È GIUSTO INFORMARE

UN CASO ALLA VOLTA FINO ALLA FINE CON LA SQUISITA COLLABORAZIONE DELLA CRIMINOLOGA URSULA FRANCO

OMICIDIO DI CHIARA POGGI, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: ALBERTO STASI È COLPEVOLE DE FACTO E DE IURE

In seguito alla “scoperta” del corpo Stasi ha mostrato di aver avuto un copione da seguire: chiamare il 118 ed andare dai carabinieri

🔹Dottoressa Franco che può dirci dell’alibi di Alberto Stasi?
Stasi non ha un alibi, tutti gli attori di questo caso giudiziario sanno che un consulente informatico del giudice di primo grado Vitelli recuperò tutti i dati.
Chiara è stata uccisa poco dopo le ore 9.12 e Stasi ha acceso il pc alle ore 9.36 ed è rimasto al pc per soli 3 minuti, fino alle ore 9.39, per guardare l’immagine di una donna, poi l’ha spento, ha chiamato Chiara alle ore 9.45, ha ricevuto una telefonata da sua madre, ha riacceso il pc alle ore 10.15 fino alle ore 12.20.
Dunque il suo pc non avrebbe potuto fornirgli alcun alibi.
Stasi: “Avevo messo la sveglia alle 9 come d’abitudine e la seconda sveglia alle 9.30.”
Sono parole sue. Stasi non era al pc durante l’omicidio.
Ci ha detto di aver dormito quella notte? Ci ha forse detto a che ora si è svegliato e alzato quella mattina? No, ci ha detto a che ora aveva messo la sveglia. Ha tenuto a dirci anche che era sua abitudine mettere la sveglia a quell’ora, perché? Per farci pensare che sia stato un giorno come gli altri e per convincerci.
Dunque Stasi un alibi non ce l’ha e mai l’avrà perché è stato lui ad uccidere Chiara.
🔹Parliamo della sera precedente all’omicidio
Chiara attivò l’allarme alle ore 23.27 convinta che Alberto sarebbe rimasto con lei, poi lo disattivò e riattivò per far uscire o rientrare i gatti e in un’occasione per far uscire Stasi. Dunque qualcosa accadde dopo le ore 23.27, un qualcosa che indusse Stasi a lasciare casa Poggi.
🔹Dottoressa Franco Parliamo degli schizzi sul telefono
La cornetta del telefono fisso dei Poggi è sempre rimasta nella sua sede, gli schizzi sono compatibili con quella posizione
🔹Dottoressa parliamo dei nuovi testimoni
Nessuno dei testimoni di cui si parla sui media è credibile ce lo dice la Statement Analysis.
Quella di Bruscagin è una testimonianza di nessun interesse. È peraltro una testimonianza che è drammaticamente cambiata con il tempo non solo per quanto riguarda il contenuto, ma anche per quanto riguarda il soggetto che gli avrebbe riferito i fatti, prima “una signora” poi “nipote della signora” e infine “la figlia della signora”. Dunque è una testimonianza da cestinare integralmente. Ma vediamo insieme che cosa ha detto Bruscagin:
✅ Nella prima intervista ha detto: “Non so se l’ha depositato o se l’ha buttato lì dietro, qua sul fosso. Non so se ha depositato quella cosa che aveva pesante nella casa o l’ha buttata nel fosso” e che a riferirglielo era stata “una signora” testimone del fatto in prima persona.
✅ Nella seconda ha riportato un suo convincimento: “molto probabilmente ha sentito qualcosa nel fo… che probabilmente ha buttato qualcosa nel fosso” e che a riferirglielo era stata la nipote di una signora testimone del fatto in prima persona.
✅ Nella terza intervista ha detto: “ha sentito, ad un certo punto, dopo che è entrata nella casa, un tonfo dentro il fosso”.
✅ Nell’ultima intervista ha descritto la signora come “sconvolta” e poi ha detto: “dopo un po’ ha sentito un tonfo nel fosso che passa dietro la casa (…) ha sentito questo tonfo quindi è ovvio che i… que… quello che ha buttato era… di… dietro la casa de… de dei nonni” e che a riferirglielo era stata la figlia di una signora testimone del fatto in prima persona.
Ma poi c’è da chiedersi che fine abbiano fatto queste tre signore citate dal Bruscagin, tutte morte? Pure la nipote?
Aggiungo che la logica vuole che un omicida, o un suo complice, che intende occultare l’arma del delitto non coinvolga un testimone, non lo scomodi, non lo metta in allerta per poi lasciare l’arma in una casa della quale il testimone ha le chiavi, né lo allerta per poi fargli sentire il tonfo dell’arma nel fosso, cerca invece di agire in solitudine.
🔹Dottoressa, Ursula Franco che cosa pensa dell’ipotesi che possa essersi trattato di un omicidio in concorso?
L’omicidio di Chiara non è un omicidio in concorso, l’assassino di Chiara è uno solo e si chiama Alberto Stasi.
Se fosse stato un omicidio in concorso dovremmo ipotizzare che i fantomatici assassini:
- sapessero che Stasi aveva cambiato i programmi in zona Cesarini e che non aveva dormito con Chiara
- sapessero che Stasi non sarebbe andato da Chiara quella mattina tanto da trattenersi in casa dopo l’omicidio invece di fuggire
- sapessero che proprio nei minuti del delitto Stasi non avrebbe avuto un alibi
- abbiano messo una bici uguale a quella di Stasi fuori dal cancello dei Poggi per incastrarlo
- abbia sporcato di sangue un paio di scarpe Frau del numero di Stasi per lasciare impronte sparse per la casa e incastrarlo
- abbiano sporcato con sangue di Chiara i pedali della bici di Stasi per incastrarlo
- abbiano avuto la fortuna che Stasi abbia reagito in modo anomalo all’assenza di risposte di Chiara quella mattina nonostante la stessa gli avesse detto che forse sarebbe andata dalla nonna
- abbiano avuto la fortuna che Stasi abbia fatto una telefonata al 118 incriminante
- abbiano avuto la fortuna che Stasi abbia rilasciato intercettazioni, interrogatorio, dichiarazioni alla stampa, lettera e interviste incriminanti
- abbiano avuto la fortuna che Stasi non abbia mai negato in modo credibile di aver ucciso Chiara
- è inaspettato anche che i componenti del suddetto fantomatico manipolo, avendo premeditato l’omicidio, non indossassero quantomeno i guanti.
🔹Dottoressa, cosa può dirci del comportamento di Stasi la mattina dell’omicidio?
Stasi ha dichiarato a sommarie informazioni “Ricordo che la sera prima, quando ci siamo lasciati, mi aveva detto che forse sarebbe andata a trovare la nonna a Groppello Cairoli in una casa di riposo”. E dunque perché tempestò Chiara di telefonate quella mattina? Perché non ipotizzò che Chiara fosse uscita per recarsi dalla nonna e che non avesse portato con sé il telefono mobile? Perché non aspettò che lo richiamasse ipotizzando che fosse rimasta a pranzo con la nonna, ma andò invece in via Pascoli poco prima delle ore 14.00 dopo che il telefono fisso dei Poggi gli aveva risposto in automatico e scavalcò poi il muro di cinta della villetta dei Poggi?
Nelle motivazioni della sentenza di assoluzione del giudice Vitelli si trovano le telefonate di Stasi a Chiara la mattina dell’omicidio:
1 telefonata alle 9.44 dal telefono mobile di Stasi al telefono mobile di Chiara
1 telefonata alle 10.17 dal telefono mobile di Stasi al telefono mobile di Chiara
7 telefonate tra le 10.43 e le 10.47 dal telefono mobile di Stasi al telefono mobile di Chiara
più chiamate dalle 11.15 alle 12.20 dal mobile di Stasi e dal fisso di Stasi al cellulare di Chiara e sul fisso dei Poggi
1 telefonata alle 11.37 dal fisso di Stasi in modalità anonima al telefono mobile di Chiara
1 telefonata alle 12.20 dal fisso di Stasi al fisso dei Poggi
1 telefonata alle 12.20 dal fisso di Stasi al telefono mobile di Chiara
1 telefonata alle 12.46 dal fisso di Stasi in modalità anonima al telefono mobile di Chiara
1 telefonata alle 13.26 dal fisso di Stasi in modalità anonima al telefono mobile di Chiara
1 telefonata alle 13.27 dal fisso di Stasi al fisso dei Poggi che rispose in automatico
1 telefonata alle 13.30 dal fisso di Stasi in modalità anonima al telefono mobile di Chiara
1 telefonata alle 13.30 dal mobile di Stasi al mobile di Chiara
1 telefonata alle 13.31 dal fisso di Stasi in modalità anonima al telefono mobile di Chiara
1 telefonata alle 13.43 dal telefono mobile di Stasi al fisso dei Poggi e 1 telefonata al mobile di Chiara
Ipotizziamo che una giovane donna non vi risponda ad una chiamata sul cellulare, che fate? Ne fate un’altra, poi una a casa, ma forse anche due e poi pensate che la ragazza sia uscita, magari che sia andata a trovare sua nonna o sua zia, e che non abbia portato con sé il telefono mobile e che vi richiamerà al suo rientro.
La pletora di telefonate di Stasi nelle modalità più disparate è un segnale dello stato di stress nel quale lui si trovava quella mattina soprattutto nell’ottica della sua dichiarazione sopra riportata.

Stasi ha riferito di non aver visto l’auto di Chiara dall’esterno quando, poco prima delle 14.00, raggiunse via Pascoli. Posto che l’assenza dell’auto poteva essere una conferma del fatto che Chiara fosse uscita, perché scavalcò il muro di cinta della villetta dei Poggi?

Dopo l’omicidio un assassino vive nel terrore, ha paura che la vittima si riprenda e lo denunci e poi teme di aver lasciato delle tracce
Per queste ragioni torna spesso sul luogo del delitto, questo è uno di quei casi.
Dopo l’omicidio Stasi chiamò Chiara dal proprio telefono per fingere che non fosse successo nulla e poi sul fisso per accertarsi che non si fosse ripresa.
Poco prima delle ore 14.00 Stasi andò a casa di Chiara per accertarsi che non fosse stata lei a rispondere al telefono.
Stasi scavalcò il muro di cinta della villetta per controllare che Chiara non avesse lasciato la casa in auto per farsi soccorrere
Stasi scavalcò il muro di cinta della villetta per controllare che Chiara non avesse lasciato la casa in auto per farsi soccorrere

Stasi ha dunque riferito di non aver visto l’auto di Chiara dall’esterno quando, poco prima delle ore 14.00, raggiunse via Pascoli, perché era un dato per lui importante. Ed è stato proprio il timore che Chiara si fosse ripresa e fosse uscita in auto che lo indusse a scavalcare

Alberto Stasi non ha mai detto di aver chiamato Chiara né dalla strada né una volta scavalcato il muretto della villetta.
Perché rimase in silenzio?
Perché non la chiamò per nome?
Per non allertare i vicini prima di aver avuto la certezza che Chiara fosse morta. Infatti Stasi raggiunse la villetta non perché fosse preoccupato per Chiara, Stasi era preoccupato per se stesso e andò in via Pascoli solo per accertarsi che Chiara fosse morta. Stasi, non vedendo l’auto di Chiara dalla strada, scavalcò per accertarsi che non fosse uscita in auto e solo dopo aver capito che non si era ripresa chiamò i soccorsi.
Per lo stesso motivo non chiamò nessuno al telefono prima di recarsi in via Pascoli
Per non allertare i vicini prima di aver avuto la certezza che Chiara fosse morta. Infatti Stasi raggiunse la villetta non perché fosse preoccupato per Chiara, Stasi era preoccupato per se stesso e andò in via Pascoli solo per accertarsi che Chiara fosse morta. Stasi, non vedendo l’auto di Chiara dalla strada, scavalcò per accertarsi che non fosse uscita in auto e solo dopo aver capito che non si era ripresa chiamò i soccorsi.
Per lo stesso motivo non chiamò nessuno al telefono prima di recarsi in via Pascoli

In seguito alla “scoperta” del corpo Stasi ha mostrato di aver avuto un copione da seguire: chiamare il 118 ed andare dai carabinieri

Se così non fosse stato si sarebbe comportato in work in progress, ovvero come imponeva lo scambio con l’operatore del 118, si sarebbe accertato infatti del numero civico di casa Poggi e avrebbe atteso l’ambulanza quantomeno di fronte a casa Poggi per favorire i soccorsi e invece si recò dai carabinieri

Ursula Franco è medico, criminologo e Statement Analyst, è stata allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis, si occupa soprattutto di morti accidentali e incidenti scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Binda, il 24 luglio 2019, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Si occupa di ricostruire la dinamica omicidiaria attraverso l’analisi della scena criminis e delle risultanze autoptiche per la Cold Case Foundation, un’associazione americana capitanata dal Profiler dell’FBI Gregory M. Cooper

#sapevatelo2025
