Diciamolo subito, senza troppi giri di parole: il progetto del Polo dello Sport, promosso dal presidente del Potenza Calcio Donato Macchia, è una bella botta di vita per la nostra città. Come una scossa che scuote un sonno troppo lungo. Qualcuno ha parlato di “gioco delle tre carte”, altri di “miracolo dell’ultima ora”. Ma è proprio questo il punto: Macchia, da imprenditore astuto, ha dimostrato che quando si vuole, i giochi si possono fare, e si possono anche vincere. Non si tratta di un’idea buttata lì, di un annuncio da campagna elettorale, ma di un progetto serio, solido, concreto, che ha preso in mano un’area, l’ex CIP-Zoo, dimenticata da anni, ridotta a uno spazio fatiscente e inutilizzato, e ha pensato a qualcosa di utile, di bello, di funzionale. Ha saputo mettere in campo risorse, idee, una rete di contatti e una determinazione che in politica, spesso, si vede poco. Per questo, bisogna riconoscere il merito a Macchia. Il merito di aver portato in città un progetto di qualità, che non solo potrà dare ai nostri giovani un luogo dove praticare sport seriamente, ma potrà anche far rinascere la nostra comunità, creare lavoro, alimentare socialità. D’altronde, Potenza merita di essere inclusa nello sport che conta, di non essere lasciata indietro, di non assistere da spettatrice passiva al progresso degli altri. Il progetto ha acceso una discussione pubblica, e qualche critica, come sempre succede, non è mancata. C’è chi ha dubitato delle risorse, chi ha chiesto trasparenza, chi ha storto il naso, ma la verità è che il Polo dello Sport è in partenza e sta facendo muovere la città. Un po’ come un treno che finalmente parte dopo anni di stazionamento. E questo ci fa riflettere su un altro tema: la politica, spesso, appare succube del voto popolare e delle emergenze immediate, e raramente riesce a pianificare per il futuro con una visione ampia e coraggiosa. Il progetto di Macchia impone una decisione, una presa di posizione chiara su un’area abbandonata da troppo tempo. Ma allora perché lo stesso slancio e la stessa attenzione non si sono visti nei confronti della cultura? Il Teatro F. Stabile, ad esempio, vive da anni una situazione complessa, fatta di ritardi, fondi insufficienti e scarsa visibilità. La cultura, che pure è uno dei motori principali di ogni comunità viva e rigogliosa, sembra essere la grande assente nel dibattito cittadino. Eppure, non possiamo permetterci di sottovalutare quanto essa sia fondamentale. Potenza è una città che ha un grande potenziale culturale e artistico, che custodisce bellezze storiche, tra- dizioni, patrimoni intangibili, e che potrebbe vivere di turismo culturale e creativo. Ma senza un forte investi- mento in questi settori, rischiamo di perdere un’occasione enorme. Perché, alla fine, sport, cultura e turismo sono tre motori che dovrebbero funzionare insieme, come le ruote di una stessa macchina. Lo sport può attirare giovani, promuovere benessere e socialità. La cultura può educare, ispirare, creare senso di appartenenza. Il turismo può valorizzare il territorio, portare risorse, stimolare l’econo- mia locale. Non è possibile pensare di puntare solo su uno di questi aspetti e trascurare gli altri. La città deve avere una visione complessiva, che metta in rete risorse e progetti, che coinvolga pubblici e privati, che sappia pianificare e agire con determinazione. Ecco perché l’esempio del Polo dello Sport deve diventare un modello anche per la cultura e per il turismo: un impegno serio, un piano concreto, un dialogo costante con la comunità. E qui si apre un altro fronte cruciale: il ripopolamento della città e la fuga dei giovani. Per troppo tempo Potenza, come molte altre città del Sud, ha visto i suoi ragazzi e le sue ragazze prendere la valigia e andare via in cerca di opportunità migliori, spesso al Nord o all’estero. Una diaspora che ha impoverito non solo demograficamente ma anche culturalmente e socialmente il territorio. Lo sport, la cultura e il turismo non sono solo set- tori economici o ambiti di svago: sono leve strategiche per tenere viva una comunità, per offrire ai giovani stimoli e speranze, per costruire un futuro che abbia senso rimanere a vivere qui. Un Polo dello Sport moderno e funzionale, un teatro che sia fulcro di iniziative culturali, un’offerta turistica integrata e di qualità sono esattamente gli strumenti per dare ai giovani un motivo in più per restare o tornare. Se vogliamo fermare la fuga, dobbiamo dare opportunità concrete, servizi adeguati, una qualità della vita che sappia competere con le grandi città. E questo non si ottiene con proclami o spot, ma con azioni concrete e una visione strategica che coinvolga tutte le parti della comunità. Sport, cultura e turismo possono essere quei tre grandi motori di una grossa nave che traghetti Potenza fuori dalla crisi demografica e sociale, verso un orizzonte di rinascita e crescita. Ma per farlo servono coraggio, capacità di progettare e, soprattutto, la volontà di fare squadra. Il modello “Macchia” è lì a dimostrare che quando c’è voglia e idee chiare, anche in un contesto difficile si può agire e ottenere risultati. Ora tocca alla città intera seguire quell’esempio, moltiplicando l’impegno, per mettere in campo un progetto che abbracci tutto: dallo sport alla cultura, dal turismo al lavoro, dal sociale all’istruzione. Senza questo salto di qualità rischiamo di restare inchiodati a discussioni sterili e a un presente che scorre via senza lasciare traccia. Con ironia si potrebbe dire che se il calcio ha già la sua stella, è ora che il teatro e il turismo indossino la propria corona, per una Potenza da non lasciare solo al pallone. Per- ché una città che sogna deve avere più di un solo sogno. Non possiamo più permetterci di vedere la cultura come un lusso e il turismo come un accessorio. Sono leve fondamentali per il futuro, strumenti di coesione sociale, generatori di lavoro e di benessere. La partita si gioca ora, e tutti siamo in campo: amministratori, cittadini, operatori culturali e turistici, associazioni, imprese. Serve una squadra coesa, capace di correre insieme, di sostenersi, di fare gioco di squadra. In questo senso, il Polo dello Sport non deve essere un’isola felice, ma la scintilla che accende un fuoco più grande. Un progetto che sappia includere, aggregare, far crescere la città in tutte le sue dimensioni. Il futuro di Potenza passa da qui: da unire sport, cultura e turismo, da costruire un’offerta che tenga insieme questi elementi, da mettere al centro le persone, soprattutto i giovani, che sono il cuore e la linfa di ogni rinascita. Dobbiamo smettere di pensare a compartimenti stagni e incomunicabilità. Serve una visione che sappia integrare, moltiplicare energie, rompere schemi e superare vecchie logiche. Potenza può essere una città che corre, sogna, crea e accoglie. Ma solo se lo facciamo tutti insieme, senza riserve, senza titubanze. E allora, mentre il Polo dello Sport prende forma e porterà nuova vita all’ex CIP-Zoo, prepariamoci a far decollare anche il Teatro F. Stabile e il turismo lucano. Perché Potenza merita di essere una città viva, dinamica, che non lascia indietro nessuno. Non restiamo a guardare: prendiamo in mano il futuro, con ironia, passione e quell’irriverenza che ci contraddistingue. Il viaggio continua, e stavolta è una corsa a tre: sport, cultura e turismo, insieme, per una Potenza più viva che mai.
Dino Quaratino
