TANINO FIERRO: 80 ANNI DI IMPEGNOUn viaggio tra politica, servizio e il valore della sobrietà che ha segnato la storia di Potenza e della Basilicata

Ci sono compleanni che non si contano, ma si riflettono. Non servono le candeline, basta la storia.

Gli ottant’anni di Tanino Fierro non sono solo una ricorrenza privata, ma una tappa pubblica nella biografia collettiva della città di Potenza e dell’intera Basilicata.

Perché in lui non si celebra solo l’età, ma una lunga stagione di pensiero, servizio e responsabilità.

Tanino Fierro ha attraversato la politica lucana con passo fermo e silenzioso, mai gridato.

È stato sindaco di Potenza per tre mandati: il primo dal 1980 al 1990, il secondo dal 1993 al 1995, il terzo dal 1999 al 2004. Poi, negli anni successivi, ha ricoperto anche l’incarico di consigliere regionale, portando la sua visione oltre i confini cittadini.

Chi l’ha visto all’opera, chi lo ha incrociato nei palazzi istituzionali o nei quartieri della città, sa che non è mai stato un politico da palcoscenico, né uno stratega di consenso.

Tanino Fierro ha incarnato un’altra idea: quella di una politica come cura, ascolto, costruzione lenta e faticosa, spesso invisibile ma profondamente necessaria.

Il sindaco che c’era In tempi di populismi e carriere-lampo, Fierro ha scelto un’altra via: quella della coerenza e della presenza. Non ha mai inseguito la visibilità, ma ha saputo esserci. Nei momenti cruciali e in quelli ordinari.

Quando serviva decidere, ma anche quando bisognava solo ascoltare.

E se c’è un momento in cui questa presenza si è fatta responsabilità piena e concreta, è stato il terremoto del 23 novembre 1980. In quella tragedia collettiva, che sconvolse la Basilicata e l’Irpinia, Tanino Fierro era sindaco da pochi mesi.

Si ritrovò, da subito, al centro di una macchina amministrativa fragile e sotto choc, chiamato a gestire l’emergenza, ma anche a pensare alla ricostruzione.

Con senso del dovere, sobrietà e visione, Fierro affrontò una delle fasi più drammatiche della storia cittadina.

Coordinò gli aiuti, dialogò con le istituzioni nazionali, ma soprattutto ridiede dignità a una comunità ferita, garantendo vicinanza, ordine e fiducia.

Non si limitò a contenere i danni, ma gettò le basi per una ripartenza civile e urbana.

Chi ha vissuto quei giorni sa che fu una guida affidabile, sobria, concreta. E chi ne ha raccolto l’eredità, sa quanto quella gestione sia stata determinante per la tenuta sociale della città.

Uno stile politico raro Fierro ha sempre rifiutato il ruolo del protagonista.

Preferiva quello del mediatore, del costruttore, del pontefice. Non ha mai cercato l’applauso, ma la soluzione.

Non ha mai vissuto la politica come una guerra tra fronti contrapposti, ma come una responsabilità comune.

E in questo ha lasciato il segno.

Non tanto per le opere pubbliche o per i progetti realizzati, che pure ci sono, ma per l’esempio di uno stile, di un’etica politica oggi quasi introvabile.

Tanino Fierro ha mostrato che si può essere autorevoli senza essere autoritari.

Che si può servire una comunità senza usarla.

Dalla città alla Regione Il passaggio in Regione, nel ruolo di consigliere regionale, non ha cambiato il suo approccio. Ha continuato a ragionare in termini di interesse collettivo, portando nella sede più alta della democrazia lucana la sua visione lunga, misurata, sempre orientata alla crescita del territorio.

Anche lì ha mantenuto lo stile che lo contraddistingue: niente proclami, pochi riflettori, molti contenuti. Ha lavorato sul sociale, sull’equilibrio istituzionale, sulla coesione. Ha avuto cura della Basilicata come aveva avuto cura di Potenza.

Senza alzare la voce, ma con tenacia. Oltre i ruoli Ma Tanino Fierro non è solo un ex sindaco o un ex consigliere.

È un riferimento culturale e umano.

Un uomo che ha saputo coniugare passione e misura.

Che ha incarnato una forma di intelligenza relazionale rara, capace di tessere legami tra generazioni, tra mondi diversi, tra sensibilità spesso distanti.

In lui c’è una cultura politica che non ha bisogno di etichette.

È figlia di un pensiero lungo, di un’educazione democratica, di un rispetto profondo per le istituzioni.

Ma è anche intrisa di esperienza, di ascolto, di partecipazione vissuta.

Non ha mai smesso di interessarsi al futuro della città, anche quando non aveva più incarichi.

Non ha mai smesso di essere presente, attento, vigile, sempre pronto a dare un consiglio, a leggere la realtà con lucidità, a offrire uno sguardo disincantato ma mai cinico.

L’uomo che ha unito In un tempo che divide, Tanino Fierro ha sempre unito.

Senza fare sconti. Senza evitare i conflitti quando erano necessari.

Ma sempre con rispetto.

Sempre cercando l’incontro, mai lo scontro.

È stato un uomo di dialogo, anche nelle stagioni più dure della politica.

Un tessitore silenzioso di reti, di ponti, di senso comune.

Ha formato molti giovani, ha accompagnato generazioni di amministratori, ha dato dignità alla politica nei momenti in cui sembrava smarrirsi.

Ha saputo uscire di scena con discrezione, ma senza mai abbandonare del tutto il campo.

Perché chi ha la politica nel sangue, la vive come missione, non come incarico.

Ottant’anni di esempio e allora oggi, nel giorno del suo ottantesimo compleanno, non celebriamo un uomo anziano, ma una coscienza lucida.

Un punto di riferimento.

Un modo diverso di intendere la vita pubblica.

Una testimonianza viva di ciò che la politica può essere quando è fatta di persone, non di ambizioni.

Tanino Fierro ha saputo abitare il potere senza esserne abitato. Ha camminato accanto alla città, non sopra di essa.

Ha amministrato senza comandare.

Ha costruito senza distruggere.

Ha lasciato una traccia che non è fatta di statue o targhe, ma di relazioni, di ricordi, di insegnamenti.

E questa è la forma più alta di eredità: quella che continua a vivere negli altri, nella comunità, nei valori condivisi.

Un compleanno che ci riguarda Questo compleanno non è solo suo, ma nostro.

Perché riguarda la memoria collettiva.

Riguarda la possibilità di credere ancora in una politica buona, paziente, concreta. In un’amministrazione che non urla, ma ascolta.

In una classe dirigente che studia, si prepara, risponde.

In un’epoca in cui tutto si consuma in fretta, Tanino Fierro è rimasto un uomo del tempo lungo.

Un uomo che ha avuto cura.

E che oggi merita gratitudine.

Non per nostalgia.

Ma per lucidità.

Perché c’è ancora tanto da imparare dalla sua lezione.

Tanino, la tua misura, la tua sobrietà, quel coraggio calmo che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce: sono stati un riferimento.

Hai creduto in questa terra senza pretenderne nulla, rendendo la politica un gesto quotidiano di dignità, mai un’esibizione.

Sei ancora qui.

Presente.

Lucido. Affettuoso. Disponibile. Un compleanno che è occasione, oggi, non solo per celebrare una vita, ma per ricordare a tutti che servire, davvero, è ancora il più nobile dei verbi.

Dino Quaratino

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