La quindicesima edizione de «La luna e i calanchi» conferma la forza di un festival che, come sottolinea Vito De Filippo, «sfugge al vortice dell’attualità e restituisce stabilità e conoscenza».
Nato dall’intuizione di Franco Arminio, il progetto si è trasformato in un rallentamento virtuoso e in una prospettiva per le aree interne, proponendo una rotta fertile per la Basilicata. Ad Aliano il paesaggio è protagonista: «I calanchi e la loro eternità arida e suggestiva, la luce delle albe, la dolcezza dei fichi e la resilienza dell’ulivo», ricorda De Filippo, diventano parte dell’esperienza collettiva.
Un topos poliedrico che intreccia natura, storia e memoria, segnato dalla presenza di Carlo Levi e della comunità che seppe accoglierlo. Il festival è anche il frutto della fiducia di amministratori e cittadini che hanno creduto alla visione del paesologo, contribuendo a farne un laboratorio di poesia e impegno civile.
«Ci sono cose nei fondali della Basilicata che hanno l’aura del mistero, del miracolo e del futuro», afferma De Filippo, convinto che servano occhi e cuori capaci di risvegliare sogni e trasformarli in realtà.
Guardando alle quindici edizioni, l’ex presidente della Regione ricorda come all’inizio non mancassero gli «scoraggiatori militanti», incapaci di riconoscere la portata dell’iniziativa.
Oggi invece «La luna e i calanchi» è una lezione culturale e politica, capace di trasformare un piccolo borgo in simbolo di speranza.

