DALLE SIGARETTE AI “GRATTA E VINCI”: GLI USI DEI POTENTINI

La professione di tabaccaio o tabaccaia rappresenta oggi una scommessa, un modo di pensare forse diverso dal solito, in considerazione dei cambiamenti del mercato, legato soprattutto alla produzione di sigarette.

Negli esercizi commerciali in questione oltre alle sigarette, normali, elettroniche e via discorrendo ormai si trova di tutto, dalle patatine, alle caramelle, dalle merende alle pipe, dai borsellini agli oggetti di artigianato, fino ai rinomatissimi sigari.

Una professione notevolmente cambiata nel corso degli anni che anche in città segna il passo viste le problematiche legate alle questioni economiche che assillano compratori e proprietari degli esercizi commerciali in questione.

L’amore per questa professione resta smodato, bisogna lavorare tanto per costruirsi un futuro degno di tal nome e spesso questo non basta per garantire prospettive rosee in famiglia.

Il caso di Maria Scavone, proprietaria del tabacchino che ha sede in via di Giura nel rione Parco Aurora appare quanto mai emblematico.

Maria Scavone è nata a Potenza il 4 gennaio 1979 ha aperto il tabacchino dopo averlo rilevato sette anni fa, ha parlato delle difficoltà della professione mettendo in evidenza tante peculiarità.

Da quanto tempo ha aperto il tabacchino?

«Lo abbiamo rilevato sette anni fa».

Avete avuto difficoltà?

«Tutti hanno difficoltà, però diciamo che il nostro è un esercizio che lavora e le difficoltà che si presentano si possono affrontare».

Come è cambiato il rapporto con la clientela in questi sette anni in considerazione delle vicende legate al covid?

«È cambiato il rapporto con la “fortuna” nel senso che la gente spera in un miracolo delle vincite alle lotterie o ai “gratta e vinci” però comunque c’è sempre la comunità. Viviamo in una regione che ha sempre il valore della famiglia».

Cosa consuma il cliente da lei?

«Sigarette a go gò, anche quelle elettroniche che si portano qui. Si usano molto quelli con i liquidi, è la cosa più consumata e poi il gioco».

In sette anni ci racconta un fatto curioso accaduto?

«Tante persone pensano di aver vinto, vedono dei numeri che vorrebbero vedere sul gratta e vinci ma che poi non ci sono. È l’unica cosa simpatica che succede qui da noi».

Le prospettive per questa professione quali sono secondo lei?

«Le prospettive purtroppo sono negative, perché dobbiamo chiudere la nostra attività. Mio figlio lavora in un altro campo e quindi abbiamo messo in vendita l’attività non perché non funzioni ma perché manca la forza lavoro e abbiamo fatto questa scelta».

Uno slogan, per concludere?

«Lavorare, lavorare, lavorare».

Francesco Menonna

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