto di sognare è sacrosanto. Sarebbe ora, però, di reclamare anche il diritto di vedere i sogni trasformarsi in realtà.
METAFORA FINALE
“A Venosa, i sogni di Facoltà sono come libri impilati in attesa di scaffali: belli da vedere, ma ancora privi di fondamenta solide. Chi costruisce mattoni, e non solo scenografie, saprà farli diventare case.”
Dino Quaratino

