CRISCUOLO E LAZZAZZERA SALVATE DALLA BICIAppuntamento con la ricerca dialogica sulla comunità con occhi di donna

Devo a Giovanni Gentile, già presidente Bici club di Matera “Adriano Pedicini”, nonché consigliere CSI, conosciuto durante la cronoscalata ruotese nel mese scoro, la testimonianza delle due grandi e per ora uniche donne iscritte alla società Bici club materana: Giusy Criscuolo e Rosaria Lazzazzera.

Con una interessante e piacevole chiacchierata telefonica mi hanno fatto riscoprire ancora una volta la bellezza dello sport su due ruote ma anche l’azione salvifica che esso e la bicicletta, hanno significato nelle loro vite.

Parto da Giusy Criscuolo, giovane donna trentenne di Montescaglioso.

Per lei sono 12 gli anni di attività sportiva iniziata con la bici. “Pur avendo la patente non ho guidato la macchina ma mi sono concentrata sulla guida della bici”, mi dice sorridendo.

La sua è una storia di autentica rinascita avvenuta grazie proprio alla bicicletta.

Giusy all’età di 16 anni è caduta nel tunnel dell’anoressia. “Sono andata in Ospedale due volte ma non trovavo l’aiuto che cercavo – racconta -, e così due anni dopo con un peso di circa 40 kg ho iniziato ad avvicinarmi ad un gruppo del posto che andava in bici e correva a piedi”.

Qui Giusy ha trovato non solo degli sportivi ma anche un punto di riferimento e di sostegno, una comunità di amici, di fratelli e di padri, ed è proprio grazie all’accompagnamento umano che per lei è iniziato un percorso di rinascita.

La loro testimonianza sportiva l’affascinava, tanto che dopo qualche mese compra la sua bici.

Ma non è bastato questo, per poter condividere appieno l’attività sportiva Giusy doveva rispettare la regola del “mangiare”, visto che lei disertava non poteva partecipare.

“Se fossi voluta uscire in bici con loro avrei dovuto mangiare e vivere i momenti di convivialità e così il mio cervello ha iniziato a fare le dovute associazioni, e devo molto, in particolare, ad un “padre” trovato nel gruppo”.

Giusy racconta tutto con disinvoltura di come amava e desiderava andare in bici e gareggiare. Nei dieci anni ha partecipato a numerose gare conseguendo tante soddisfazioni.

“La bicicletta mi ha salvata – dice orgogliosa – e con essa l’intero gruppo a cui mi ero da subito affezionata, loro mi hanno aiutata a guarire”.

Giusy Criscuolo oggi dichiara il suo amore per lo sport.

Dell’anoressia ne parla con disinvoltura, cosa che non avveniva nel passato.

Oggi è fiera di sé e della sua muscolatura. Ma soprattutto per aver girato pagina nella sua vita.

Nel 2018 ha iniziato ad andare in bici e nel 2019 è andata via di casa, pur restando a Montescaglioso.

Ha trovato un monolocale che condivide con il compagno Vincenzo conosciuto proprio durante le pedalate in bici.

Una felice relazione decennale che li vedono insieme a pedalare in bici attesissimi dalla cagnolina trovatella Desy, macchia nera sul nasino.

Si è iscritta all’Università nel 2023, a Scienze motorie con un obiettivo ben preciso: aiutare la nipotina affetta da spettro autistico, e in lei tante bambine e bambini. Magari specializzarsi e fondare un domani un’associazione ad hoc, è questo l’augurio che le facciamo.

Sembrano riecheggiare le parole di un noto proverbio: “Dio scrive sulle righe storte”.

Per gli impegni di studio Giusy ha lasciato l’allenamento per le gare in bici ed è passata a quelle podistiche, in modo da conciliare anche i tempi del lavoro, in una Tipografia materana, con quelli dell’allenamento di qualità per “mettere i km nelle gambe”.

La bici non la lascia, quest’anno ha ratificato la sua iscrizione al Bici club di Matera, dove ha i suoi amici, a partire dal già nominato Giovanni Gentile.

Rosaria Lazzazzera invece è approdata a Bici club Matera otto anni fa, gli stessi anni da quando ha cominciato ad andare in bici.

La sua nuova bici è color bordeaux, come pure colorati sono i suoi completi da ciclista, ed è frizzante (la pedalatrice) come il noto vino francese, a differenza del marito Eustachio, uomo molto prudente ma soprattutto “molto sedentario e mi dice ogni volta che esco vai piano e torna interna”, afferma Rosaria e ci ridiamo un po’ sopra, ma c’è da dire che è un fan sfegatato della moglie e fiero.

Rosaria ha 56 anni, impiegata in un supermercato materano, ha tanti amici che vanno in bici da sempre, ma non è stata questa la molla, ha iniziato a pedalare “perché avevo bisogno di evadere – afferma – .

Inizialmente ho preso la mountain bike di quando ero ragazza e mi sono allontanata”.

Sarà stato l’odore e i profumi della terra, sarà che andando verso la vicina Puglia è stata catturata dall’odore del mare, fatto sta che è passata alla bici da strada e “non l’ho più lasciata perché libera totalmente dallo stress e mi fa sentire bene”.

Forse per lei valgono le parole della prima donna ciclista italiana, Alfonsina Strada: “Quando sto in sella mi sento come una regina, non so spiegare il perché e il per come”.

Ma Rosaria non è nuova all’attività sportiva, ha praticato tennis, basket, aerobica, crossfit e allenamento mdf “ma la bici – dice – mi ha permesso di evadere negli spazi, nelle lunghezze, ti da la possibilità di stare a contatto con la natura”.

Lazzazzera ha partecipato a poche gare “non è questa la mia priorità – spiega -, mi piace usciere con la bici, svagarmi, sentire gli odori che cambiano nelle stagioni”.

Esce volentieri in bici con gli amici, e con il già presidente Gentile ed i soci si è ritrovata in perfetta empatia. Andare in bici è impegnativo, lo sa bene Rosaria “ti mette alla prova perché è uno sport di resistenza – spiega -, la bici da strada ti permette di conoscerti e capire i propri limiti, e ti insegna – continua – a gestire le distanze, ti mette alla prova perché impari a conoscere il tuo fisico”.

Certo Rosaria è consapevole che lo sport su strada è pericolo “ma lo è soprattutto in Italia – sentenzia – perché non si osservano le regole e non si fanno rispettare”.

E racconta di quante volte vede sfrecciare guidatori con in mano il cellulare causa di tanta distrazione, oltre allo stress di automobilisti “che non hanno senso civico e rispetto”.

E a questo appello di responsabilità ne facciamo un altro legato ai manti stradali “abbandonati a se stessi, e non dovremmo – sorride – aspettare al Giro d’Italia per vederli in ottimo stato”.

Chiedo a Rosaria come mai molte donne non scelgono la bici come sport.

È faticoso e pericoloso certo – dice -, ma anche perché molte donne non sanno andare in bicicletta”.

E su questa affermazione l’impegno dell’associazione EudAnima, da me rappresentata a promuovere la cultura delle donne in bici con due eventi già fatti e con altri in programma.

Un primo sostegno è già venuto dal CSI e dalla Federazione italiana del ciclismo, oltre che dalla Consigliera di parità regionale.

Estendo l’invito ad altre realtà associative e ai rispettivi Comuni a fare rete, affinché dalla promozione del ciclismo femminile si alimenti anche la cultura del rispetto delle regole e di ogni persona lungo i percorsi stradali.

Maria De Carlo

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