Una regione ostaggio delle multinazionali.
Quello che sta accadendo con Smartpaper è l’emblema di un modello di sviluppo malato che ha trasformato la Basilicata in una terra di conquista per multinazionali che delocalizzano profitti e socializzano perdite. Dopo Ferrosud, Eni, Stellantis e tante altre crisi industriali, assistiamo ancora una volta al solito copione: le aziende crescono sulle spalle dei lavoratori lucani e poi, quando conviene, abbandonano il territorio senza alcuna responsabilità sociale.
Non possiamo limitarci a subire passivamente le decisioni calate dall’alto. La Regione Basilicata deve immediatamente convocare un tavolo di crisi che coinvolga tutte le parti: Enel, l’ATI Accenture-Datacontact, Smartpaper, organizzazioni sindacali e istituzioni locali.
È inaccettabile che 380 famiglie lucane vivano nell’incertezza mentre le aziende si spartiscono le commesse come se fossero pacchi postali. Si tratta di lavoratrici e lavoratori che hanno dedicato anni della propria vita a far crescere un’azienda che ora li abbandona.
La presenza della clausola sociale nel bando Enel non può essere una mera formalità burocratica. Deve tradursi in garanzie concrete e verificabili per tutti le lavoratrici e i lavoratori coinvolti. Pretenderemo che l’ATI Accenture-Datacontact si impegni formalmente a:
– Garantire la continuità lavorativa sul territorio lucano;
– Rispettare gli accordi di secondo livello già in essere.
Respingiamo categoricamente qualsiasi ipotesi di trasferimento o delocalizzazione mascherata da “riorganizzazione aziendale”. I lavoratori di Tito e Sant’Angelo Le Fratte devono poter continuare a lavorare nel proprio territorio, vicino alle proprie famiglie e comunità.
La Basilicata non può continuare a essere il bancomat delle multinazionali che vengono qui per sfruttare incentivi e agevolazioni, per poi scappare quando il gioco si fa duro.
Come rappresentanti del popolo lucano in Consiglio regionale, non accetteremo mezze misure o promesse vuote. Vigileremo affinché non ci siano perdite occupazionali o peggioramenti contrattuali; le aziende subentranti onorino gli impegni assunti e perché la Regione utilizzi tutti gli strumenti a disposizione per tutelare l’occupazione.
Non permetteremo che la Basilicata diventi il cimitero dei diritti del lavoro. Le e i 380 lavoratori di Smartpaper non sono numeri in un bilancio, sono persone, famiglie, il futuro della nostra regione.
Il tempo delle parole è finito. Servono fatti concreti. Subito.

