MASSIMILIANO LIGRANI IL PITTORE CHE DIPINGE PERSINO L’IRONIADalla provincia al Met di New York, passando per Cannes e Lecce: l’artista potentino che trasforma l’autodidattica in visione, la pelle in tela e la Basilicata in passaporto

MASSIMILIANO LIGRANI IL PITTORE CHE DIPINGE PERSINO L’IRONIA

Ci sono lucani che se ne stanno in silenzio, piegati dall’abitudine, convinti che la loro terra sia soltanto una parentesi geografica da spiegare ogni volta a chi ti chiede “di dove sei?”. Poi ci sono lucani come Massimiliano Ligrani, che della parentesi fanno un trampolino, e al posto della rassegnazione ci spalmano sopra colori, forme, visioni. E no, non stiamo parlando di uno dei soliti pittori “da cantina con mostra improvvisata”: parliamo di un artista che da Potenza è riuscito a portare i suoi quadri al

METROPOLITAN MUSEUM OF ART DI NEW YORK,

mica il circolo bocciofilo dietro casa. Ora, mettiamola così: se sei potentino e arrivi al Met, la prima reazione dei tuoi concittadini non è l’applauso, ma il sospetto. “Ma davvero? Al Met? Sicuro che non è la sala condominiale del Bronx ribattezzata per l’occasione?”. Invece no: Ligrani c’è arrivato sul serio, protagonista della presentazione dell’“Atlante dell’Arte Contemporanea 2024”. Un evento che, tanto per essere chiari, non capita nemmeno una volta a generazione.

AUTODIDATTA,

cioè: “non ho avuto bisogno del libretto delle istruzioni” La cosa più irritante, se sei un suo detrattore, è che Ligrani non ha alle spalle accademie blasonate o scuole iper-riconosciute. Niente École des Beaux-Arts, niente Accademia di Brera. È autodidatta. Che tradotto significa: ha preso pennelli e tele e si è messo a dipingere senza aspettare che qualcuno gli dicesse come. Non ha dovuto imparare a memoria pagine di storia dell’arte per saper parlare con un colore. Ha fatto da sé, e oggi le sue opere finiscono in cataloghi di riferimento e in mostre internazionali. E qui la satira ci scappa da sola: quante volte ci siamo sentiti dire che senza titoli, senza la carta bollata, non sei nessuno? E invece eccolo, Massimiliano, che a Potenza ha saputo dimostrare che la differenza la fanno il talento, la visione, la testardaggine. Un po’ come dire: “Avete presente quella barzelletta secondo cui al Sud bisogna avere conoscenze? Ecco, Ligrani ha avuto solo la conoscenza del colore.”

CANNES: LA BASILICATA SUL TAPPETO ROSSO

Se New York ti sembra lontana, allora facciamo un salto più vicino, sulla Croisette di Cannes. Sì, proprio lì, dove i divi del cinema fanno finta di non sudare in smoking mentre sfilano sul tappeto rosso. Nel 2022, Ligrani si è portato a casa il Prix Grand Artiste con l’opera Keep moving forward. Che già il titolo dice tutto: “Continua ad andare avanti”. E lui avanti ci è andato davvero, mica solo per metafora. Il bello è che mentre a Potenza discutiamo ancora se la piazza nuova sia meglio della vecchia, Ligrani riceve premi a Cannes, e con un’opera che sembra un manifesto: non fermarti, vai oltre, guarda avanti. In pratica, il contrario della filosofia quotidiana di chi passa i pomeriggi al bar a parlare del passato.

IL LEONIDA 2024: UN PREMIO CHE SA DI ORACOLO

Poi c’è il Leonida 2024, ricevuto a Lecce dall’“Accademia Italiani in Arte nel Mondo”. La motivazione ufficiale parlava di “saggezza filosofale” e di “via maestra per le nuove generazioni”. Ora, ammettiamolo: sembrano parole scritte da un monaco medievale dopo una cena abbondante, eppure calzano a pennello. Perché Ligrani non si limita a dipingere: lancia messaggi. Le sue opere ti obbligano a pensare, a non scivolare via con lo sguardo distratto. Basta citare l’opera inedita 2Kpigreco, dipinta su pelle (sì, hai letto bene: su pelle) e presentata proprio a Lecce. Un’esplosione di cicli e visioni, qualcosa che ti sbatte in faccia l’idea di un eterno ritorno, ma senza dover tirare in ballo Nietzsche a tutti i costi. Una roba che scuote. E che, soprattutto, non ti lascia indifferente. Arte come pensiero critico (e non come selfie di contorno) Il punto forte di Ligrani è proprio questo: non ti mette davanti un bel quadretto da appendere sopra il divano per abbinarsi con le tende. Lui ti obbliga a pensare. È convinto che l’arte debba essere uno stimolo, un pungolo, un fastidio positivo. Non un oggetto ornamentale, ma un detonatore di coscienza. Ed è qui che entra il sarcasmo: viviamo in un’epoca in cui la gente si fa il selfie con l’opera d’arte alle spalle senza nemmeno sapere il titolo. Ligrani invece sembra urlare: “Ehi, non distrarti! Guardami! Qui non c’è spazio per la superficialità!”. E questa, diciamolo, è una bella rivoluzione in una società che scambia tutto per arredamento da Instagram.

DAL LOCALE AL GLOBALE (CON RITORNO)

Quello che colpisce, però, è che Ligrani non ha mai rinnegato Potenza. Ci vive, ci lavora, la porta dentro. La città non è per lui un peso, ma un carburante. Da qui è partito, e qui continua a tornare. Ogni volta che porta il nome della Basilicata in giro per il mondo, lo fa con la naturalezza di chi non ha bisogno di rimarcare le origini con orgoglio forzato: basta la sua arte a parlare. In questo senso, Ligrani diventa un po’ l’antidoto a quella retorica trita del “lucano che deve andarsene per essere qualcuno”. Lui è rimasto, ma senza rimanere fermo. Ha preso la provincia, l’ha trasformata in orizzonte. E se non è questo talento, ditemi voi cos’è.

L’IRONIA DEL DESTINO DIPINTA SU TELA

E allora eccoci, alla fine di questo viaggio. Massimiliano Ligrani è il pittore che ha dimostrato che Potenza non è solo una città “di passaggio” sulla mappa, ma un luogo da cui possono nascere visioni che conquistano Cannes, Lecce e persino New York. È il talento che dipinge con l’umiltà dell’autodidatta e la forza di chi non accetta compromessi. È l’artista che ti guarda dalla tela e sembra dirti: “O mi prendi sul serio, o ti senti in colpa”. Ironico, irriverente, a tratti persino sarcastico, perché il suo modo di dipingere è un continuo ribaltamento di certezze. Ma soprattutto: è lucano. E in tempi in cui questa parola sembra significare più “problema” che “orgoglio”, ecco qualcuno che la trasforma in passaporto per il mondo. Massimiliano Ligrani non è solo un artista: è la prova vivente che il talento, se lo lasci libero, ti porta ovunque, dal vicolo stretto di Potenza alla Croisette di Cannes, fino alle sale solenni del Met di New York. Senza scuse, senza permessi e senza filtri. E allora, chiudiamo così: la Basilicata non è terra di cavie, ma di talenti che sanno trasformare la pelle in tela, l’ironia in colore e l’arte in un biglietto di sola andata per il mondo. Appuntamento a domani con un nuovo incontro di questo viaggio tra i talenti lucani.

Dino Quaratino

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