BASILICATA 2025: LA FUGA CHE FA RIFLETTEREMentre oltre duemila lucani partono, la regione deve rispondere con lavoro e infrastrutture adeguate

La Basilicata è bella. Non lo diciamo abbastanza, ma è un luogo che colpisce al cuore. Borghi sospesi tra passato e futuro, colline che sembrano quadri impressionisti, tramonti capaci di fermare il tempo e cibo capace di far versare lacrime di gioia anche ai più rigorosi dietologi. Eppure, nei primi cinque mesi del 2025, oltre duemila lucani hanno deciso di mettere la valigia in spalla e partire. Hanno salutato i calanchi e i borghi, dirigendosi verso città dove il lavoro arriva puntuale, gli stipendi sono concreti e le opportunità si misurano con la praticità, non con l’arte della pazienza. I dati Istat non mentono: la Basilicata sta perdendo chi dovrebbe costruire il suo futuro. Chi resta diventa un resistente silenzioso, un sopravvissuto tra infrastrutture traballanti, treni che sembrano usciti da film in bianco e nero e strade che metterebbero alla prova persino Indiana Jones. Chi parte diventa il moderno Ulisse in cerca di Penelope più affidabili, stipendi regolari e opportunità concrete. È una scelta pratica, non romantica. La bellezza dei calanchi, dei borghi e dei tramonti può incantare, ma non paga le bollette e non garantisce un futuro stabile ai giovani laureati. Se ci fermassimo solo a piangere su questa fuga, ci perderemmo l’occasione di ridere di noi stessi: ridere non significa minimizzare, ma guardare la realtà con lucidità e cercare di cambiarla. Proviamo a immaginare la fuga come una risorsa. Perché non creare un “pacchetto fuga dalla Basilicata”? Cartine con percorsi alternativi ai calanchi, guide ai ristoranti con pasta fatta in casa, mini-manuali su come convincere il vicino a restituire la bici prestata tre anni fa. Ironico? Certo. Utile? Forse no. Ma almeno la disperazione diventa merchandising. E quei ticket di partenza potrebbero finanziare incentivi per chi decide di tornare: sconti sull’IMU, cena con il sindaco, pass gratuito al festival del peperone. Chi dice che nostalgia e marketing non possano coesistere? Il vero problema è il lavoro. Non chiacchiere o pro- messe, ma opportunità concrete. Start-up, incubatori, poli tecnologici: luoghi dove i giovani possano costruire qualcosa senza dover vendere un rene per pagare l’affitto. Qui entra la provocazione intelligente: stipendi più alti per chi investe localmente, agevolazioni fiscali per chi porta competenze innovative, premi per chi resta e investe. Alcuni storceranno il naso, pensando che il denaro non compri la felicità. Vero. Ma avere un lavoro stabile è un buon punto di partenza. E poter restare in una regione che offre strumenti concreti per realizzarsi è un antidoto potente all’esodo continuo. Le infrastrutture, poi, non possono più aspettare. La Basilicata ha ponti, strade e treni che, se fossimo in un film, sarebbero scenografie perfette per una commedia all’italiana su- gli imprevisti quotidiani. Modernizzare il territorio è fondamentale, ma si può farlo con ironia: coworking in castelli medievali, caffè letterari in grotte naturali, Wi-Fi perfino nelle piazze dove il vento urla più del rock anni ’70. Provocatorio? Sì. Necessario? Assolutamente. Così la bellezza naturale diventa motore di opportunità, non gabbia da cui fuggire. Non basta economia e tecnologia: serve cultura, orgoglio e senso di appartenenza. La Basilicata deve essere percepita come casa, non come provincia dimenticata. Campagne virali, ironiche e provocatorie, possono trasformare il concetto di restare in scelta fiera, non in sacrificio. Manifesti con slogan tipo “Lucano e fiero, anche se il treno arriva in ritardo” o video che esaltano la resilienza e la creatività locale rafforzano un orgoglio sano e intelligente. Chi resta sarà motivato, chi è partito potrebbe sentire il richiamo di tornare. Oltre al lavoro e alle infrastrutture, un elemento chiave è la formazione. Non basta che ci siano opportunità: bisogna che le persone abbiano gli strumenti per coglierle. Università e scuole superiori devono diventare centri di eccellenza, laboratori di idee e talenti, capaci di preparare giovani lucani a competere ovunque, senza dover necessariamente lasciare la regione. Corsi mirati, mentorship con professionisti locali e nazionali, laboratori su innovazione e tecnologia: trasformare la formazione in attrattore e non in fuga. Non dimentichiamo la rete e la connettività. La Basilicata ha borghi meravigliosi, ma se il Wi-Fi è lento, anche il genio più brillante fatica a restare. Progetti di cablaggio rapido, coworking con connessione stabile e poli tecnologici diffusi nei centri urbani e nei borghi potrebbero rendere la regione attrattiva anche per freelance, start-up digitali e lavoratori da remoto. Ironico? Forse. Ma anche realistico: un giovane che può lavorare da un terrazzo con vista sui calanchi non ha bisogno di migrare altrove. C’è poi la dimensione culturale e sociale: eventi, festival, mostre e iniziative devono essere progetta- ti con la logica di attrarre e trattenere. Non semplici occasioni di svago, ma esperienze che rafforzino senso di comunità e appartenenza. Mostre d’arte nelle piazze, concerti nei cortili storici, rassegne enogastronomiche che uniscano turismo e promozione locale. Provocatorio? Sì. Utile? Assolutamente. Perché una Basilicata viva, creativa e piena di iniziative culturali diventa irresistibile per chi vuole restare e per chi potrebbe tornare. Infine, non possiamo ignorare la comunicazione e la narrativa locale. Raccontare le storie di successo, anche con ironia e sarcasmo, può cambiare percezione e atteggiamento. Chi resta non deve sentirsi eroe per sopravvivere, ma protagonista di un progetto comune. Chi è partito può sentirsi motivato a rientrare, vedendo concrete opportunità e racconti positivi della sua terra. Social media, blog, video virali: strumenti moderni per narrare la Basilicata come luogo di bellezza, talento e opportunità, non solo come regione da cui si fugge. In sostanza, la fuga non è una condanna. È un campanello d’allarme, un invito a guardare con lucidità ciò che non funziona, senza perdere il sorriso e la creatività. Ironia, provocazione e sarcasmo sono strumenti potenti per stimolare riflessione e azione. La Basilicata ha tutte le carte in regola per trasformare la fuga in ritorno, il talento in opportunità e il sen- so di appartenenza in orgoglio concreto. Se affrontassimo la sfida con coraggio, autoironia e provocazione intelligente, quei numeri impietosi del- l’Istat potrebbero invertire la rotta: non duemila che vanno via, ma duemila che tornano, con entusiasmo e non con rimpianti. La Basilicata ha già tutti gli ingredienti per essere irresistibile: manca solo la ricetta giusta per far capire a chi parte che restare o tornare non è una rinuncia, ma una scelta di intelligenza, audacia e orgoglio. In un mondo dove la fuga sembra inevitabile, la sfida lucana è chiara: trasformare la bellezza e il talento in opportunità concrete, usare ironia e provocazione per scuotere le coscienze, e far sentire chi resta o torna non come eroico superstite, ma come protagonista di una Basilicata pronta a valorizzare i suoi cittadini. La vera ricchezza non è solo nel paesaggio o nel cibo, ma nelle persone che scelgono di viverci, costruire, restare e, se necessario, ritornare. E se lo si facesse con un sorriso sulle labbra e una battuta pronta, la fuga potrebbe diventare opportunità. Le colline, i calanchi, i borghi e persino i treni in ritardo non sarebbero ostacoli, ma fascino unico, ca- pace di attrarre e trattenere talenti. Chi resta o torna diventerebbe testimone di una rinascita intelligente, trasformando i dati impietosi in storie di speranza. Tra un tramonto sui calanchi e un sorso di Aglianico, la Basilicata potrebbe finalmente dimostrare che bellezza e opportunità possono convivere, senza costringere i suoi figli migliori a fuggire.

Dino Quaratino

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